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Art.18, salvati gli statali: non si possono licenziare

Lavoro, le novità sui licenziamenti non riguarderanno i dipendenti pubblici. Gli altri potranno essere cacciati, ma all'azienda costerà una fortuna

 Art.18, salvati gli statali: non si possono licenziare
La riforma del mercato del lavoro va avanti col consenso di tutti tranne della Cgil. Contrarissima alla soluzione trovata per l'art 18. Ma Monti non ha nessuna intenzione di fare retromarcia e ha spiegato che il governo andrà avanti annunciando per giovedì 22 marzo, l'incontro finale con tutti i partecipanti al negoziato per la chiusura del testo. Nella serata di mercoledì il ministero del Lavoro ha precisato che le modifiche all'articolo 18 contenute nella riforma del mercato del lavoro "non riguarderanno gli statali". Lo hanno spiegato dal dicastero, sottolineando che "non a caso il ministero della Pubblica amministrazione, Patroni Griffi, non sedeva al tavolo". Per tutta la giornata si erano rincorse le interpretazioni sulla portata della riforma, e sembrava che le nuove norme sui licenziamenti senza giusta causa e senza giustificato motivo sarebbero state applicate anche ai lavoratori pubblici poiché anche a loro si applica lo Statuto dei lavoratori. La riforma, in sintesi, prevede tre tipologie di licenziamento: eccole.

Dicriminatorio -  si verifica quando un lavoratore viene licenziato per le sue idee politiche o per l'attività svolta dentro o fuori la sede di lavoro. Dicriminatorio anche il icenziamento per religione, razza, lingua o sesso. Il governo prevede, in questo caso, la nullità del licenziamento: a meno che lo stesso lavoratore non opti per un indennizzo. Su questo punto sono d'accordo anche le parti sociali

Disciplinare - Attualmente, per arrviare a un licenziamento per motivi disciplinari, è necessario che la violazione sia di una certa entità, questo tipo di allontanamento scatta anche quando il lavoratore commetta un illecito penale. Ecco come il governo intende modificare il licenziamento disciplinare: se il giudice accerta la mancanza di una giusta causa, scatta l'applicazione del modello tedesco: se il motivo è inesistente o non è così grave da prevedere un licenziamento, il magistrato può indennizzare il lavoratore illegittimamente licenziato con un numero di mensilità che va tra i 15 e i 27. Su questo punto le posizioni tra le parti sociali si diversificano: le imprese giudicano eccessivi i 27 mesi di indennità: La Cisl e la Uil sono d'accordo con la proposta Fornero, la Cgil è contraria.

Economico - Attualmente, alla base del licenziamento per motivi economici ci dev'essere un giustificato motivo oggettivo inteso come "le esigenze tecniche, produttive, o organizzative" che portano l'impresa alla soppressione di uno o più posti di labvoro. ma comunque entro il limite di quattro. Oltre questa soglia scatta il licenziamento economico collettivo che è regolato da una procedura particolare ed è determinato dalla riduzione dell'attività di impresa o della sola attività di lavora. Per il governo, quando il giudice accerta che il licenziamento di un dipendente è stato stabilito senza giusta causa oggettiva, nel senso di motivi economici legati a ragioni organizzative come l'introduzione di macchinari che necessitano di minori risorse umane, è previsto un solo indennizzo economico compreso tra 15 e 27 mensilità. Contrari gran parte dei sindacati: prevedere un semplice indennizzo e non - com'è previsto oggi - il reintegro in caso il giudice accerti l'assenza di motivi economici. Contraria la Cgil, mentre Cisl e Uil si sono dette d'accordo.

Ammortizzatori La riforma si completa con la transizione ai nuovi ammortizzatori sociali che funzioneranno dal 2017. Il ministro ha detto che i fondi da ,7 miliardi per gli ammortizzatori sono certi. Il nuovo sistema prevede la cassa inegrazione estesa a tutti i settori e che mantiene anche la variante della cassa integrazione straordinaria che esclude però le cessazioni di attività, e l'assicurazione sociale per l'impiego che sostituisce l'attuale indennità di disoccupazione e viene estesa a tutti i lavoratori con contratti a termine del settore pubblico e privato.

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Commenti all'articolo

  • nlevis

    23 Marzo 2012 - 09:09

    ricadrà sulle spalle delle aziende. Hanno sostituito praticamente la cassa integrazione ordinaria con 27 mesi di stipendio. Alla faccia dell'equità. L'unica consolazione è che se si vorrà licenziare un fannullone imposto dall'ufficio del lavoro lo si potrà fare, pagando con lacrime e sangue te lo togli dai piedi, sempre che un bravo giudice lo tuteli e lo reintegri a forza. Si perchè nessun dipendente valido viene licenziato, di qualsiasi idea politica o religiosa sia e se serve. Il resto sono solo tutele vessatorie verso la produzione. Fra gli statali quanti dovrebbero essere mandati a casa senza liquidazione e senza cassa integrazione e invece rimangono con le loro belle tesserine da timbrare all'entrata in ufficio, da quale escono poco dopo per farsi i fatti loro? Peggio quando vanno in "malattia" nei ponti lunghi o per mesi rendendo lo stato ancor più inefficiente.

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  • nlevis

    23 Marzo 2012 - 08:08

    in quest'epoca di GRANDI riforme restano un TABU'? A me pare tutto ciò solo una gran presa per i fondelli, anche la nostra nuova grande e smagliante CREDIBILITA', subitamente recuperata. Ma ci prendono per fessi i vari : Napolitano, Monti, Fornero, Passera, Befera? Sono proprio un bel clan sembrano la santa corona unita.

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  • Kurtz

    22 Marzo 2012 - 17:05

    Fino a quando in questo Paese i mangia pane ad ufo e i fannulloni avranno sempre la meglio; i sindacati continueranno a fare l'interesse di pochissimi, ma innanzitutto dei loro; finché non si impedirà ai politici di campare solo di politica o di fare soldi con la politica, ai lavoratori veri e sfruttati spetterà solo il famigerato uccello Padulo.

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  • charly886

    22 Marzo 2012 - 15:03

    leggo che i dipendenti pubblici non si potranno licenziare ,in questo modo avremo sempre davanti elementi che non lavorano e prendono lo stipendio a sbafo.Anche questo ,ancora una volta è un governo ingiusto e di Merda

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