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Art.18, statali non si licenziano Fornero: forse in futuro

Lavoro e licenziamenti. Per ora non cambiano le norme nel pubblico impiego. Possibili modifiche con riforma a regime

Art.18, statali non si licenziano Fornero: forse in futuro

Le modifiche dell'articolo 18 decise dal governo nella riforma del lavoro saranno applicate anche al pubblico impiego? La cricostanza non è chiarissima. Ieri, mercoledì 21 marzo, il governo aveva spiegato che il nuovo articolo 18 non sarebbe stato applicato agli statali. Inoltre l'applicazione dello Statuto dei lavoratori ai dipendenti pubblici sancito dal Testo unico prevede una disciplina normativa diversa da quella del settore privato, compresa quella relativa ai licenziamenti. Inoltre il punto più controverso dell'attuale modifica dell'articolo 18 è quello che riguarda i licenziamenti motivati con ragioni economiche, che andrebbero a colpire maggiormente il settore privato ma più difficili da interpretare in quello statale. La situazione è complessa. La domanda resta sempre la stessa: l'articolo 18 varrà anche per gli statali?

Fornero: "Non è nel mio mandato" - Una risposta ha provato a darla il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, nel corso della conferenza stampa che ha seguito il vertice di Palazzo Chigi: "Non era nel mio mandato di intervenire sulla funzione pubblica, ma questo non vuol dire che non interverremo. Il governo valuterà che cosa deve essere fatto, o ancora fatto, sul pubblico impiego, perché molto è stato fatto". Una risposta che assomiglia a un punto della nota diramata dal governo nel pomeriggio di mercoledì: "Solo all'esito della definizione del testo di riforma del mercato del lavoro si potranno prendere in considerazione gli effetti che essa potrebbe avere sul settore pubblico". E se questi effetti verrano registrati "si valuterà se ricorra l'esigenza di norme che tengano conto delle peculiarità del lavoro pubblico". Insomma, la risposta non esiste. Per ora gli statali non si toccano. In futuro, magari.

 

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  • Luke9977

    26 Marzo 2012 - 15:03

    X francopit. E chi ha detto che non si può. Licenziare nel pubblico impiego è una possibilità che già è prevista dalle norme in vigore. Se la cosa la può confortare, credo che nei prossimi anni ci saranno licenziamenti anche nella PA: lo pretende l'Europa, alla cui amministrazione controllata siamo ormai assoggettati; ce lo impone la situazione economica, che rende insostenibile la spesa per una macchina burocratica, in molti casi obiettivamente ipertrofica, gonfiata a dismisura da anni di clientelismo politico. Il problema è che i licenziamenti, quasi sicuramente, non avverranno in base alla valutazione del merito. Ma presumo che a lei, come a tanti altri, questo non interessi. E' universalmente risaputo che noi "statali" siamo tutti uguali: fannulloni e raccomandati...

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  • francopit

    26 Marzo 2012 - 12:12

    In Danimarca hanno cominciato a licenziare statali le cui funzioni sono state definite non più necessarie al funzionamento della pubblica amministrazione.

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  • Luke9977

    25 Marzo 2012 - 17:05

    X liberopensiero77. La riforma Brunetta è stata varata, come molte delle riforme degli ultimi decenni, con ottime intenzioni: è evidente che sarebbe interesse dei dipendenti che lavorano con impegno una valutazione oggettiva della prestazione lavorativa e l'assegnazione della retribuzione accessoria sulla base dei risultati concretamente ottenuti. Il problema, in un sistema pervaso dalla presenza soffocante dei partiti politici, è che difficilmente la riforma, come già quelle che si sono susseguite negli anni, sarà applicata correttamente. A tutto ciò si aggiunge il fatto che i dirigenti, pur essendo già da tempo equiparati (sulla carta) al privato datore di lavoro, sono, in realtà, distanti anni luce dai colleghi del settore privato difficilmente pagano per gli errori commessi e ancora più difficilmente premiamo o valorizzano i dipendenti che lavorano meglio. Perché dovrebbero farlo? Per conservare la loro posizione non devono far altro che adeguarsi ai "desiderata" dei partiti

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  • liberopensiero77

    24 Marzo 2012 - 12:12

    X Luke9977. Concordo con te (sono anch'io uno statale), perchè i licenziamenti potrebbero essere legati, per es., alle raccomandazioni politiche, visto che poi ai vertici della p.a. ci sono i politici. Anche per evitare questo rischio andrebbe applicata la rifoma Brunetta, che prevede un sistema oggettivo di misurazione della prestazione lavorativa e una sua valutazione per l'assegnazione della retribuzione accessoria (c.d. "premi"). Finora estremamente avversata la riforma dai sindacati e da buona parte del personale, perchè è più comodo dare straordinari e premi a pioggia praticamente a tutti (figuriamoci se ai sindacalisti interessa una riforma che premia chi lavora: loro non lavorano ...), avere una graduatoria del personale basata sulla produttività e il merito consentirebbe di "pescare" fra gli ultimi posti quelli eventualmente candidati al licenziamento. Con le nuove norme sul licenziamento dovrebbero essere gli statali stessi a chiedere che si applichi la riforma Brunetta.

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