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Monti a capo della rivolta Ue contro la Merkel e Sarkozy

Il premier, Cameron e altri 10 omologhi vogliono 8 leggi per scardinare il potere di Francia e Germania: stop aiuti alle banche

Monti a capo della rivolta Ue contro la Merkel e Sarkozy

Angela Merkel è in difficoltà per la figuraccia, con conseguenti dimissioni, del presidente Wulff.  Nicolas Sarkozy invece sta soccombendo nei sondaggi elettorali. I due capi europei non sono più in grado di spadroneggiare in Europa. Barcollano. E così dodici premier hanno subito scritto una lettera d’intenti all’Unione Europea. Niente di personale con i Merkozy, come ha precisato il ministro italiano Moavero. Però vedendo i contenuti non si può non pensare male: rigore sì, ma è il momento di pensare alla crescita.

Otto i comandamenti che Mario Monti (probabilmente primo firmatario della missiva) e i capi di governo di  Estonia, Lettonia, Finlandia, Irlanda, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svezia, Polonia e Regno Unito (sì, ha apposto il suo sigillo pure David Cameron) hanno fatto pervenire a Van Rompuy e Barroso mentre si riuniva l’Eurogruppo sulla Grecia. Due i punti che potrebbero dare filo da torcere a Francia e Germania, che non hanno firmato il documento: aprire il mercato dell’energia, dove la Francia è indietro, e “no” ai salvataggi ad ogni costo per le banche, come la Germania sta invece facendo per le Landesbank. Insomma, due bei schiaffoni a quelli che - fino a poche settimane fa - sembravano i padroni del vapore europeo.

I propositi dei dodici sono precisi. Si comincia dall’«urgente» necessità di  «rimuovere le restrizioni che ostacolano l’accesso e la concorrenza» nel mercato dei servizi. Poi si chiede di creare «un vero mercato unico digitale entro il 2015». E ancora: il mercato unico dell’energia deve vedere la luce entro il 2014 e servono - di nuovo - «azioni urgenti» per «rimuovere le barriere agli investimenti nelle infrastrutture». Ricordate le difficoltà di Enel, nel 2006, per comprarsi una controllata di Suez in Belgio? Quarto comandamento: «Raddoppiare gli impegni per l’innovazione, creando un’area europea di ricerca». Quinto punto, lanciare un’offensiva commerciale concludendo entro l’anno accordi con India, Canada, Paesi del vicinato orientale e i Paesi del sud est asiatico». Per non lasciare tutti gli affari - si parla di centinaia di miliardi - solo alla Germania.

Il sesto comandamento evoca addirittura uno scenario da dopoguerra: «ulteriore spinta politica» verso «l’integrazione economica con gli Usa» arrivando a ipotizzare «un accordo di libero scambio». Al settimo punto il lavoro: «Promuovere mercati che funzionano meglio», più aperti a «giovani, donne e lavoratori anziani». E con «meno professioni regolamentate», ovvero con meno “ordini professionali”. Ultimo punto: rendere «forte, dinamico e competitivo«  il mercato dei servizi finanziari.Se questo non è il manifesto degli Stati Uniti d’Europa, poco ci manca. Però, forse, manca un punto. Fondamentale per l’Italia: l’allineamento della pressione fiscale. Perché noi possiamo avere tutte le libertà del mondo, ma se metà del reddito delle aziende finisce al Fisco è difficile fare concorrenza ai francesi o competere con il mondo.

di Giuliano Zulin

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