Cerca

Quando Bersani diceva: "Lusi è un uomo onesto"

Soltanto un anno fa, quando temeva che il tesoriere della Margherita potesse uscire dal Pd, Pier lo adulava: "Un amico che apprezzo e stimo"

Quando Bersani diceva: "Lusi è un uomo onesto"

Nella Margherita ormai quasi nessuno ammette di averlo conosciuto. L’unico che non poteva rinnegare l’amicizia con Luigi Lusi naturalmente è Francesco Rutelli, che oggi lo definisce un criminale e che nell’ultima conferenza stampa ha tenuto a sottolineare che poi così amici non erano mai stati: «E infatti si è preso ben guardia dall’invitarmi a casa sua nella villa di Genzano o in via Monserrato, altrimenti avrei capito». Ma Rutelli non era il solo rapporto stretto di Lusi. Ce ne era almeno un altro: l’attuale segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani. Che in queste settimane fa finta di non averlo mai conosciuto, e che il caso giudiziario non lo sfiori nemmeno: in fondo erano questioni della Margherita. Sì, certo, Lusi era iscritto nel gruppo Pd, ma la questione è stata risolta subito con l’espulsione decretata dai probiviri guidati da Luigi Berlinguer.

Eppure solo un anno fa Bersani marcava a uomo Lusi, che era alla guida di un gruppetto di presunti dissidenti Pd come Andrea Marcucci, Daniele Bosone e Flavio Pertoldi, che secondo le indiscrezioni raccolte dalla stampa stavano per abbandonare il gruppo. Bersani li tranquillizzò, ne ascoltò le richieste, le accolse, ed evitò la rottura. Dopo averlo incontrato Lusi potè fare un comunicato per negare ogni sua tentazione di uscita del Pd. Solo che la stampa continuava a non credergli. Così scese in campo Bersani, usando parole affettuose e bacchettando naturalmente la stampa, che è lo sport preferito dalla politica. «Trovo inaccettabile che persone serie come in senatori Lusi, Bosone, Marcucci e Pertoldi», tuonò il segretario del Pd, «mentre smentiscono con ogni possibile nettezza indiscrezioni sulla loro presunta intenzione di abbandonare il gruppo Pd vedano, nonostante questo, continuamente messa in dubbio la loro parola». Persone serie, dunque per Bersani. E poteva fermarsi lì. Ma non si contenne, e disse qualcosa di più affettuoso anche nei confronti di quello che sarebbe divenuto il mostro: «Sento il bisogno dunque di ribadire a loro la mia amicizia, la solidarietà e la stima del partito e l’apprezzamento per il lavoro comune svolto fin qui, lavoro che continueremo a dispetto di ogni speculazione».

Con la dichiarazione d’amore di Bersani per Lusi la vicenda si chiuse, e nessuno si chiese quale fu il prezzo di quel rientro nel gregge del Pd. Eppure l’ex segretario amministrativo della Margherita non ha mai nascosto di non dare fiducia a nessun leader politico a scatola chiusa. Quando ad esempio il gruppetto ex Margherita fu posto davanti alla decisione sulla scelta fra Bersani e Dario Franceschini (che si aspettava quei voti spontaneamente), Lusi fu papale papale: «Devono essere chiare due cose. La prima è che i voti si danno a chi li chiede. E la seconda è che i voti non sono più gratis. È  finita quell’era». Quel che non è gratis, evidentemente si paga. E sarebbe interessante ora conoscere quale fu il prezzo dell’amicizia fra Bersani e Lusi che evitò la fuga del gruppetto dissidente dal Pd.

Domanda che non si può rivolgere ora a un Bersani che viste le inchieste giudiziarie che in tutta Italia stanno terremotando il suo partito, ha pensato bene di fare le valigie ed emigrare. Ieri il segretario del Pd è riparato a Parigi chiedendo asilo all’amico Francois Hollande al Cirque d’Hiver della capitale francese dove si stava svolgendo la convention del candidato progressista che sta sfidando alle presidenziali Nicolas Sarkozy. Fra primarie che terremotano il partito, tintinnare di manette, polemiche interne su qualsiasi cosa (ieri era Rosy Bindi a dargli adosso), il confino per dimenticare è forse l’unica scelta possibile per il segretario del Pd…

di Fosca Bincher

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Aldo Succi

    19 Marzo 2012 - 08:08

    Desidero rivolgermi a Bersani che tanto "protegge" l'art. 18 della Costituzione. Gli Italiani sono convinti che se un lavoratore o un dipendente di un'azienda ruba dei soldi all'interno della struttura, e viene scoperto sul fatto e per giunta è reo confesso, il dipendente va inevitabilmente licenziato, oltre che processato e condannato. E mi riferisco al Sig. LUSI che lavora (?) al Senato della Repubblica Italiana. E' un nostro "stipendiato d'oro". Ha rubato 13 milioni di euro che rappresentano il contributo "involontario" del popolo italiano, è reo confesso e quindi VA LICENZIATO !!! Perchè non non si provvede in tal senso? Aldo Succi - Isernia (Molise)

    Report

    Rispondi

  • genviello

    19 Marzo 2012 - 02:02

    Delle due l'una: o l'on. Rutelli era assolutamente all'oscuro delle frodi che perpetrava alle sue spalle il tesoriere Lusi ed allora, in questo caso, dovrebbe avere il buon senso di dimettersi per la Sua manifesta incapacita'; o l'on. Rutelli era pienamente consapevole delle frodi che venivano commesse dal suo tesoriere Lusi e ne condividevano insieme i profitti, nel qual caso dovrebbe avere il buon gusto di dimettersi per la Sua manifesta disonesta'.

    Report

    Rispondi

  • Libero Di Rino (LDR)

    18 Marzo 2012 - 23:11

    Tra affaristi si comprendono perfettamente. Solo Rutelli fa finta di non comprendere! Ci tassano sempre più e rubano sempre di più!

    Report

    Rispondi

  • encol1

    18 Marzo 2012 - 19:07

    I politici, chiamiamoli così, in ogni circostanza non perdono l'occasione per dare il meglio della loro straordinaria intuizione. Nel caso specifico credo che non ne abbia azzeccata una, ciò non ostante è pagato per questo-

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog