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Bersani piange da Napolitano Vuole difendere i giudici

Il leader del Pd al Colle per denunciare l'atteggiamento del Pdl: nel mirino la responsabilità civile delle toghe

Bersani piange da Napolitano Vuole difendere i giudici

L'obiettivo è quello di modificare la norma sulla responsabilità civile dei Pm in occasione del passaggio della legge al Senato. A Bersani non è proprio andato giù quel voto del Pdl che ha consentito alla Lega di far passare l'emendamento. Ecco allora che oggi è corso al Quirinale per manifestare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la sua preoccupazione e quella dei democratici, perché, spiegano al Nazareno, "non vorremmo trovarci nella situazione per cui una parte politica mostra senso di responsabilità verso l’esecutivo ed altri giocano a mani libere".


Contro la Ue -
Lo spunto, abbiamo detto, lo ha offerto al leader del Pd, l'emendamento della Lega inserito nella legge comunitaria approvato a scrutinio segreto che ha mandato sotto il governo Monti con l'appoggio del Pdl. "A noi il governo", aveva denunciato Franceschini, "nei momenti precedenti la votazione, ha riferito di un impegno del Pdl a votare contro quell'emendamento. Il voto segreto ha dimostrato che è successa un’altra cosa. Ma un governo non si può basare sul sostegno leale a prescindere di alcuni gruppi e sulle mani libere di altri. Non è possibile". L'esecutivo di Monti, infatti, aveva espresso parere negativo sulla responsabilità civile delle toghe, in controtendenza rispetto a quanto indicato dall'Unione europea.


Il pianto di Bersani - E così oggi, venerdì 3 febbraio, Bersani è salito al Colle per lamentarsi direttamente con Napolitano e per difendere la casta dei giudici tanto cara alla sinistra. Il leader del Pd gli ha elencato una serie di episodi che ai democratici  non sono affatto andati giù e che alimentano la preoccupazione che il  Pdl non stia giocando pulito. La Rai e il voto a maggioranza nel Cda. La giustizia e il blitz di ieri sulla responsabilità civile dei giudici. E poi le liberalizzazioni che il Pdl sta tentando di annacquare al Senato. "Non ci siamo", ha avvertito Bersani. Quanto al delicato tema del lavoro, su cui Monti è tornato anche oggi, Bersani però preferisce il low profile. E’ il momento del silenzio, dicono dal Pd, lasciamo lavorare il tavolo governo-parti sociali.

Napolitano tace -N apolitano, assicurano al Quirinale, ha ascoltato. Nessun commento da parte sua, pare e si afferma. Certo è che il Presidente vede incrinarsi quell'opera di moral suasion per cercare di rasserenare il clima, grazie al quale è nato il governo Monti e grazie al quale si confida che possano essere varate le riforme istituzionali più volte auspicate. Per questo mercoledì aveva avuto un pranzo con Silvio Berlusconi. Due preoccupazioni speculari, quelle portate dai due leader al Capo dello Stato, che partono da origini diverse ma hanno un elemento comune: la preoccupazione delle due forze più grandi che sostengono il governo, cioè Pdl e Pd, di 'restare con il cerino in mano'. Cioè di sostenere il governo per poi lasciati 'scoperti' dagli altri alleti sulle misure più difficili e impopolari. Il Capo dello Stato ha cercato di rassicurare entrambi i fronti.

 

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Commenti all'articolo

  • villiam

    05 Febbraio 2012 - 11:11

    eccolo in soccorso dei magistrati che lo hanno aiutato e protetto,e poi dicono che sono dalla parte del popolo ,guardi bersanof che c'è stato un referendum che ha vinto con l'82%,e poi c'è l'europa ,già ,ma a voi che interessa ,l'importante è difendere i magistrati che permettono di abbattere governi e di andare al potere perdendo le elezioni ,il tutto condito da un presidente che fa un governo senza neanche fare le consultazioni!anche lui contro la volontà del popolo?????? ora ,la consulta ,poi il csm,tutti con maggioranze di sinistra troveranno la strada per fregarci ancora ,ochhio ,la gente ne ha piene le p..le

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  • Sarzana

    05 Febbraio 2012 - 10:10

    Ha fatto capire che tutto quello che hanno fatto a Berlusconi insieme ai giudici e' tutto vero, poverino senz'altro Napolitano aiutera'il PD e strillera' Monti,mi viene da ridere e questi sarebbero i politici?

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  • honhil

    04 Febbraio 2012 - 13:01

    Forse sarebbe ora che la rivolta la facesse il popolo, per la totale inefficienza e arroganza della regine delle caste. Invece, ad ogni stormir di foglia i magistrati s’ adontano (quando non pensano alla rivolta) e le querele e le chiamate a giudizio fioccano a manca e a destra. Però loro sono impunibili per quello che fanno e quello che non fanno. E’ ancora fresca d’inchiostro l’ultima ordinanza kafkiana scritta nel palazzo di giustizia di Caltanissetta. Così, mentre per la strage Borsellino è tutto da rifare, sono liberi sette ergastolani. Falso pentito compreso. Seppellendo con un sol colpo tre gradi di giudizio. Prima un pentito. Poi un altro. Due poste di un bilancio a partita doppia. Ma a farne le spese è la contabilità generale della giustizia. Che sembra diventata una specie di tela di Penelope nelle mani dei pentiti. Così può capitare, come raccontano i fatti giudiziari di questi giorni, che dei magistrati, nel chiuso dei loro uffici, disfanno quello che altri magistrati avevano tessuto nelle aule giudiziarie. E quelli e questi pensano di essere nel giusto, avendo nella manica l’asso pigliatutto del pentito di fiducia. Tanto è vero che appena la luce dell’ultima verità, uscita un poco pallida dalla bocca dell’ultimo pentito per l’estenuante peregrinare nel labirinto nero della di lui coscienza, arriva a lambire il tavolo da lavoro del magistrato di turno, si aprono le porte del carcere per un buon numero di ergastolani. Non si sa ancora chi sono i nuovi colpevoli della strage Borsellino, ma loro, è stato già stabilito e codificato, avendolo certificato il pentito arrivato per ultimo, non c’entrano proprio per niente con quella strage e vanno messi in libertà. Giustamente. A questo punto, però, viene da chiedersi, ma come è possibile che un tribunale arriva a sentenza e a comminare pene durissime come l’ergastolo (e se fosse stato possibile dare la pena di morte si sarebbe arrivata anche a quella), senza andare oltre il bla bla del pentito che si trova a sondare? Possibile che né toghe né giornalisti giudiziari né tutti gli addetti ai lavori si rendano conto che, continuando a lasciare fuori dai tribunali i riscontri, non è più la magistratura a fare la lotta contro la mafia, ma sono le varie cosche della mafia che, servendosi della magistratura, si fanno la guerra tra di loro? Certo pensare di scendere dalla sedia dell’impunibilità fa venire i sudori freddi, ma è su quell’altro che i giornali dovrebbero battere i tasti. O no?

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  • faraway

    04 Febbraio 2012 - 12:12

    va a piagnucolare da Napolitano a difesa dei privilegi della Casta dei Magistrati e contro l'emendamento approvato alla Camera? Chi ce lo manda Picone? Ha qualcosa da temere? Ha la cosa di paglia? In cambio dell'appoggio spera in un qualche "ritorno di favore"? Perché ha cosi tanto bisogno di farsi paladino delle istanze dei magistrati che non solo sono incivili ma soprattutto alquanto impopolari?...C'é puzza?

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