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Nel Pdl è emergenza: cala al 10% Perde voti soprattutto al nord

Sondaggi da brivido per gli Azzurri in vista delle amministrative. Ma Berlusconi insiste sul simbolo: "Andiamo alle urne con il nostro logo"

Nel Pdl è emergenza: cala al 10% Perde voti soprattutto al nord

Finirà come al solito. Finirà che decide il capo. E Silvio Berlusconi non sceglie affidandosi al caso, testa o croce. Ma leggendo i sondaggi. Se le performance del Pdl rimarranno basse da fare imbarazzo (oltre a causare sconfitte), si prediligerà la lista civica ammainando la bandiera del partito. Ricevendo a cena gli amministratori locali a Villa Gernetto, il Cavaliere però frena: «Il Pdl sarà presente ovunque», giura, «le liste civiche saranno solo di supporto. Si valuterà zona per zona». Agli invitati il leader fa sentire il nuovo inno (a cui ha lavorato la deputata Maria Rosaria Rossi), che manda in pensione “Menomale che Silvio c’è”: «...Noi siamo il Popolo della Libertà / gente che spera / che lotta e che crede nel sogno della libertà...». Eppure quelle tre lettere del logo - Pdl - non piacciono più a Berlusconi: «Non sono attraenti», spiega in privato. È stata una infatuazione passeggera, ha funzionato un paio di anni, ora ne ha abbastanza: vuole cambiare. Fosse per lui rifarebbe Forza Italia. Ma non si può. Allora i creativi del Cavaliere stanno lavornando a surrogati digeribili per gli ex An: “Forza Italiani” o “Viva l’Italia”. Insomma, quello è.
        
La prima preoccupazione del leader, in ogni caso, è che le candidature a sindaco siano decenti, magari pescate fuori dal recinto della politica. Certo, poi c’è da vedere come si comporta la Lega al Nord: alleanza, sì o no? Nel contempo rimane aperta l’ipotesi di apparentamenti, specie al Sud, con l’Udc. Sono quattro le città che preoccupano: Palermo, Genova, Lecce e Verona. Nel settentrione i berluscones rischiano di rimanere isolati, senza il Carroccio. Eppure, nella città scaligera, il Pdl potrebbe anche infilarsi nella contesa interna ai padani sostenendo la lista del sindaco Tosi. E facendo un dispetto al Senatur.

 


Al Sud, sulle intese con l’Udc, pesa il veto di Fli e dell’Mpa. Palermo, dove Angelino Alfano gioca in casa, è un vero sudoku. Il terzo polo ha già un nome, Massimo Costa. Sicché gli azzurri stanno provando a convincere il suo mentore, Francesco Cascio, a scendere in pista, in modo da far ritirare l’altro. Ci riusciranno? A Lecce, infine, la si potrebbe risolvere puntando sulla ricandidatura dell’ex sindaco Adriana Poli Bortone.
  
Berlusconi è intimamente preoccupato dai sondaggi. C’è un dato dell’astensione altissimo, intorno al 50 per cento. E le urne vuote penalizzano il centrodestra: teorema sempre verificato. Però prova a tranquillizzare: «Il Pdl è al 23,6 per cento, in crescita a livello nazionale». Tuttavia, secondo l’agenzia Agi, ci sarebbero alcune Regioni, specie nel Nord, dove il movimento franerebbe addirittura sotto il 10 per cento (ma via dell’Umiltà smentisce). Un incubo. Così, per mettere le mani avanti, Silvio si è raccomanda con i suoi uomini: «Evitate di caricare di significato politico questa tornata elettorale, sono solo elezioni locali». La politica si fa a Roma. Dove, annuncia, «mercoledì, con Alfano, vedrò Monti». Sul premier «nessun dubbio, continuiamo a sostenerlo».

 

La classe dirigente pidiellina? Non aiuta Silvio a prendere una linea: è una Babele sull’ipotesi di presentarsi senza simbolo. Gli ex An tengono a candidarsi alle elezioni amministrative con il marchio ufficiale. Ma per i postmissini la centralità del partito è un valore assoluto, si sa. Eppoi temono che il forfait alle Comunali sia il preludio della fine del partito unico del centrodestra, già  azzoppato dalla scissione dei finiani. È perentorio Maurizio Gasparri: «Il Pdl non sparisce, alle Amministrative correremo con il suo simbolo, è un partito con più di un milione di iscritti». Caustico Altero Matteoli: «Solo una mente malata rinuncerebbe al simbolo con cui il partito ha ottenuto il 35-36 per cento dei voti». Allora chiamate la neuro, perché gli ex Forza Italia non sono affatto scandalizzati all’idea. Guido Crosetto, per esempio: «Non demonizziamo le liste civiche», perché «le Amministrative sono un tema difficile per tutti i partiti. Noi abbiamo sempre avuto risultati inferiori». Anche il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto prende in considerazione l’ipotesi: bisogna essere «pragmatici», dice. Franco Frattini sceglie l’ibrido: «Ci saranno sia le liste civiche sia il Pdl».

Infiamma, intanto, la polemica sulle tessere false. Berlusconi è furioso: «Che figura di m... abbiamo fatto!». Ed ha spedito Denis Verdini a Modena per trovare i responsabili del tesseramento funebre. Fortuna, sospira il Cavaliere, che il meccanismo “una testa-un voto” «ha escluso i furbetti» permettendo il regolare svolgimento dei congressi provinciali «con grande successo di partecipazione».

di Salvatore Dama

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Commenti all'articolo

  • perigo

    perigo

    21 Febbraio 2012 - 23:11

    ... finiscono sotto zero. Non si può andare a braccetto con chi fino ad ieri ha messo a ferro e a fuoco l'Italia e il mondo intero per abbattere un Governo di centro destra. La gente non lo capisce e si regola di conseguenza. Pur di disfarsi di Berlusconi i cattocomunisti, oggi consociati al governo, nonostante non abbiano vinto mai le elezioni nazionali, hanno oltraggiato il Paese gettandolo nel discredito. Con l'avallo di quel Napolitano che fin quando il Cav è stato a Palazzo Chigi non ha mai speso una sola parola a difesa dell'Italia e degli italiani, mentre adesso è diventato talmente sperticato e loquace da diventare una barzelletta vivente. Lui, comunista DOC, a tessere le lodi di un governo impostoci dall'affarismo internazionale che tiene in scacco le economie occidentali, col consenso tacito della inetta classe politica.

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  • marcopcnn

    21 Febbraio 2012 - 23:11

    Leggo che nel PDL è una Babele di ipotesi su come uscire dalla crisi di consenso. I sondaggi crollano e nessuno sembra sapere che cosa fare. Sarò sciocco ma la ricetta mi sembra semplice ed antica. Visibile a tutti coloro che solo vogliano vedere. A casa ( e per sempre) Berlusconi e tutti i suoi accoliti e consiglieri. Avanti volti nuovi, giovani non compromessi, donne rimaste nell'ombra perche intelligenti ma non belle e disponibili. Rimboccarsi le maniche e dimostrare, con il tempo, la discontinuità rispetto ai predecessori. Seguaci del PDL gettate le armi, arrendetevi, l'epoca dei miracoli della propaganda TV berlòusconiana sono finiti. 10 anni di pessimo governo rendono insensibili gli Italiani ai vari Fede e Minzolini !

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  • Libero Di Rino (LDR)

    21 Febbraio 2012 - 21:09

    I cittadini stanno schifando i politici che si sono rivelati una massa di ciarlatani. Le future votazioni andranno alle urne coloro che si vendono per qualche decina di euro e che in questi periodi stanno sempre più aumentando. La povertà sta galoppando vertiginosamente e molti, per necessità sono disposti a vendersi anche l'anima.La politica diventa un investimento per la maggioranza di quei politici affaristi senza scrupoli. I politici pensano esclusivamente ai loro interessi personali!

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  • stabilri

    21 Febbraio 2012 - 20:08

    ho 53 anni e ho sempre votato per forza italia o per il pdl. Non credo, salvo che in futuro il pdl faccia un miracolo, che lo voterò ancora. La ragione principale: la diffusa disonestà dei politi soprattutto nazionali ma anche locali. Non che a sinistra siano rose e fiori, vedasi gli ultimi episodi, ma l'interesse peronale di si candida a destra sembra essere sempre prevalente sull'intersse generale.

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