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Il Cav ritornerà in Paradiso grazie all'accordo col diavolo

La mossa a sorpresa di Berlusconi: verso l'intesa con Monti, a patto che faccia riforme davvero di destra

Il Cav ritornerà in Paradiso grazie all'accordo col diavolo

Le parole di Mario Monti, assai calibrate e in gran parte condivisibili, rispettano formalmente il ruolo del Parlamento, non potendo disconoscere la necessità di una maggioranza che sostenga il governo, ma, nella sostanza, dimostrano l’inutilità delle più grosse forze politiche. La loro incapacità di reazione equivale a rassegnazione. Quasi a desiderata eutanasia. Il governo ha annunciato l’intenzione di modificare l’articolo 18, dello statuto dei lavoratori, con ciò mettendo un ditone nell’occhio della sinistra ideologica e sindacale. Salvo che quella cancellazione è nell’interesse dei lavoratori, i primi a pagare la perdita di produttività e di mercato, quindi d’occupazione, e salvo che i sindacati non rappresentano affatto i lavoratori, ma un arroccamento conservatore, un’illusione insostenibile, un passato già andato. Sia Monti che la Fornero si stanno muovendo con grande perizia, perché anziché puntare alla riforma complessiva del mercato del lavoro, magari scantonando, per ragioni d’opportunità, l’articolo 18, procedono all’opposto, puntando dritto su quel baluardo insipiente. Colgono la sinistra in contropiede e dimostrano l’inesistenza sia della squadra che delle idee, aggredendone la base elettorale.

Sul fronte destro il governo ha già operato in modo malizioso. Le liberalizzazioni non ci sono, al più si tratta di riregolazioni, ma vengono ugualmente sbandierate, costringendo il centro destra ad uno strano travestimento: le sosterremo, ma vogliamo che siano vere. Scusate, ma se questa è la vostra opinione, perché non le avete fatte voi? E’ semplice: perché quelle riforme, se non fatte all’inizio di una legislatura e con il tempo per vederne gli effetti, erodono la base elettorale del centro destra, impauriscono il blocco sociale di riferimento. Esattamente come accade sul terreno fiscale, ove sotto l’insegna della lotta all’evasione si fanno passare sceneggiate che inducono gli elettori minacciati a dire: non voterò più chi consente questa roba. E sono voti di destra.

Monti è un autentico genio degli annunci. Come capita all’oratore che esordisce dicendo “sarò breve”, e poi attacca un sermone interminabile, così lui annunciò che non avrebbe fatto annunci, salvo produrne di assai efficaci. I fatti, fin qui, si chiamano “tasse”. Il resto sono indirizzi e proponimenti, che s’introducono nelle famiglie elettorali dei due grossi partiti dimostrando l’inutilità degli eletti. Il governo Monti è, in questa fase della legislatura, il meglio di cui si possa disporre. Ma cosa succederà dopo? Se le grosse forze politiche vanno al giudizio degli elettori in queste condizioni la loro credibilità e la loro utilità saranno così basse da far crescere sia l’astensione che il peso specifico delle forze antagoniste. Siccome vedono avvicinarsi il baratro, reagiscono in modo irragionevole: a. sollecitano Monti a far del male agli altri (la destra pungolandolo sull’articolo 18, la sinistra chiedendo vendetta giudiziaria), non rendendosi conto che li accontenterà e cancellerà entrambi; b. provano ad appropriarsi di Monti stesso, rivendicandone la paternità, non rendendosi conto che chi si aggiudica il figliuolo sarà elettoralmente occupato, mentre chi lo rinnega sarà sconfitto.

Avessero idee, testa e stoffa capirebbero al volo la necessità di rendere pubblico un accordo fra di loro, teso a riformare il sistema elettorale (il premio di maggioranza favorirà gli occupanti) e annunciare un minimo comun denominatore nella gestione della crisi, quindi un patto che non faccia venire meno il bipolarismo, ma si estenda alla prossima legislatura. Anche con impegni di ordine costituzionale. Invece puntano su quel che resta della loro smunta identità e riconoscibilità, restando assieme nel sostenere Monti, ma non cessando di cercare il massimo comun divisore. Il risultato già si vede: il suicidio della politica. Peccato nuoccia alla salute della democrazia.

di Davide Giacalone
www.davidegiacalone.it

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Commenti all'articolo

  • imahfu

    05 Febbraio 2012 - 21:09

    Berlusconi non vuole essere condannato e stop

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  • imahfu

    05 Febbraio 2012 - 20:08

    L'art.18 é la garanzia del lavoratore di non essere ricattato dal datore di lavoro (meno paga,piu' ore o licenziamento) o di non essere licenziato per motivi futili o antipatie o fatti personali tra lavoratore e datore. Come si fa a dire che abolirlo é un vantaggio per il lavoratore? Tanto piu' poi che lo si dice con un altro marchiano errore: senza art. 18 si aumenta la produttività (cioé il rapporto tra le unità prodotte e il numero degli addetti) quando ormai é certo che la produttività é faccenda delle sfere (alte) dell'azienda. Con la bici non si fa Milano- Roma in tre ore: occorre un treno velocissimo... E l'industria da 19 anni non fa un aumento di capitale se non con soldi delle banche; gli investimenti languono dal 1990 e nelle innovazioni si cercano i paesi dove non tanto la manodopera é meno cara quanto le garanzie ambientali, di sicurezza non esistono. Non comprendo questa animosità nei confronti di chi lavora per una pagnotta. Chi specula non paga.

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  • imbesi.emanuele

    05 Febbraio 2012 - 16:04

    Intanto una presa d atto che Berlusconi si e messo praticamente da parte lasciando spazio ad Alfano in primis.Invece i politicanti di sinistra non mollano,vedi Bersani,D Alema,Rosy Bindi,tutti lavoratori per il bene del paese!!!!!Sara dura per Renzi,contro tutti questi patrioti!!!EMANUELE

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