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Serve un piano B per salvare l’Italia dalla Germania

Basta trattative bilaterali: usciamo dal tunnel solo costringendo la Merkel ad abbandonare il rigore. Altrimenti andiamo al voto

Serve un piano B per salvare l’Italia dalla Germania

Ora s’accorgono che è in corso un attacco all’Europa e all’euro. Sono i guasti europei e della moneta unica ad avere attirato su di noi la tempesta. Al contrario di quanto ha sostenuto il professor Monti, e come si dimostra ogni ora di più, è la crisi dell’euro a scatenare la speculazione, non l’entità dei debiti pubblici a mettere in difficoltà l’euro. Così come si dimostra che andare appresso  non alla Germania, ma alla cieca debolezza di Angela Merkel, è un suicidio, sicché noi, lungi dal volere diventare tedeschi, dovremmo chiarire a quel governo che o loro si sentono europei, e la piantano, o la rottura sarà non solo inevitabile, ma già messa nel conto dai mercati. Il nostro governo ha sbagliato politica, il ricorso al commissariamento democratico non ha risolto nulla, semmai ha aggravato la situazione. Ora si pone un quesito: il governo ha un piano B, alternativo alla speranza che i tedeschi cambino politica? Posto che il Fondo Monetario Internazionale è alle porte, lo facciamo entrare per potere restare al giogo tedesco? Se questa è la prospettiva meglio far cadere il governo, chiamare le elezioni e far venire l’apocalisse, perché sarà meno distruttivo di quel che ne conseguirebbe.

LE POSSIBILITA'

Il presuntuoso incapace dell’Eliseo ha minuziosamente costruito la sconfitta della Francia. Regolare quel conto è compito degli elettori francesi. Sarebbe tragicomico, però, se l’atteggiamento di quel governo non cambiasse. Per questa ragione io, che resto un europeista, che vedo avvicinarsi l’esplosione dell’Unione, credo ci sia una strada da battere: ricorrere immediatamente alla collegialità, archiviando per sempre le inutili trovate bilaterali. Dopo di che, ci sono tre possibilità: a) la Germania capisce, valuta che sta viaggiando verso il risorgere d’incubi storici, quindi cambia atteggiamento, consentendo la federalizzazione del debito; b) la Germania non capisce, ma gli altri la mettono esplicitamente in minoranza; c) la Germania non desiste e conserva alleanze vincenti, compresa quella di francesi affetti da un gaullismo per polli. Nel primo caso vince la ragione. Nel secondo vince l’Unione europea. Nel terzo meglio prendere atto che il sogno è finito e che i soldi del Fondo dovremo utilizzarli per i fatti nostri. Per fare concorrenza, non per fare un piacere ai tedeschi e alle loro banche. Per far valere il nostro valore geostrategico, per usare la sponda atlantica, per ancorarci all’Occidente, contro un’Europa che scivoli verso l’impero germanico. La signora Merkel porta la responsabilità di aver fatto risorgere questo genere di problemi. La storia sarà impietosa con lei, ma sono certo che anche i tedeschi, i nostri odierni concittadini europei,  la puniranno, se solo gli altri europei non si mostreranno proni alle sue politiche. Battono ore decisive, per noi e per l’Europa.

GOVERNI INCAPACI
Il nemico, adesso, non sono le agenzie di rating (anzi, sono troppo buone, perché con l’euro e l’Europa di oggi il debito pubblico è insostenibile), ma l’incapacità dei governanti europei. I nostri compresi. Rallegrarsi per la discesa di qualche punto è segno di collettiva demenza, visto che lo si deve non ai decreti o alle sceneggiate, ma ai quattrini pompati dalla Banca centrale europea. Destinati a esaurirsi in fretta, senza un’immediata maggiore integrazione politica. Battono ore in cui nessuna decisione è tecnica. Gli italiani, per stare in casa nostra, non possono delegare l’ipoteca del prossimo ventennio a chi non hanno mai delegato. La crisi dell’euro distrugge l’Unione europea, evitiamo che vada distrutto anche quel che resta della nostra democrazia. Gli elettori hanno diritto di sapere. E di decidere. Scelta difficile, momento drammatico, ma non occultabile sotto una specie di risorgenza monarchica, propiziante un governo luogotenenziale. Tale finzione è finita nel momento in cui è finita l’illusione che l’occultismo istituzionale, coniugato con l’incubo fiscale, possa incantare i mercati.

di Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it

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Commenti all'articolo

  • vin43

    16 Gennaio 2012 - 19:07

    Credo fermamente nel detto: «Non tutti i mali, vengono per nuocere». Per noi è un momento di riflessione, di presa di coscienza della realtà in cui ci troviamo. Merkel e non Merkel non possiamo più permetterci di agire così come abbiamo sin ora. Stiamo mettendo i puntini sulle i. Stiamo vedendo, dove e quanto si spreca. Notiamo che molte ingiustizie, molti soprusi derivano da incompetenza, incomprensione e sopratutto da faziosità. Dobbiamo, prima di tutto, darci NOI una regolata. Deve sparire la mentalità del «Tanto peggio, tanto meglio» e soprattutto «Oggi a te, domani pure». Se lo vorremo, veramente, saremo i migliori di tutti.

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  • gianni modena

    16 Gennaio 2012 - 03:03

    credo che se questa è la situazione , l'unica soluzione possibile resti l'uscita dall'Europa della tecnocrazia e della Merkel , creare una nuova moneta , e non pagare la parte di debito pubblico nelle mani di banche tedesche e francesi e investirli nel rilancio della nostra economia .

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  • dinumby

    15 Gennaio 2012 - 23:11

    Il piano era e rimane solo uno togliere l'Italia dalla speculazione,bisognava reimpossessarsi del nostro debito,e quello sì doveva essere fatto dal governo,anziche' bloccare ancora di piu' l'economia invitando qualche azienda ancora produttiva a fare armi e bagagli e andarsene in qualche paese dove conviene ancora spaccarsi le ossa,doveva costringere tutti coloro che naturalmente potevano impossessarsi di un titolo di stato ai quali veniva garantito un tasso dell'1%.Il resto sono solo chiacchiere che porteranno il nostro paese dritto in un burrone.

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  • eureka.mi

    15 Gennaio 2012 - 21:09

    Primo: ringraziamo Prodi per la venuta dell'euro e del suo cambio; Secondo: questi sono i risultati per aver troppo ossequiato Germania e Francia.

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