Cerca

Art.18: no al reintegro Lavoro, leggi il testo

Dopo 5 ore di CdM il governo approva il testo della riforma "salvo intese": cosa cambia sui licenziamenti. Possibili modifiche in Aula: è già polemica

Art.18: no al reintegro Lavoro, leggi il testo
Il Consiglio dei Ministri ha approvato il testo della riforma del lavoro salvo intese. Dopo 5 ore di riunione a Palazzo Chigi, ora la palla passerà al Parlamento. I partiti potranno proporre modifiche al documento licenziato dal governo. La notizia è che nonostante le pressioni di sindacati, Cei e Pd, sul licenziamento per motivi economici il premier Mario Monti tira dritto: il ddl prevede infatti che "per il licenziamento per motivi economici il datore di lavoro possa essere condannato solo al pagamento di una indennità". Niente rimpallo al giudice, dunque, per decidere sull'eventuale reintegro del lavoratore. Particolare "attenzione" , in ogni caso, ha assicurato il ministro del Welfare Elsa Fornero, sarà riservata all'intento di "evitare abusi" da parte delle aziende anche per ribadire il concetto espresso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: "Non ci sarà una valanga di licenziamenti facili". Il diritto al reintegro nel posto di lavoro potrà essere disposto dal giudice "nel caso di licenziamenti discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare". Ma la partita non è certo finita, anzi riparte dal Parlamento. E dal Pdl al Pd, è già gara a chi mostra i muscoli per blindare o modificare il testo. I tempi del disegno di legge sono lunghi, ma non lunghissimi: si punta a chiudere la pratica dopo le elezioni amministrative.



"Più flessibilità, più crescita" - "Il disegno di legge" riguardante la riforma del mercato del lavoro, comunica l'esecutivo, "è il frutto del confronto con le parti sociali. Ne emerge una proposta articolata che, una volta a regime, introdurrà cambiamenti importanti". "Si tratta - prosegue - di una riforma lungamente attesa dal Paese, fortemente auspicata dall'Europa, e per questo discussa con le parti sociali con l'intento di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace cioè di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, di stimolare lo sviluppo e la competitività delle imprese, oltre che di tutelare l'occupazione e l'occupabilità dei cittadini". Il testo modifica la disciplina degli ammortizzatori sociali (sussidio di disoccupazione per giovani e precari e fondo di solidarietà per i settori non coperti dalla cassaintegrazione straordinaria) e della mobilità in entrata (con i contratti di apprendistato) e interviene ma il tema centrale, come detto, è la mobilità in uscita.

Rito abbreviato per i licenziamenti - Innanzitutto, il ddl introduce il rito abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti. "E' prevista - si legge nella nota di Palazzo Chigi - l'introduzione di un rito procedurale abbreviato per le controversie in materia di licenziamenti, che ridurrà ulteriormente i costi indiretti del licenziamento". Previste nuove misre per gli scivoli: l'esodo dei lavoratori anziani sarà infatti ora a carico interamente del datore di lavoro. "A tal fine - si aggiunge - è prevista la facoltà per le aziende di stipulare accordi con i sindacati maggiormente rappresentativi, finalizzati a incentivare l'esodo stesso". Saranno introdotte infine norme di contrasto alla pratica delle cosiddette dimissioni in bianco con modalità semplificate e senza oneri per il datore di lavoro e il lavoratore. Il ddl rafforza (con l’estensione sino a tre anni di età del bambino) il regime della convalida delle dimissioni rese dalle lavoratrici madri.

Le modalità del reintegro - Capitolo reintegro, il più scottante. Il diritto alla reintegrazione sarà disposto dal giudice nel caso di licenziamenti   discriminatori o in alcuni casi di infondatezza del licenziamento disciplinare. "Con la riforma si riduce l'incertezza che circonda gli esiti dei procedimenti eventualmente avviati a fronte del licenziamento". Per questo, prosegue ancora il testo, "si introduce una precisa delimitazione dell'entità dell'indennità risarcitoria eventualmente dovuta e si eliminano alcuni costi indiretti dell'eventuale condanna, ad esempio le sanzioni amministrative dovute a fronte del ritardato pagamento dei contributi sociali". "Grazie a questi provvedimenti il costo sostenuto dal datore di   lavoro in caso di vittoria del lavoratore è “svincolato” dalla   durata del procedimento e dalle inefficienze del sistema giudiziario".  Negli altri casi, tra cui il licenziamento per motivi economici, "il   datore di lavoro può essere condannato solo al pagamento di un'indennità. Particolare attenzione è riservata all’intento di evitare abusi".




Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • imahfu

    23 Marzo 2012 - 23:11

    Il reintegro interveniva quando il lavoratore era cacciato senza giusta causa o giustificato motivo, cioé era stato licenziato con una scusa. Per il lavoratore é un danno e va rimborsato con il lucro cessante e il danno emergente, non con una somma di danaro che poi lo lascia senza mezzi a breve termine (successivo lavoro é una chimera). Un principio giuridico risalente ad un lontano passato é stato bistrattato. Ci sono gli estremi per impugnare la legge a mio parere o superarla.

    Report

    Rispondi

  • thorglobal

    23 Marzo 2012 - 23:11

    Qualcuno riesce a spiegare per quale motivo i dipendenti pubblici(a qualsiasi categoria appartengono)sono INTOCCABILI e ILLICENZIABILI? Sono arrivato alla conclusione:i primi sono figli di buone donne,gli altri figli di p.....A questa concezione ottocentesca e illiberale la mia coscenza si ribella.

    Report

    Rispondi

  • imahfu

    23 Marzo 2012 - 23:11

    Un discorso contorto, complicato, inspiegabile farcito di parole al vento, forse sognate ma lontanissime dalla realtà. Sara' rifatta quando la politica riprenderà il suo posto. Ma é ceerto che si é scelto il momento meno adatto e si cerca di scaricare la crisi sui piu' deboli. La concorrenza alla Cina e all'India? Presto detto e fatto: un pugno di riso, le ciabatte e il tugurio .

    Report

    Rispondi

  • imahfu

    23 Marzo 2012 - 23:11

    Se devono star male i lavoratori privati, stiano male anche quelli pubblici. Si chiama '''solidarietà tra lavoratori''', la gioia della parte retriva degli imprenditori. E poi: non cercare di migliorare ma fai peggiorare uno straccione come te. Che spettacolo squallido.

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog