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Di Pietro come Silvio: "E' regime"

Consulta, no al referendum sulla legge elettorale. Tonino: "Un piacere al Colle". Napolitano: "Insinuazioni volgari"

Di Pietro come Silvio: "E' regime"
La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sulla legge elettorale ritenendoli inammissibil. Niente consultazione popolare: il sistema elettorale non cambia, almeno per via referendaria, per la gioia di tutti i partiti (tranne quello di Di Pietro).  E il governo Monti è salvo.  Col primo veniva chiesto ai giudici di dichiarare ammissibile il quesito con cui si chiede l’abrogazione totale della legge elettorale studiata dall’ex ministro Roberto Calderoli, il cosiddetto 'Porcellum' che prevede liste bloccate e dunque toglie la facoltà agli elettori di esprimere una preferenza. Il secondo quesito chiede di eliminare, ad una ad una, le novità introdotte dalla stessa legge Calderoli alla precedente legge elettorale abrogata nel 2005, il cosiddetto 'Mattarellum', secondo un’espressione coniata dal politologo Sartori. Legge che, secondo i promotori del referendum, potrebbe ritornare se i cittadini scegliessero, per la maggior parte, di votare sì al referendum. Secondo quanto si è appreso, secondo i giudici costituzionali non ci sono "aspetti di merito rilevanti" nei due quesiti di illegittimità proposti dal comitato elettorale per abrogare la legge elettorale, e per questo sono stati ritenuti inammissibili. Ma secondo i giudici la legge Calderoli va comunque cambiata. Nella motivazione che verrà depositata nei termini di legge, la Consulta solleciterebbe comunque il Parlamento a cambiare il Porcellum.

La Consulta sta con Monti e spiazza la sinistra
Il videocommento di Pietro Senaldi su LiberoTv

Di Pietro: attentato alla democrazia - “L'idea di non permettere ai   cittadini che hanno raccolto le firme di svolgere un referendum è un   attentato alla democrazia”. Lo dice Antonio Di Pietro alla vigilia   del pronunciamento della Corte costituzionale sull'ammissibilità del   referendum sulla legge elettorale.  "La Corte costituzionale è addirittura arrivata al punto di impedire al popolo italiano di scegliersi quale legge elettorale vuole: una decisione che non ha nulla di giuridico né di costituzionale, ma è politica e di piacere al capo dello Stato e alle forze politiche della nuova maggioranza. E' tempo di scendere nelle piazze e passare a nuove forme di protesta contro questo scempio della democrazia".

Napoltiano contro Di Pietro: Negli ambienti del Quirinale si rileva che parlare, a proposito della sentenza odierna della Corte Costituzionale, come qualche esponente politico ha fatto, di "una scelta adottata per fare un piacere al Capo dello Stato" è "una insinuazione volgare e del tutto gratuita, che denota solo scorrettezza istituzionale".

Bersani: ora tocca al Parlamento - «Chi come noi ha dato un aiuto decisivo per la raccolta delle firme non può certo gioire per la sentenza della Corte, tuttavia la rispettiamo». Lo ha spiegato Pier Luigi Bersani, commentando le decisioni della Consulta sui referendum elettorali. «Leggeremo il dispositivo per farci illuminare. Adesso tocca al Parlamento agire -ha aggiunto il leader del Pd-. Noi abbiamo già depositato una nostra proposta. Siamo aperti ad una discussione con tutte le forze in un dialogo con la società. Certo è che non possiamo tenerci la legge che abbiamo, perchè in una situazione molto grave finiremmo per vedere accresciuto il distacco cittadini-istituzioni». Bersani ha concluso: «Da domani siamo impegnatissimi a portare a buon fine il processo di riforma della legge elettorale».

Possibili scenari - Se la Consulta avesse ammesso i due quesiti referendari, il governo Monti avrebbe avuto seri problemi a raggiungere il traguardo prefissato del 2013. Infatti i due maggiori partiti italiani, PD e Pdl, non hanno mai visto di buon occhio il ritorno al Mattarellum perché si sarebbe tornati ai mille partiti che infestavano la prima parte della Seconda Repubblica. Una frammentarietà politica che avrebbe inciso negativamente sulla governabilità del Paese. I due partiti di centrosinistra e centrodestra nel caso in cui fossero stati approvati i due quesiti avrebbero avuto due soluzioni davanti a loro. Mettersi a un tavolo e approvare una nuova legge elettorale prima del referendum oppure picconare il governo tecnico per andare al voto con l'attuale Porcellum che garantisce a chi vince i 2/3 della Camera. Una sorta di polizza sulla vita.

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Commenti all'articolo

  • liberopensiero77

    15 Gennaio 2012 - 10:10

    La tua tesi non regge: se i maggiori partiti vogliono trovare dei cavilli per far cadere il governo, lo possono fare quando vogliono, con o senza la sentenza della Consulta sul referendum riguardante la legge elettorale. La realtà è semplicemente un'altra, la Corte costituzionale ha ragionato in termini giuridici, come si vociferava già da alcuni giorni: se si andava a votare per il referendum c'era la forte possibilità che venisse soppressa la legge elettorale, creando un pericoloso vuoto normativo in caso di caduta del governo, perchè non era possibile (contraria alla giurisprudenza della stessa Corte) la "reviviscenza" della precedente legge elettorale. In Italia c'è il vizio di considerare sempre troppo politiche, se non addirittura partitiche, le sentenze della Consulta. Ne caso specifico poi è evidente che è il Parlamento che deve legiferare al più presto su una nuova legge elettorale e lo può fare prescindendo da qualsiasi referendum sulla legge in vigore.

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  • raffa.bera

    12 Gennaio 2012 - 23:11

    Di Pietro come Berlusconi: quando le decisioni della Corte accontentano sono il massimo della democrazia, altrimenti sono "deriva antidemocratica". E poi, che centra il Capo di Stato ? Troppo facile insinuare sempre complotti quando le cose non vanno nel verso che vorremmo. Se IDV ha le prove di un complotto chieda lo stato di accusa del Presidente, altrimenti ci eviti il solito polverone demagogico . Caro Di Pietro e IDV: le decisioni istituzionali si rispettano. Non si mina la credibilità degli organi costituzionali per questioni di bottega elettorale. E' con la politica che si deve agire per fare o modificare. Se non si hanno i numeri (cioè i voti) la strada è quella della proposta negoziata e della costruzione su di essa dei consensi necessari alla sua approvazione in Parlamento. Altrimenti ci si ponga l'obbiettivo delle elezioni anticipate e ci si muova di conseguenza. Da uno che ha firmato per i referendum invece di pretendere dai parlamentari ciò per cui sono stati eletti.

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  • Cattif.49

    12 Gennaio 2012 - 22:10

    Se la consulta avesse dato parere favorevole al referendum i partiti maggiori con ogni probabilità avrebbero trovato qualsiasi cavillo per far cadere ipso facto il tanto incensato governo Napolitano -Monti-Spread-Draghii-Direttorio francotedesco . Infatti il "porcellum" sotto sotto piace a tutti i segretari di partito che vogliono tenere in pugno i vari colonnelli e i sergenti . Gli unici che vorrebbero davvero cambiare e tornare al proporzionale sono i partitini con consensi da prefisso telefonico e l'immarcescibile Casini che pure con il suo 7-8% può essere determinante in ogni scenario . Ora comunque , al di là delle solite frasi di rito per noi sudditi impotenti e per i giornalisti , i nostri eroi tirano un bel respiro di sollievo e tornano a contare i loro emolumenti , a studiare i mezzi migliori per sfruttare l'occasione e pianificare al meglio il loro futuro prossimo e venturo .

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  • longhma

    12 Gennaio 2012 - 20:08

    Vederli litigare..... tanto, il Popolo Italiano chi lo ascolta ????? Occhio pero'...... che se si gira !!!!!

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