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Monti va avanti sull'articolo18 "In Italia serve più mobilità"

Il premier: sulla trattativa sono fiducioso, i negoziati partono sempre in salita. Obama sta apprezzando gli sforzi che stiamo facendo

Monti va avanti sull'articolo18  "In Italia serve più mobilità"

Il Presidente del Consiglio, Mario Monti, in un'intervista al Tg1, dichiara di essere "fiducioso" sul negoziato in materia di lavoro. Il premier spiega quali sono i passi da seguire per attuare un'ottima riforma. Prima cosa da fare è "creare occupazione in Italia, produrre in Italia deve diventare una cosa più competitiva". Secondo passo "occorre che la protezione delle persone nel mercato del lavoro non diminuisca ma diventi più equilibrata e con una protezione meno concentrata sul singolo posto di lavoro e più concentrara sul singolo lavoratore, quindi con una esigenza di mobilità nel tempo - spiega Monti - Quindi c'è un obiettivo di efficienza ed un obiettivo di maggiore equità sociale". Alla domanda se il negoziato parte in salita il premier risponde "I negoziati soprattutto su questa materia è difficile che partano in discesa, perchè altrimenti non dovrebbero avere luogo, ma io sono certamente fiducioso".


Visita in Usa
-  "Spero di portare alla Casa Bianca un’Italia, non solo tradizionalmente e sempre più ancorata in un rapporto di grande amicizia reciproca con gli Usa, ma anche un’Italia di cui gli Stati Uniti stanno apprezzando gli sforzi che, con la guida del Governo e la grande partecipazione di tutto il Paese, l’Italia sta facendo". Lo afferma al Tg1 il Presidente del Consiglio Mario Monti, sul prossimo incontro con Barack Obama alla Casa Bianca.

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Commenti all'articolo

  • dubhe2003

    28 Gennaio 2012 - 18:06

    ART. 18. - Reintegrazione nel posto di lavoro. Ferma restando l'esperibilità delle procedure previste dall'art. 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice, con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'art. 2 della legge predetta o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Il lavoratore ha diritto al risarcimento del danno subito per il licenziamento di cui sia stata accertata la inefficacia o l'invalidità a norma del comma precedente. In ogni caso, la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione, determinata secondo i criteri di cui all'art. 2121 del codice civile. Il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al comma precedente è tenuto inoltre a corrispondere al lavoratore le retribuzioni dovutegli in virtù del rapporto di lavoro dalla data della sentenza stessa fino a quella della reintegrazione. Se il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso servizio, il rapporto si intende risolto. La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro. L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'art. 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile. L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa. Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'art. 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo camma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore.

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  • pietropappa

    28 Gennaio 2012 - 17:05

    cominciamo con quei dipendenti pubblici che timbrano e se ne vanno a fare la spesa o a bersi il caffè. lasciamo a casa questi e assumino persone che hanno voglia di lavorare, e basta con questi cavoli di sindacati di sx che li tutelano sempre,vanno licenziati subito

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  • imahfu

    28 Gennaio 2012 - 14:02

    Il testo che commentiamo non é lontanamente art.18. La mobilità é ben altro a meno di non intendere per mobilità il diritto del datore di lavoro di dire' mi stai antipatico, vattene'' oppure (là ci sono certezze che ho sperimentato sulla mia prole): ''c'é chi fa il tuo lavoro con una mezza scodella di riso per retribuzione'' ( riso evidentemente cinese ). La giusta causa necessaria per licenziare (oltre le necessità economiche e il giustificato motivo che la legge ammnette) é il nocciolo di un contratto, quello che la legge protegge. Si dice (sottile imbroglio) ''ma all'estero...''. All'estero, laddove non esiste 'le licenciement sans cause' (francia), c'é una penale talmente dissuasiva che l'art.18 é nulla a confronto.Quindi l'abolizione dell'art.18 serve a diminuire la paga (come se fosse chissa' cosa), é il via libera alla vessazione (non escluso 'o me la dai o te ne vai) e all'aumento delle ore gratuite lavorate. Finiamola con l'art.18: pura ignoranza diffusa.

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  • bellissimo

    28 Gennaio 2012 - 14:02

    Ha ragione. Bisogna che tutti i disoccupati,i cassintegrati ,forconi ecc. si possano spostare all'occorrenza dove il mercato più li richiede. Mah!

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