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La Fornero dribbla i sindacati "Avanti anche senza di voi"

Lavoro, tavolo a Palazzo Chigi. Ministro: "Tempi ristretti". Marcegaglia: "Il posto fisso non esiste più, prenderne atto"

La Fornero dribbla i sindacati "Avanti anche senza di voi"

Si è aperto giovedì mattina a Palazzo Chigi il tavolo tra il governo e le parti sociali per la riforma del lavoro. E il ministro Elsa Fornero, come già capitato in altre occasione, non ha rinunciato a partire col botto, con una presa di posizione-monito nei confronti dei sindacati: "Con le parti sociali - ha detto - il dialogo è aperto e sul treno delle riforme noi ci auguriamo di salire tutti insieme. Ma il governo è pronto a salirci anche da solo, perché la riforma è occasione da non perdere per uscire dall'impasse attuale". Poi, il ministro del lavoro ha precisato che l'esecutivo "risponderà e verrà giudicato solo dagli italiani, che hanno subito esclusioni e non hanno avuto prospettive appiattendosi su precarietà e basse aspirazioni". Quindi ha precisato: "Abbiamo due vincoli: quello delle risorse e quello del tempo, dobbiamo chiudere entro due o tre settimane al massimo". A stretto giro, la replica dei sindacati, per bocca del segretario della Cisl Raffaele Bonanni: "Il governo abbassi i toni e non ci sfidi, o perderà l'Italia". Il confronto è appena all'inizio, il prossimo tavolo dovrebbe riunirsi tra una decina di giorni.

Pensioni, la riforma non si tocca" - Secondo le indiscrezioni che trapelavano nel corso dei lavori, al tavolo la Fornero avrebbe detto: "La riforma delle pensioni non si tocca. Non voglio essere arrogante, ma ha determinato la riduzione dello spread". E ancora, sul tema del lavoro, ha puntualizzato: "Vogliamo distinguere tra flessibilità buona e cattiva, in entrata e in uscita e realizzare un'uniforme distribuzione delle tutele sia nei segmenti del lavoro sia nel ciclo di vita della persona". Secondo la Fornero si tratta di due obiettivi che vanno nella direzione di "rafforzare la posizione dei lavoratori". In parallelo, il ministro dello Sviluppo, Corrado, Passera, intervistato dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro, ha spiegato che la flessibilità in uscita è un tema che deve essere affrontato e che l'articolo 18 è uno degli argomenti all'ordine del giorno.

Marcegaglia: "Posto fisso non esiste più" - La leader di Confindustria, Emma Marcegaglia, al termine dell'incontro ha sottolineato che "i mercati finanziari, gli istituti internazionali, la commissione europea e gli investitori aspettano di vedere come faremo questa riforma del mercato del lavoro, elemento essenziale per capire la capacità di cambiamento di questo governo e anche del paese". Sull'articolo 18, la numero uno di viale dell'Astronomia ha spiegato che "è un tema sul tavolo e lo sosteniamo. Penso che nella situazione in cui siamo il posto fisso come tale non c'è più e dobbiamo prendere atto". Sulla battuta di Monti ("il posto fisso è noiso") Emma ha commentato: "Penso che il premier lo dicesse nella logica per il giovane di fare più esperienze, di creare più professionalità". Sui tempi del varo della riforma ha spiegato che "l'impegno che il governo ha preso con la Commissione europea mi pare sia enrto fine marzo. Il ministro Fornero - ha aggiunto - ha detto che ci vorranno ancora due o tre settimane, ma se ce ne vorranno quattro non credo che cambi molto". La Marcegaglia ha poi sottolineato che "è ragionevole che il governo cerchi il maggior consenso tra le parti, ma che poi vada avanti comunque. Faremo tutti gli sforzi possibili per lavorare e avere, su alcuni punti, l'accordo tra tutte le parti. Ci sono alcuni punti complicati ma proveremo".

Camusso: "Non benissimo" - Al termine dell'incontro con l'esecutivo, la segretaria della Cgil, Susanna Camusso, ha spiegato: "Il Governo ha l'intento di ragionare sulle precarietà, a partire dalle partite Iva. C'è una flessibilità cattiva che noi chiamiamo precariato". Poi ha aggiunto: "Sull'equità non siamo andati benissimo, sulla crescita per ora ci sono stati soltanto annunci". La segretaria ha spiegato che "dobbiamo apprezzare, pur usando condizionali obbligatori, l'intento del governo di voler lavorare per fare un accordo".

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Commenti all'articolo

  • uffa

    01 Marzo 2012 - 09:09

    Ribadisco che in ITALIA impedire il licenziamento senza giusta casusa lo ritengo assolutamente giusto. Ritengo altrettanto giusto che la libertà di impresa venga tutelata. Ho sempre sostenuto inoltre che bisogna ragionare meglio sulle possibili cause (quindi giuste) che portano l'azienza a lienziare, dando di fatto maggiore flessibiltà al mercato. Sono convintissimo che bisogna mettere al centro del lavoro la professionalità e la formazione. E' necessario un meccanismo, presente nei paesi virtuosi, dove non è presente l'art. 18, tale da permettere una rapida ricollocazione al lavoratore che perde il lavoro, in questi paesi la retribuzione è più alta che da noi e quindi il lavoratore italiano va allineato anche nel salario. I lavativi vanno identificati e allontanati, bisogna produrre, essere utili. L'art. 18, caro "piccioncino" se il paese è SERIO può essere tranquillamente eliminato, ti domando L'italia è matura per questo o chi potrà approfitterà e sfrutterà il lavoratore?

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  • dx

    03 Febbraio 2012 - 08:08

    bisognava pur metter mano allo strapotere dei sindacati! e poi, ci sono 2 mentalità: la prima che vede il lavoro come un momeno di noia e la seconda che vede lo stesso come il momento per realizzare se stessi e migliorare il proprio status ma soprattutto per soddisfare se stessi e non sentirsi inutili, il resto... son tutti bla bla bla dei soliti sinistri caotici, infingardi e vuoti.

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  • faraway

    02 Febbraio 2012 - 22:10

    sotto Berlusconi continuava a ripetere che il governo non faceva nulla per salvare le imoprese decotte ovvero non manteneva i finti posti di lavoro ed ora a spada tratta sposa la politica di Monti e l'abolizione dell'articolo 18...da ridere

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  • piccioncino

    02 Febbraio 2012 - 18:06

    Mr Uffa, asserisce che non è logico nè giusto licenziare senza giusta causa..A parte che l'art. 18 si estende anche al "giustificato motivo",..occorre ribadire che il problema (unico al mondo)..è che l'art. 18 prevede, oltre al risarcimento dei danni, anche l'imposizione autoritativa del "reintegro", mentre negli altri Paesi ci si limita al solo risarcimento..Siccome l'economia di mercato si basa essenzialmente sulle libere scelte imprenditoriali (che immettono e rischiano alla grande i propri capitali investiti..oltre che la capacità imprenditoriale e..la dignità umana..), mi pare ovvio che tale assurda limitazione gestoria (cioè la penetrante interferenza dell'Autorità giudiziaria..nella organizzazione e gestione dei fattori produttivi) mini alla radice la logica e la libertà di impresa.Da ciò, la fuga dagli investimenti, la polverizzazione del sistema..con ampia perdità di competitività internazionale e di sviluppo..E' tutto qui, caro mio..compagnuccio..uccio..uccio..

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