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"Berlusconi ha già deciso: Monti? Cadrà a marzo"

Calderoli si sbilancia: "Se il Cav non lo farà l'alleanza con la Lega finirà per sempre". E mezzo Pdl tifa per la spallata

"Berlusconi ha già deciso: Monti? Cadrà a marzo"

Roberto Calderoli dice di non avere dubbi: «Silvio Berlusconi per le idi di marzo farà cadere il governo, ne sono convinto». Una data, quella del 15 marzo, di cui aveva già parlato Umberto Bossi, qualche giorno fa, lanciando l’ultimatum a Silvio Berlusconi: «Mi avevi detto che avremmo festeggiato le idi di marzo insieme...». I padani prevedono che il Cavaliere farà lo sgambetto al governo tra un mese e mezzo e, se così non fosse, minacciano di abbandonare per sempre il pdl al suo destino. «Se non vuole fare harakiri Berlusconi deve staccare la spina al governo perché è di sinistra e sta colpendo l’elettorato di centrodestra», ha detto ieri l’ex ministro per la Semplificazione. «Se non lo farà, alle Amministrative andremo da soli». Il che significa, sondaggi alla mano, sconfitta sicura del centrodestra al Nord. Dodici Comuni capoluogo su 19 rischiano di passare da centrodestra a centrosinistra. Un risultato che sarebbe soltanto prologo di quello alle Politiche del 2013: «Se andremo da soli alle Amministrative, le nostre strade si divideranno per sempre», ha aggiunto il coordinatore delle segreterie della Lega.

Il Carroccio prova così a forzare la mano di Berlusconi, approfittando della spaccatura del suo partito. Dalla divisione dei pidiellini tra “falchi”, che vorrebbero il voto subito, e “colombe”, disposte a sostenere il governo tecnico fino a fine legislatura, la Lega ha soltanto da guadagnare. In occasione del voto sullo “Svuotacarceri” e sulla mozione per l’Unione europea,  infatti, molti parlamentari berlusconiani hanno votato insieme ai padani testi fortemente critici contro l’esecutivo. La crisi dell’esecutivo del Cavaliere e il successivo appoggio al governo di Mario Monti  ha fatto saltare i vecchi schemi dentro il Pdl, superare le vecchie correnti: addirittura dentro gli ex an, i più critici nei confronti del governo, si registrano sensibilità diverse. Se, per esempio, il coordinatore Ignazio La Russa è per il voto subito, il prima possibile, Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, frena. E giusto ieri ha convocato un tavolo con gli altri partiti sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale: un lavoro per il quale servono mesi. «Sono per andare al voto», getta la maschera Gianfranco Rotondi. «Ma non voterò contro Monti, perché seguo l’indicazione di Berlusconi. La gerarchia in politica non è uno sfizio e, dunque, le decisioni sono del leader», aggiunge l’ex ministro.
 
Poi ci sono gli attendisti, quelli che ragionano su una strategia di medio termine e sono disposti ad attendere il termine della legislatura, come il segretario Angelino Alfano e molti ex ministri. «Il Pdl ha fatto una scelta di responsabilità e sta sostenendo il governo Monti in scelte difficili, anche impopolari. Lo sta facendo con convinzione», conferma Stefania Prestigiacomo. «Certamente discutiamo al nostro interno e siamo  consapevoli che viviamo una fase politica difficile», aggiunge l’ex ministro dell’Ambiente. «Sicuramente sarebbe più semplice oggi cavalcare le proteste, ma io credo che gli italiani comprenderanno e premieranno chi ha messo davanti a tutto l’interesse  del Paese», conclude Prestigiacomo. Una posizione, questa, che è la stessa di Berlusconi. Assorbito dai processi, turbato dalla precipitazione dei rapporti con «l’amico Umberto» Bossi, il Cavaliere resta convinto che «non si può causare una crisi ora, nessuno capirebbe».

Nel mezzo, tra falchi e colombe, ci sono - numerosissimi - coloro che hanno intenzione di incidere sulla politica del governo e, di conseguenza, intervenire sulle sue decisioni con iniziative parlamentari. «Il Pdl è il partito della modernizzazione e delle riforme, oltre ad essere il partito di maggioranza nel Paese», dice Anna Maria Bernini, ex ministro per le Politiche comunitarie. «Finché il governo farà proprie le nostre idee e i nostri programmi troverà in noi un convinto e leale appoggio», sottolinea. Sulle liberalizzazioni, per esempio, c’è molto da cambiare. «La strada è ancora lunga. E rappresenta un percorso obbligato rendere vere ed incisive le liberalizzazioni e sprigionare la crescita attraverso la riforma del mercato del lavoro», aggiunge Bernini. I pidiellini presenteranno le loro proposte anche sulla riforma del lavoro. E c’è chi si dice pronto a non votarla, qualora non fosse «soddisfacente». L’idea è quella di una specie di opposizione a corrente alternata, su singoli provvedimenti.

A Calderoli potrebbe non bastare. Proprio lui, che negli anni scorsi teneva i rapporti tra Carroccio e Colle, ieri è andato all’attacco del Capo dello Stato. «Napolitano ha accolto il decreto sulle semplificazioni che contiene le stesse norme che ieri non potevano essere urgenti e necessarie. Si tratta di due pesi e due misure. Oggi sono decreto perché firmate da Monti e non da Berlusconi», accusa. Renato Brunetta condivide: «Ha ragione», dice l’ex ministro della Pubblica Amministrazione, «Napolitano ci impedì di agire per decreto». Perché? Il leghista lo dice chiaro e tondo: «C’era un disegno per farci cadere».

di Paolo Emilio Russo

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Commenti all'articolo

  • tontolomeo baschetti

    30 Gennaio 2012 - 15:03

    Sono d'accordo con te e dirò di più: se lo buttano giù, Bersani vince le elezioni, se lo tengono su, Bersani vince le elezioni.

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  • girnava

    30 Gennaio 2012 - 15:03

    Se Berlusconi fa cadere Monti alle elezioni anticipate voterò per la sinistra! Chiaro?

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  • ermanno13

    30 Gennaio 2012 - 12:12

    Ma cosa volete tornare al governo per fare? Un altro falò che ha solo aumentato l'inquinamento dell'aria che respiriamo senza semplificare un bel niente? Il consiglio che vorrei darvi come elettore del nord e di centrodestra è quello di starvene tranquilli in disparte senza fare ulteriori danni.

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  • albertodalecco

    30 Gennaio 2012 - 12:12

    Tanti come me, ex elettori Lega, non andranno a votare. Parliamoci chiaro, noi non rimpiangiamo Berlusconi, a prescindere dal fatto che il governo Monti non ci soddisfi su diversi punti, come la mancanza dei tagli degli sprechi, specie in Sicilia o al Sud in generale. Calderoli ci ha stancati: anche se dicesse cose giuste, ormai ci disgusta.

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