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Si allontana l'inciucio Pd-Pdl sulla legge elettorale

La sinistra fa uscire una bozza di intesa sul proporzionale senza avvisare gli azzurri. Che si arrabbiano. Fuga in avanti

Si allontana l'inciucio Pd-Pdl sulla legge elettorale

Un malinteso. Un eccesso di protagonismo. L’una o l’altra cosa. Il risultato è che a momenti va in pezzi il fronte trasversale che sta lavorando alla nuova legge elettorale.    Si ricomincia tutto daccapo. La bozza girata giovedì (impianto fortemente proporzionale) non è quella condivisa. Il Pdl ne attribuisce la paternità a Luciano Violante, non c’è il sigillo azzurro. Per cui, onde evitare altre fughe in avanti, la pratica finisce nelle mani dei leader (Alfano e Bersani), che si vedranno la prossima settimana. Forse anche in compagnia di Casini.

Basta protagonismi dei singoli.  Via dell’Umiltà, poi, insiste perché le riforme istituzionali abbiano priorità sulle regole di voto.      Il Terzo Polo? Per ora si tiene fuori dal botta e risposta tra democratici e pidiellini: «Non mi occupo di riforma elettorale», dice il leader dell’Udc, «sono sempre d’accordo con quello che fanno Pdl e Pd. Si mettano d’accordo loro e sono d’accordo anche io». Un filo di ironia?
Ma anche il papà del Lucianum  chiede il test del dna: «Non c’è una mia proposta», smentisce Violante, «sono punti di indirizzo» che «nascono dalla discussione con tutte le forze politiche». La base, spiega l’ex presidente della Camera, «è il sistema tedesco», al quale vengono apportati dei correttivi maggioritari. Violante nega che, al momento, si stia ragionando sull’ipotesi di innalzare notevolmente la soglia di sbarramento, cosa che piace al Carroccio e al Pdl (fonti di via dell’Umiltà parlano di un’asticella da fissare  tra l’8 e il 10%). Nei «punti di indirizzo» di Violante è indicato «uno sbarramento del 4-5 per cento e non c’è il premio di maggioranza per le coalizioni». Inoltre: 232 seggi verrebbero attribuiti con i collegi uninominali, 232 con il proporzionale. Si sta valutando in che modo distribuire i restanti seggi, se attraverso liste collegate o liste singole. Rimangono i deputati (12)  eletti all’estero, mentre  gli ultimi 10 posti toccherebbero ai partiti che non superano lo sbarramento, come diritto di tribuna.

Un modello, questo, che non piace affatto al Pdl. Tanto che il vice capogruppo  Gaetano Quagliariello in una nota chiarisce: «Non c’è nessuna bozza» e, in ogni caso, «su riedizioni di proporzionali puri con voto di preferenza  la nostra disponibilità si arresta». La vocazione del Pdl rimane «maggioritaria», lo ribadisce pure Osvaldo Napoli.
Inoltre, per Silvio Berlusconi e i suoi deve essere prioritaria la corsia delle riforme istituzionali. Ancora  Quagliariello: «La legge elettorale non è una bacchetta magica ma uno strumento empirico tanto più efficace quanto più si adegua al contesto istituzionale». Sull’argomento interviene anche il presidente del Senato: «Il clima è migliorato», dichiara Renato Schifani in visita alle foibe di Bassovizza, «ma io sono sempre convinto che bisogna mettere ordine. Una legge elettorale si deve applicare alla Costituzione. Noi faremo un tentativo serio in Senato di fare la riforma della seconda parte della Carta per verificare se vi sono convergenze e poi affrontare la legge elettorale su quel nuovo schema».    Ma la “bozza Violante” divide anche a sinistra: «Il Pd ha un’unica proposta ufficiale approvata nelle sedi istituzionali: il doppio turno di collegio», ricorda il veltroniano Giorgio Tonini.
E il dialogo Pdl-Pd, a fine giornata, fa la fine dei palazzi della politica: sommersi, sotto la neve.
di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • piccioncino

    13 Febbraio 2012 - 07:07

    Tra le due soluzioni.. della prima e della seconda repubblica (sia pur ambedue pasticciate), ..preferisco di gran lunga la seconda (anche se il periodo Degasperiano è stato eccellente)..Molti mali del Paese (debito, inefficienze, strapotere corporativo e sindacale, disgregazione populistica ecc) risalgono proprio alla seconda fase della prima repubblica..Il tentare di far tornare l'ago della bilancia..posizionadolo.. nel peggio dei residuati della DC (Pierfurby, Gianfrego ecc),..sarebbe una iattura pazzesca...

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  • Al-dente

    13 Febbraio 2012 - 00:12

    Come si diceva nel Gattopardo: “si cambia tutto per non cambiare niente”, in altre parole l’unica cosa che conta è dare a bere ai cittadini che le cose sono cambiate. Il problema dell’Italia da sempre è solo e soltanto UNO, dare dei veri poteri al Capo del Governo liberandolo dal controllo del Parlamento su qualsiasi inezia egli debba decidere o fare. L’unico controllo del Parlamento deve essere solo la sfiducia con cui si costringe il Capo del Governo a i suoi Ministri a dimettersi MA tale potere parlamentare DEVE ESSERE CONNESSO CON LE DIMISSIONI IN CONTEMPORANEA DEL PARLAMENTO CON QUELLE RICHIESTE AL GOVERNO. Ciò fa sì che la sfiducia sia REALE e che Esecutivo e Legislativo si dovranno ripresentare agli elettori per far dirimere il contrasto fra di loro, dando fiducia all’uno e torto all’altro. Solo così la democrazia funzionerà in quanto il potere di decidere sarà unicamente del popolo sovrano. Nel caso di accordi sul sistema elettorale è solo un cambio di metodo ma nella sostanza non cambia niente, solo il potere che si prendono o tolgono a piccoli partitini di rappresentare gli italiani. Naturalmente i rappresentanti parlamentari è giusto che vadano drasticamente diminuiti così come sarebbe meglio avere una sola camera parlamentare per non fare giochetti politici sporchi come fanno d’abitudine, invece di pensare agli interessi nazionali.

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  • Mereno

    12 Febbraio 2012 - 11:11

    Alfano ed il PDL contano ancora qualcosa in questo paese ???? e poi l'intesa era che il PD scriveva l alegge e il PDL lo approvava , punto, mica possono arrogarsi il diritto di parlare legislativamente, quello lo possonofare nei talk-show, ma in parlamento devono votare e voteranno, poichè ormai sono un pugno di naufraghi alal deriva alla mercè di Fini-Casini-Bersani, aahahahahahahah !

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  • fabiotorino

    11 Febbraio 2012 - 23:11

    quando si parla di legge elettorale che deve essere votata piu volte e con una maggioanza qualificata dei due terzi del parlamento

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