Cerca

Bersani: "Sto con la Camusso"

Il segretario del Pd: "Non condivido la tesi di Monti di andare avanti sulla riforma anche senza l'accordo con le parti sociali"

Bersani: "Sto con la Camusso"

Pierluigi Bersani entra di prepotenza nel dibattito sul lavoro, infiammato dal dibattito acceso tra Emma Marcegaglia e Susanna Camusso. Il segretario del Pd interviene a gamba tesa sul professor Monti: "Non condivido la tesi di andare avanti anche senza accordo. Se non ci sarà accordo, il Pd valuterà in Parlamento quel che viene fuori sulla base delle nostre proposte". Intervistato dal Tg3, il leader della sinistra sottolinea come il sì del Pd alla riforma del lavoro non sarà scontato in assenza di un accordo tra le parti sociali: "Se malauguratamente l'accordo non ci fosse, valuteremo sulla base delle nostre proposte. Vogliamo vedere quello che viene fuori". Bersani si schiera con la Camusso e ritorna con le idee ai tempi del Pci. "Oggi - ha aggiunto - è importante tanto la riforma e l'innovazione quanto la coesione, oggi c'è bisogno di fare una scommessa assieme e il governo deve essere impegnato a trovare l'accordo, questo accordo ci vuole e il Pd ha la sua proposta che si occupa dei problemi veri, la precarietà, la riforma degli ammortizzatori". Ma "se malauguratamente non ci fosse l'accordo, noi valuteremo l'esito delle decisioni del governo". Bersani minaccia di togliere l'appoggio a Monti? "No, vogliamo vedere fuori", risponde contraddicendo in parte quanto appena detto. E aggiunge: "Monti non viene dopo i partiti, Monti viene dopo Berlusconi. Per averlo è stato necessario che andasse a casa Berlusconi e che arrivassimo noi a sostenere una fase d'emergenza e di transizione. Dopo di che - ha spiegato il segretario del Pd - la democrazia respira con due polmoni". Il riferimento è alle prossime elezioni. "Voglio predisporre il mio partito - ha concluso Bersani- a un'alternativa non a Monti ma alla destra. Dopo di che Monti e i suoi ministri potranno decidere con che polmoni respirare".

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • superagnostico

    23 Febbraio 2012 - 01:01

    certo che i nullafacenti dovrebbero essere licenziabili - pericolo gravissimo per una moltitudine di gente - ma se qualcuno pensa che dando al cumenda la possibilità di licenziare la gnocca che non gliela dà gli investitori stranieri correranno in Italia a portare i loro soldi, farà bene a farsi una bella cura disintossicante

    Report

    Rispondi

  • roberto19

    roberto19

    22 Febbraio 2012 - 22:10

    Bersani: .. io sto con la camusso... ma allora con la bindi chi ci stà?

    Report

    Rispondi

  • piccioncino

    22 Febbraio 2012 - 21:09

    Il compagno Bruno osti,..non sapendo più a cosa attaccarsi..di minimamente ragionevole,..tenta di aggrapparsi alle enunciazioni di principio europee,..non accorgendosi di tirarsi una bella zappata sui piedi..perchè: a) l'Unione europea ribadisce si il pricipio contro i licenziamenti in assenza di giusta causa,..ma si bada bene dal prevedere (nemmeno ipoteticamente)..il diritto di reintegro in azienda; b) è' proprio l'Unione europea che spinge con determinazione l'Italia ad allinearsi alle ordinarie logiche funzionalì efficientiste del mercato del lavoro (vigenti ovunque), in particolare..attraverso il ridimensionamento dell'art. 18..Ma..per favoreee!!

    Report

    Rispondi

  • bruno osti

    22 Febbraio 2012 - 19:07

    Dopodiché leggetevi questo: "Il licenziamento nel diritto dell'Unione Europea - La Carta di Nizza afferma come principio generale il divieto di licenziamento senza giusta causa o giustificato motivo, cui devono attnersi tutti gli Stati membri (art. 30). Inoltre, prevede il dovere degli Stati membri dell'Unione di "promuovere l'applicazione e rendere effettivo l'esercizio dei diritti" (art. 51,1) sociali, nonché il dovere di tutelare "l'indipendenza del Giudice" (art.47). Il diritto alla tutela contro licenziamenti ingiustificati è ripreso nella Costituzione Europea (Titolo II, art. 30), in particolare in caso di maternità (Titolo II, art. 33). La reintegrazione è prevista in tutti gli ordinamenti come rimedio ad un licenziamento illegittimo, ad eccezione della Svizzera."

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog