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Tetto ai mega stipendi: altro passo indietro

Nel decreto del presidente del Consiglio, la Commissione Affari Costituzionali ha rilevato delle criticità: "No alle disparità di trattamento"

Tetto ai mega stipendi: altro passo indietro

Passo indietro sul tetto dei maxi stipendi dei manager. "C'è il rischio che si creino delle disparità di trattamento", sostengono Donato Bruno (Pdl) e Silvano Moffa (Popolo e territorio), relatori del parere espresso dalle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera al decreto del presidente del Consiglio Mario Monti sul tetto ai manager pubblici secondo la manovra 'salva Italia'. Nel documendo i due hanno rilevato e messo nero su bianco le criticità di un intervento del genere: c'è il timore di una "disparità di trattamento" riservato dal Dpcm alle pubbliche amministrazioni visto che, ad esempio, si parla dei dirigenti delle amministrazioni centrali dello Stato ma non sono inclusi i dirigenti delle Regioni e degli Enti locali. "Tale esclusione - rilevano i relatori - potrebbe dar luogo a una disparità di trattamento tra soggetti chiamati a svolgere prestazioni simili, in assenza di una ragionevole giustificazione del trattamento differenziato". Per questo le commissioni chiedono "un intervento correttivo della disciplina recata dall'articolo 23-ter" della manovra 'salva Italia'.

Doppi stipendi - Disparità di trattamento vengono rilevate anche tra chi "percepisce un solo stipendio e chi invece, grazie ai cumuli pluri-incarico che però non compaiono dai dati arrivati in parlamento, risulta avere un reddito inferiore a quello realmente percepito e quindi non incappare nel tetto (pari allo stipendio del primo presidente della Corte di Cassazione ossia 294 mila euro).

No alla retroattività - Bruno e Moffa inoltre si oppongono alla retroattività per il tetto agli stipendi dei manager pubblici. Ossia niente limite di retribuzione per i contratti già stipulati. "Il limite di 294 mila euro - si legge nel testo - non può applicarsi in via immediata ai trattamenti stipendiali correlati ad attività lavorative stabili, esclusive e continuative nella Pubblica amministrazione".

Pd e Pdl d'accordo - Nonostante un po' di 'maretta' trasversale soprattutto sulla applicabilità immediata o meno della norma, c'è l'accordo fra Pdl e Pd che pensano di presentare una proposta di parere favorevole che si articolerebbe in sostanza così: dare atto di alcune problematicità presenti del Dpcm, indicare che il tetto è omnicomprensivo, che la norma si applica da subito a tutti i manager pubblici, anche agli enti pubblici non economici, con un invito alle Regioni a conformarsi ad essa e con la richiesta che piccole modifiche legislative, come quella che consente di includere i vertici delle Authority vengano inserite nel dl Semplificazioni all’esame della Camera.   A spiegarlo sono per il Pdl l’ex ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, e Gianclaudio Bressa, per il Pd. Da parte sua, la Lega Nord giudica "puramente demagogiche" le misure del governo volte alla riduzione dei costi della Pubblica amministrazione e presenta la propria proposta di legge alternativa per dire basta agli stipendi d’oro dei manager di Stato, e non solo.

 

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    29 Febbraio 2012 - 14:02

    due indietro,una altro passo a destra seguito da due passi indietro a sinistra.poi si ricomincia.Se loro ci fanno ballare la lambada,noi alle prossime votazioni faremo ballare loro il Twist.

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