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Liberalizzazioni in aula: gelo tra Monti e partiti

Il premier da Tripoli: "Dobbiamo sentirci più italiani, basta categorie. Le camere non facciano variazioni al dl". Crosetto (Pdl): "Inaccettabile"

Liberalizzazioni in aula: gelo tra Monti e partiti

Un avvertimento fuori dai denti ai partiti: il dl liberalizzazioni non si tocca. Mario Monti, in viaggio lampo in Libia, trova il tempo di fare il punto sulla "fase crescita" chiarendo che "il parlamento è sovrano ma sconsiglieremmo di fare variazioni che dovessero far venir meno la logica di insieme", con buona pace di Pdl, Pd, Lega tutti critici anche se in misura variabile. "Il decreto è un provvedimento complesso così com'è, corposo e incisivo - spiega il premier da Tripoli all'indomani del consiglio dei ministri fiume di 8 ore che ha partorito il testo -, ha una sua logica di insieme che noi, come governo illustreremo al Parlamento e ai partiti".

Interesse nazionale - "E' normale che si abbia voglia di fare di più magari se chi lo dice auspica che questo accada in settori cui non appartiene, spingendo invece a fare di meno nel settore di appartanenza", continua il professore toccando uno dei tasti dolenti: "settore di appartenenza" significa categoria. E quasi tutte hanno protestato, protestano e protesteranno veementemente con le misure del governo. "Spesso in Italia ci sentiamo più membri di una categoria e di una corporazione che cittadini italiani - ha chiosato Monti -. Però nei momenti di difficoltà dobbiamo sempre piu sentirci cittadini italiani. E ora che, siamo in un momento di difficoltà, sono certo che anche questa volta questo sentimento prevarrà". Un richiamo al parlamento e al "senso nazionale", quello del presidente del consiglio, che non va giù a Guido Crosetto, deputato Pdl assai critico col governo: "Io continuo ad avere rispetto per il presidente Monti, anche se non sono iscritto al club dei suoi adoratori a prescindere, ma non è accettabile che lui si permetta di dire che sarebbe opportuno che il Parlamento non toccasse il decreto. Il Parlamento ha il diritto democratico ed il dovere di migliorarlo, se vorrà e potrà. E gli ricordo che lui occupa il posto di Presidente del Consiglio solo perché ha ricevuto la fiducia dal Parlamento che oggi sembra disprezzare con affermazioni difficili da capire ed accettare".

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  • CICCI1938

    23 Gennaio 2012 - 11:11

    Tutti abbiamo sentito che circa due ore prima che il Bocconiano comunicasse le liberalizzazioni,il suo padre putativo,Napolitano,ha detto che erano ben fatte.Ora ci chiediamo,come faceva "l'Uomo della Provvidenza"a conoscerle se Monti in conferenza stampa ha detto che veniva direttamente dal consiglio dei ministri appena terminato?La mia personale convinzione, vedendo il via vai di Monti tra palazzo Chigi ed il Colle, è che non solo Napolitano le conoscesse già ma che abbia partecipato lui stesso alla stesura. Del resto lo sanno tutti che Monti non muove foglia che Napolitano non voglia. Bel servo.

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  • franziscus

    22 Gennaio 2012 - 23:11

    fino ad ora hanno fatto finta di litigare fra loro tanto per imbrogliare gli elettori e intanto si sono "magnati" tutto quello che hanno potuto. Mandali tutti quanti afc e vai avanti con le riforme !

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  • giornali

    22 Gennaio 2012 - 19:07

    Certo è che proprio il PdL che dovrebbe avere le liberalizzazioni nel DNA, si è guardato bene dal farne, troppo occupato a difendere interessi corporativi - in primis farmacisti e notai. E adesso sbraita contro Monti, il quale è lì proprio per recuperare almeno un po' del tempo perduto, per sua fortuna senza la spada di Damocle dei sondaggi. Vada avanti, Monti, e il PdL impari qualcosa, se può, a partire da una bella e radicale pulizia all'interno del partito, espellendo tutti gli opportunisti messi là solo per difendere se stessi e i corrotti, mafiosi e semi- (o totali) delinquenti che lo popolano.

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  • promanin

    22 Gennaio 2012 - 18:06

    I due protagonisti di questo golpe dovrebbero ricordarsi che: il sig. Monti che è un presidente del consiglio che non ha mandato popolare; il sig. Napolitano che è stato eletto in modo risicato e quindi non è il presidente di tutti gli italiani.

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