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Insulti e offese all'altro Lusi: "Pago per mio fratello minore"

Antonino è sindaco di Capistrello (Aq). Era funzionario ed è stato sempre lontano dai riflettori. Ma ora gli tirano le monetine

Insulti e offese all'altro Lusi: "Pago per mio fratello minore"

«Cosa vuole che dica. Io non giudico nessuno. Non faccio l’avvocato né il magistrato né il confessore. Dopo di che è ovvio che ciascuno risponde di quello che fa. Siamo diversi, non c’è dubbio. Luigi è uno che andava sempre in vacanza, io no. Lo invidiavo pure. Ma sa, tra me e lui ci sono diciassette anni di differenza. È di un’altra generazione. Non mi sono mai messo a discutere dei gusti o dello stile di vita altrui. È mio fratello. E lo sarà sempre. Ma è certo che questa vicenda mi ha provocato un dolore immenso. E un danno evidente. Spero che la magistratura faccia il suo dovere fino in fondo. Ho piena fiducia nel loro lavoro». L’affaire Lusi è anche la storia di due fratelli.

Chi parla a Libero è Antonino Lusi, classe 1944, sindaco di Capistrello, paesino in provincia de L’Aquila. È il più grande di sei fratelli. In paese dicono che è un tipo pignolo, rigoroso, un burocrate. Tra lui e “Luigi” non ci sono quei diciassette anni di differenza. Se il “senatore”, come lo chiamano a Capistrello, era il politico di famiglia, dirigente della Margherita, poi del Pd, Antonino, la politica l’ha fatta da giovane. Poi basta. «Negli anni Settanta, da ragazzo, ho fatto il consigliere comunale nel Pci. Poi ho lasciato stare. Non era per me», spiega. Nel 1982 ha vinto un concorso al Senato («Erano sei posti», precisa) ed è diventato consigliere parlamentare. Ha fatto il segretario di commissione. Poi è stato capo legislativo di vari ministeri. Tra cui quello di Pier Luigi Bersani, l’Industria, all’epoca del primo governo Prodi. «Hanno perfino scritto che sono arrivato lì grazie a mio fratello. Che falsità. Mi segnalarono il sottosegretario di destra e di sinistra. Dissero: prendete quello che è uno competente». La tessera della Margherita? «Ma scherziamo? Mai avuta. Figuriamoci». Perché, se proprio doveva, avrebbe preso quella dei Ds.  Ma è che la politica, lui, non l’ha mai fatta. Era un funzionario. Fino a due anni fa. Quando gli hanno chiesto di fare il sindaco del suo paese, poco più di 5mila anime, sull’orlo del collasso finanziario. «Io ho accettato per spirito di servizio». Si è candidato con una lista civica. Appoggiata da tutto il centrosinistra. 

E ora la bufera. Perché hai voglia a dire che lui non sapeva niente. C’è quell’usufrutto di una casa ad Ariccia intestato alla moglie del figlio, finita sotto inchiesta («Non ne sapevo nulla, nulla. L’ho appreso dai giornali. Mio figlio non è un bambino, non era tenuto a dirmi tutto»). E c’è il conto corrente della Bnl intestato a lui e a Luigi Lusi. Si difende: «È stato chiuso anni fa, non l’ho mai usato». L’aveva aperto, spiega, perché, in quanto dipendente del Senato, aveva un trattamento di favore. «Ma gli estratti conto arrivavano a mio fratello». Vero o no, per il paese, per alcuni, è comunque un complice.
Domenica, all’assemblea che ha voluto fare perché «avevo bisogno di chiarirmi coi miei cittadini», due consiglieri comunali gli hanno gettato le monetine. Un mucchietto di centesimi. «Vergognati!». Il video ha fatto il giro del web. Un capannone, circa ducento persone. Lui che prova a dissolvere quei dubbi che, dice, «sono legittimi». «Ma io voglio guardarvi negli occhi. E in questi giorni ne ho visto troppi abbassarsi». Poi quel lancio di monetine. Davanti al tavolo dove è seduto. Lui ammutolito. La cagnara intorno. Ieri, il bis. Ha dovuto sospendere il consiglio comunale per la gazzarra. «È una cosa più grande di noi, un dolore immenso. Mi chiedono: ma è possibile che non sapesse niente? Ma cosa ne sapevo io della Margherita, dei bilanci, degli accordi verbali o scritti? È mio fratello. Gli sono e gli sarò vicino per quanto possibile. Ma è lui che deve spiegare e difendersi penalmente. La responsabilità è personale. Detto questo, bisogna lasciar fare alla magistratura. Capire come stanno le cose». Anche se il «danno», come lo chiama, ormai è fatto.

di Elisa Calessi

*Antonino Lusi precisa che in riferimento alle vacanze citate nelle prime righe dell'articolo di Elisa Calessi, il fratello di cui parla non è Luigi Lusi, ma un altro fratello, generale nell'aeronautica.

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Commenti all'articolo

  • libero

    15 Marzo 2012 - 13:01

    per dire,se mai fosse necessario,che il ben dell'intelletto,e' cosa sempre piu' rara in questo paese;gli esempi sono cosi' tanti da fugare anche il minimo dubbioi. Spero solo che sia valida la teoria dei grandi numeri,per la quale,una volta raggiunto il punto piu' basso,l'unica via certa sia la risalita,.....con la speranza che sia velocissima

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  • satanik

    15 Marzo 2012 - 10:10

    Più sei farabutto più sei considerato......

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