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Il marchese rosso comunista che ha massacrato la sinistra

Il nobile Marco Doria, uomo di Vendola, proverà a fare il Pisapia. Città bloccata da Coop e sindacati: la rivoluzione non la può fare lui

Il marchese rosso comunista che ha massacrato la sinistra

Tra le due zarine ha vinto il "marchese rosso". Le primarie del centrosinistra a Genova regalano una sorpresa soltanto parziale, perché lo stato del Partito democratico era talmente comatoso da permettere ogni tipo di risultato. Da una parte c'era il sindaco Marta Vincenzi travolta dalle polemiche per il disastro dell'ultima alluvione e per una vita da amministratrice mai particolarmente brillante. Dall'altra la sua delfina cara all'establishment democratico, la senatrice Roberta Pinotti. Dall'altra lui, Marco Doria, il 54enne dal sangue nobile e dalle solidissime convinzioni comuniste, tanto che alla presentazione della sua candidatura ufficiale sostenuta da Sel e Nichi Vendola, alle spalle di Doria campeggiavano le foto di Togliatti e Lenin. Nostalgie fuori tempo massimo? No, simbolo piuttosto di  una sinistra allo sbando, persa tra abitudini di palazzo che hanno ormai stancato molti genovesi e la solita abitudine salottiera (vedi Giuliano Pisapia a Milano) che produce campioni un po' improbabili.

Nobile e professore - "Non ha vinto un partito, bensì una domanda di rinnovamento", ha festeggiato dopo il successo Nichi Vendola. Con il 43% di voti il marchese rosso ha sfruttato la faida tra donne nel Pd e ha incoronato, soprattutto, una bocciatura per gli ultimi cinque anni di amministrazione Vincenzi e, più in generale, per una Genova e una Liguria stabilmente in mano alla sinistra "ufficiale". Quella più oltranzista e garibaldina oggi ha preso il sopravvento. E pazienza che per farlo si sia dovuta affidare a un patrizio. Nato a Genova il 13 ottobre 1957, Doria ha conseguito la maturità classica al liceo D'Oria nel 1976 e si è laureato nel 1981 in Storia contemporanea all'Università di Genova. Dopo il servizio militare, inizia una rigorosa carriera universitaria all'insegna dell'impegno sociale: borsa di studio alla Fondazione Einaudi di Torino, ricerca sulla storia dell'Ansaldo tra 1985 e 1988 all'European University Institute (Firenze), quindi docente nelle scuole secondarie superiori fino al 1995 quando ottiene un posto da ricercatore universitario in storia economica alla Facoltà di Economia dell'Università di Genova. Diventa poi professore associato, sempre in storia economica, e nel 2010 vince un concorso da professore ordinario, continuando a lavorare nell'Ateneo genovese.

Città rossa - Ora l'avventura in politica, da volto nuovo nonostante l'età. Non per peccare di galanteria, ma la Vincenzi di anni ne ha 65 e la Pinotti 50: tre candidati over, altro sintomo di scarsa salute. Marco Doria, figlio di Giorgio (una istituzione negli Anni 70, lui il primo marchese rosso) e lontano discendente del mitico ammiraglio Andrea, è ora il grande favorito per il ruolo di sindaco in una città che dal Dopoguerra ad oggi è quasi sempre finita nelle mani del Partito comunista e dei suoi eredi, in una commistione tra interessi economici e incrostazioni intellettuali pesantissima. L'Esselunga, nel regno delle Coop, non è mai entrata, e i sindacati nella città dei portuali hanno un peso forse maggiore che in ogni altra città rossa d'Italia. Serve una rivoluzione, difficile se non impossibile che la faccia un marchese di sinistra.

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Commenti all'articolo

  • doris

    14 Febbraio 2012 - 08:08

    la mia citta e' comatosa,non c'e' lavoro le poche industrie che avevamo le hanno tutte smantellate ,il porto e' deserto(a parte qualche trchetto e nave da crociera)le piccole attivita sono state strozzate dalle tasse e dalle varie coop che proliferano .L'unico lavoro che abbonda e' la badante,una citta di vecchi che non da' assistenza a nessuno:i tempi di attesa per alcune analisi preventive partono da 12 mesi.....mi chiedo cosa fara il nobiluomo di sinistra ......a parte essere contro la gronda.Siamo una citta fantasma.....IL "MUGUGNO" da noi, e' l'unica cosa che c'e' rimasta!

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  • frank-rm

    14 Febbraio 2012 - 07:07

    L'Italia cambia ma non il linguaggio sensazionalistico e da cronaca nera utilizzato da Libero. Facendo un giretto sui vari "articoli politici" emergono parole come massacro, coltellate, ruba ecc. ecc. Sembra più un linguaggio da cronaca nera, neanche da "giallo" che utilizza un linguaggio più raffinato.

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  • marino43

    13 Febbraio 2012 - 16:04

    lo dobbiamo a quasi vent'anni di presenze ingombranti, di puttane...gnomi...saltimbanchi...barzellettieri! Un ...per fortuna che silvio c'è! Di economisti che dicevano che ci sarebbe stata la crisi ma che non hanno fatto nulla per fermarla, almeno in Italia.

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  • ciannosecco

    13 Febbraio 2012 - 15:03

    Allora,sta' cena com'è andata?C'erano dei comunisti ?

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