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L'ipocrita Fini: quando definiva Scalfaro un golpista

Il presidente della Camera ha commemorato l'ex presidente: "Esempio di integrità". Ma fino al 2006 lo attaccava

L'ipocrita Fini: quando definiva Scalfaro un golpista

Gianfranco Fini su Oscar Luigi Scalfaro, dalle agenzie dell’Ansa, prestate attenzione alle date: «Fu uno strenuo difensore della Costituzione» (29.01.2012). «Scompare una figura di riferimento di cui l’Italia sentirà la mancanza» (29.01.2012).  «Il comportamento di Scalfaro   è stato semplicemente indecente. Scalfaro in modo palese non è stato rispettoso del regolamento. Chiaramente di parte e per chi presiede il Senato nelle condizioni politiche in cui si trova e francamente inaccettabile».  (29.04.06).  «Scalfaro ha interpretato il suo mandato in modo conservatore e restauratore, ha avuto un atteggiamento se non complice, ignavo su ribaltoni, finanziamento dei partiti e sulla stessa nascita del governo».(13.04.99). «Non comprendiamo come il capo dello Stato non si sia reso conto che le sue parole contrastano con il dovere costituzionale di imparzialità e di rappresentanza di tutti gli italiani” (7.11.95). «Ha violentato la Costituzione». (22.10.95).  «Avallare un governo del ribaltone è un golpe bianco». (01.01.95). Ieri in Aula: «Con Oscar Luigi Scalfaro scompare uno dei principali protagonisti della vita politica e istituzionale del Paese, un esempio di coerenza morale e di integrità, un punto di riferimento in politica non solo per i cattolici».

Per carità, è sempre valida la frase famosa «solo gli imbecilli e i morti non cambiano mai opinione», e va rivendicata, purché si usi il buon senso di spiegarli i passaggi e i cambiamenti, purché non si ignori il passato facendo spallucce, purché non ci si finga altro da quel che si è stato, e questo vale soprattutto per coloro che rivestono cariche pubbliche. Che sia piaciuto o no ai deputati del Pd, pronti a strillare «vergogna» agli altri  anche nei giorni di Lusi, il gesto abbastanza clamoroso di una buona parte dei deputati del Pdl di alzarsi e abbandonare l’Aula durante il commosso discorso con il quale Gianfranco Fini rievocava Oscar Luigi Scalfaro, appena scomparso, è un gesto di grande dignità, diciamo che ci segnala che sono vivi, ma non sarebbe stato un gesto dovuto, lo è diventato; diciamo pure che l’ipocrisia del rito con tanto di minuto di silenzio sarebbe stata accettabile e accettata se solo il presidente della Camera, questo presidente, avesse usato ieri  e nei giorni precedenti un tono più moderato, sincero, coerente con sé stesso, con le sue dichiarazioni, le sue prese di posizione, insomma con la sua intera storia, proprio come aveva suggerito uno che da presidente della Camera si è mosso con ben altra sapienza, Pier Ferdinando Casini: «Meglio il silenzio dell’ipocrisia: manifestazioni ipocrite sarebbero ben peggio di un dignitoso silenzio». Peggio è se in morte di un personaggio sicuramente importante, indubbiamente controverso, ci si sottrae all’obbligo della ricostruzione della storia sua e nostra mettendoci un pizzico di verità, che è dovuta a noi, ma ancor prima a lui. I fiumi di melassa, infine, se li può permettere chi sia stato sempre dalla stessa parte, anche nei momenti più delicati e nelle scelte più ambigue, può sicuramente farlo Giorgio Napolitano, non Gianfranco Fini.

Nel 1994 l’allora presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, disse no a Fini vice premier, i testimoni del tempo sanno che disse  «Fini al governo? No, è fascista!». Al governo poi ci andò Tatarella, durò  poco, e quando si realizzò il capolavoro politico del presidente, ovvero l’ormai storico  ribaltone, Gianfranco Fini parlò chiaramente di «golpe», di «complicità del Quirinale», di «ribaltone di Scalfaro». Non aveva cambiato idea nemmeno molti anni dopo, nel 2006, che non è un tempo lontano, nemmeno nella vorticosità dei cambiamenti della filosofia finiana.  Perciò se oggi l’omaggio è così totale e genuflesso, qualche spiegazione seria andrebbe fornita, così come sulla cittadinanza e l’immigrazione, sugli omosessuali, sui magistrati, sulla coerenza di un leader politico, insomma.  Onde evitare che il presidente Fini mi accusi di delirare, accusa che mi addolora e mi offende, fornisco qualche pezza di appoggio in forma di agenzia. Sono pochissime dichiarazioni fra centinaia, tutte sue, tutte durissime, nel corso di molti anni, sono tutte facilmente consultabili, basta accedere all’archivio dell’Ansa.

di Maria Giovanna Maglie

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Commenti all'articolo

  • andrea.toscano757

    03 Febbraio 2012 - 10:10

    Ormai si è reso conto che, una volta caduto Berlusconi, non serve più e che la sua figura politica non conta ne conterà più niente. Tentativi patetici di santificazione di una persona di cui in passato aveva parlato malissimo, ma organica ai poteri che lo hanno sedotto e abbandonato, sono solo il canto del cigno di una carriera politica finita.

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  • ego1

    02 Febbraio 2012 - 22:10

    L'incisivo articolo della signora Maglie aggiunge un'altra sconcertante tessera al mosaico di una personalità che non è esagerato definire indecente.

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  • farigna

    02 Febbraio 2012 - 22:10

    É evidente che Fini. . . to, non sa piú cosa dire e cosa fare pur di tenere quelle chiappette sulla poltrona di presidente della camera! Ma deve rassegnarsi: é un politico finito! Patetico!

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  • Dalton Russell

    02 Febbraio 2012 - 22:10

    onestamente non sono riuscito a trovare un epiteto offensivo nei tuoi confronti.Potevano apparire persino complimenti.Se ti avessi chiamato idiota, avrei rischiato una class action dalla categoria, idem per mentecatto,idem per cretino.Alla fine ho rinunciato.Dalton Russell.

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