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Socci: Pdl al governo per salvarsi

L'editorialista su Libero: "Il partito in un vicolo cieco, ora deve tornare protagonista. Monti premier, ministri politici"

 Socci: Pdl al governo per salvarsi
«I partiti italiani ce la faranno a uscire dalla condizione di irrilevanza - vorrei dire d’inutilità - in cui li sta precipitando la presenza del governo Monti?». Così iniziava ieri sul Corriere della sera, l’editoriale di Ernesto Galli della Loggia che volava alto e poi concludeva saggiamente: «È tempo che la politica, facendo sentire di nuovo la propria voce, torni a parlarci della nostra (patria)».

Ma come fare? Consideriamo lo schieramento che vinse le elezioni. Il centrodestra oggi, nei sondaggi, è in picchiata. E il motivo - considerata la sua uscita di scena e la sua attuale evanescenza - è chiaro. Così le prospettive future sono nere, perché il Pdl è obbligato a scegliere fra la peste e il colera. Sembra che possa decidere solo «come» morire. Infatti se sostiene il governo Monti è condannato alla fine (sia in caso di successo dell’esecutivo, che in caso di insuccesso). Se decide di mollarlo peggio che mai. Rischia il linciaggio. Eppure una via d’uscita c’è. Una sola. E - quel che conta - è anche la strada migliore per il Paese, perché bisogna smetterla di parlare per schieramenti e ragionare invece in vista dell’interesse nazionale, del famoso bene comune.

Tale via d’uscita è questa: verso marzo, quando non saranno più possibili elezioni anticipate, si dichiari finita la fase uno del governo tecnico, quella che doveva gestire l’emergenza finanziaria, si mandino a casa tutti gli improbabili personaggi chiamati a fare i ministri (mai votati da nessuno) e - tenendo ferma la presidenza Monti (eventualmente anche il ministro Passera, a certe condizioni) - si vari un governo politico fra i partiti che sostengono l’esecutivo. Un governo cioè espresso da Pdl, Pd e Udc, costituito da persone che abbiamo votato e che si ripresenteranno davanti al verdetto dell’elettorato. Cosicché i partiti riprendano nelle loro mani le responsabilità affidate loro dagli italiani. E mettano la faccia sulle scelte del governo, non essendo più accettabile che le votino di notte in parlamento e le critichino di giorno sulle piazze.

Questa svolta serve anzitutto a ristabilire una sana fisiologia della democrazia in vista di una decente restaurazione della sovranità nazionale (perché l’emergenza democratica, anche relativa alla nostra indipendenza, è più grave - nella situazione attuale di sottomissione alle entità soprannazionali - di quella economica). Sarebbe un segnale politico di stabilità che avrebbe effetti positivi anche per i mercati, costringendo i partiti a fare il loro mestiere che è anche quello di armonizzare gli interessi. Se infatti bisogna riconoscere al governo Monti il merito - almeno ad oggi - di aver allontanato la catastrofe finanziaria, bisogna però constatare che - contrariamente agli altisonanti richiami quirinalizi alla coesione nazionale - l’attuale esecutivo ha fatto esplodere il Paese, mettendo gli uni contro gli altri e alimentando conflitti laceranti fra gli italiani.

Occorre una svolta politica che sappia riprendere i fili del dialogo fra categorie, corporazioni, classi sociali, aree geografiche ed eviti l’esplosione. Questo ridarà dignità anche alla politica e ai partiti che rischiano di essere travolti dal vento dell’antipolitica, il quale - combinato alle tempeste finanziarie, mosse da forze anonime e sovrannazionali - potrebbe portare anche alla fine della democrazia. Si dirà: com’è possibile mettere insieme Pd e Pdl? Primo: volenti o nolenti Pd e Pdl sono già insieme (e la mozione sull’Europa già prefigura un dialogo politico e una convergenza sui grandi temi dell’interesse nazionale).
Secondo: siamo sicuri che sia poi così difficile mettere d’accordo Alfano, Enrico Letta e Casini? Vi sembrano poi tanto lontani? Terzo. Il «chiamarsi fuori» di Berlusconi (che ha sorpreso tutti) ha tolto ogni alibi alla mediocrità politica di questi anni che aveva trasformato tutto in una lotta tribale pro o contro il Cavaliere.

Quarto. La svolta è imposta dalla realtà. O così o la fine. Deriva dal fatto che il mondo è completamente cambiato: come il 1989 segna la fine del comunismo (in Europa), il 2008 segna il crollo del muro di Wall Stree”, ovvero della supremazia della finanza senza regole, che sta distruggendo le economie e lo stesso sistema capitalista (all’interno del quale l’Unione europea è il vaso di coccio, che a sua volta ha dei vasi ancor più fragili, di cristallo, come l’Italia). È bene che questa svolta venga capita e metabolizzata prima possibile e da tutti altrimenti il prezzo che pagheremo sarà gravissimo e le responsabilità pesantissime. Dovrebbe capirlo anche il Pd. Gli basterà guardare alla Germania dove la Spd, l’antica e nobile socialdemocrazia tedesca, ha appena dichiarato all’elettorato che nella prossima campagna elettorale il suo avversario non sarà il cancelliere democristiano Angela Merkel, ma la finanza. Prospettando con ciò anche il ritorno a quella Grosse Koalition che dal 2005 al 2009 ha posto le basi dell’attuale solidità economica di quel Paese.

Certo, non si tratta di una prospettiva permanente né per la Germania, né per l’Italia, dove un tale governo avrebbe circa un anno di tempo per ricostruire alcune cose che vanno ricostruite e soprattutto per varare una politica condivisa sull’abbattimento del debito pubblico (che è già di per sé un obiettivo condiviso). Che sia questa una strada obbligata, imposta dalla realtà perché siamo in guerra, lo dimostrano i «conciliaboli semi segreti» - come li chiama Giuliano Ferrara - in corso fra i partiti che sostengono il governo. Quello che manca è forse la consapevolezza culturale dei tempi che viviamo, la quale permetterebbe di portare alla luce del sole quei conciliaboli e di parlare al Paese spiegando cosa sta accadendo nel mondo.

Per acquisire questa consapevolezza culturale il centrodestra ha un’occasione preziosa: il libro, fresco di stampa, di Giulio Tremonti: «Uscita di sicurezza». Tremonti, ha un pessimo carattere, ha creato forte malumore, come ministro, nel centrodestra e ha fatto i suoi errori. Ma resta un’intelligenza lucidissima: la diagnosi del libro sulla peste della grande «bisca» (la speculazione finanziaria) è perfetta. E aiuta il centrodestra a capire i tempi nuovi.

Ma un’altra voce - al di sopra della parti - si è alzata in questi giorni e può far riflettere tutte le parti in causa. È la voce del cardinale Bagnasco che nella prolusione tenuta alla Cei ha svolto un ragionamento accorato e prezioso, nella stessa direzione. Ripropongo solo due dei suoi pensieri: «Il capitalismo sfrenato (cioè il predominio della speculazione senza regole, nda) sembra ormai dare il meglio di sé non nel risolvere i problemi, ma nel crearli, dissolvendo il proprio storico legame con il lavoro».

Inoltre «(vi sono) coaguli sovrannazionali talmente potenti e senza scrupoli, da rendere la politica sempre più debole e sottomessa. Mentre invece dovrebbe essere decisiva, se la speculazione non avesse deciso di tagliarla fuori e renderla irrilevante, e quasi inutile. Ed è quel che sembra accadere sotto gli occhi attoniti della gente».

Il cardinale denuncia l’inaccettabilità di una speculazione finanziaria che - dopo aver portato il mondo a un passo dal baratro - salvata dagli stati oggi gioca «sulla vita degli uomini e dei popoli. Al di là di ogni ventata antipolitica» ha aggiunto il presule «va detto che la politica è assolutamente necessaria, e deve mettersi in grado di regolare la finanza perché sia a servizio del bene generale e non della speculazione. Non è possibile vivere fluttuando ogni giorno nella stretta di mani invisibili e ferree, voluttuose di spadroneggiare sul mondo. Sembra, invece, che i grandi della terra non riescano ad imbrigliare il fenomeno speculativo; che giochino continuamente di rimessa, sperando ogni volta di scamparla alla meno peggio».
L’Italia può dare un segnale di riscatto. Spetta ai partiti «risalire su quella nave».

di Antonio Socci

www.antoniosocci.com

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    02 Febbraio 2012 - 15:03

    Egli è soltanto una persona molto furba e intelligente che visto che in Italia la politica, escluso la prima parte della liberazione dakl frascismo, i rappresentanti ideologici, dopo una dura lezione di vita, svolsero il loro ruolo con alta dignità e rispetto ma, dopo qualche decennio, la politica è diventata una impresa, come quella edilizia o delle pulizie o commerciale ed allora, tutti si sono dati da fare per farso soltanto gli affari propri. Es. l'Agenzia delle Entrate faccia una indagine conoscitiva di quanto denaro e proprietà immobiliari avevanio sia tutti gli eletti nelle istituzioni e quanto hanno oggi. 'indagine deve riguardare anche i familiari perrchè, a Roma, ci sono migliaia di strozzini cdhe risultano poveri mentre sia i prestanome che i familiari di costoro detengono delle proprietà e così fanno anche gli eletti. Per ritornare a bomba, il Berlusca nella politica ha creato un'altra azienda come quella televisiva.,

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  • dicocomelapenso

    01 Febbraio 2012 - 19:07

    partito di centro-destra o il Duce? non mi è chiaro quello che lei vuole.

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  • AG485151

    01 Febbraio 2012 - 19:07

    Non fanno fare a Monti le cose che loro non sono riusciti a fare per ragioni interne ( casini , fini , lega , pochezza propria , .... ) e per ragioni esterne ( corte costituzionale , colle , referendum , terremoto , crisi internazionale , .....). Se alzassero la voce e le pretendessero e lui non le facesse sarebbe accettato da chiunque che andasse a casa. Invece fanno le primarie a Frosinone , pensano che alle prossime forse no lega e si Casini , ma non a costringere il governo a fare le riforme strutturali.Sono addormentati su sè stessi.Sono annebbiati.Sono rinco del tutto.

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  • enio rossi

    01 Febbraio 2012 - 17:05

    Ma Ezra Pound non diceva, con grande preveggenza, sembra, che " i politici sono i camerieri dei banchieri"? Quindi perchè stupirsi di quel che accade? Anzi molta gente ritiene che sia ora di fare un governo di tecnici (ottimati?) e lasciare solo pochi politici (un centinaio al max) a rappresentarci in parlamento. Così vanno a finire le cose se i due partiti di dex e sin si fanno guerre di religione.

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