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Lavoro, riforma nella palude tra feste, urne e veti incrociati

Il disegno di legge ha tempi lunghi. E tra Pasqua, elezioni amministrative, vacanze estive e Finanziaria il sì ne 2012 è duro

Lavoro, riforma nella palude tra feste, urne e veti incrociati

Adesso il rischio, per il governo, è di trovarsi immerso nella palude parlamentare. Con il disegno di legge che riforma il mercato del lavoro immerso in uno scenario da incubo: un passaggio parlamentare, tra commissioni e Aule di Senato e Camera, più lungo del previsto. E quindi tale da far slittare l’approvazione definitiva del provvedimento a dopo l’estate. Quando però i partiti che sostengono Mario Monti, Pd in primis, potrebbero avere la testa già rivolta alle Politiche della primavera successiva per avere voglia di sporcarsi le mani con l’articolo 18.

Non è un caso che il Pdl, sostenitore del decreto-legge, abbia messo in guardia l’esecutivo dal pericolo di «esiti imprevedibili» per il ddl. Ieri il segretario, Angelino Alfano, ha lanciato una proposta per uscire da quello che sembra già uno stallo: «Se vogliamo evitare che tutto quello che si è verificato nelle ultime ore appaia puramente dilatorio, prendiamo l’impegno a concludere i lavori di questa importante riforma entro un tempo prefissato». Ovvero entro l’estate, come auspicato da Renato Schifani, presidente del Senato. Ma ciò significa, come ha fatto notare Alfano, «raddoppiare i tempi rispetto a un decreto». E le incognite non mancano.

Innanzitutto il testo della riforma ancora non c’è: serviranno diversi giorni prima che l’articolato sia inviato al presidente della Repubblica per l’autorizzazione della sua presentazione in Parlamento, come prescrive l’articolo 87 della Costituzione per i disegni di legge governativi. Poi inizierà l’iter vero e proprio, presumibilmente da Palazzo Madama. Dove all’interno del Pd l’ala che sostiene il governo è più numerosa che a Montecitorio, assemblea nella quale i “dissidenti” anti-Monti sono prevalenti.

Il primo intoppo, tuttavia, è destinato a presentarsi a stretto giro di posta: nell’agenda parlamentare incombe la pausa di una settimana per le festività pasquali, ma soprattutto a maggio sono in calendario - primo turno domenica 6 e lunedì 7, ballottaggi due settimane dopo, il 20 e il 21 - le elezioni amministrative in 1.020 Comuni italiani, di cui 28 capoluoghi di Provincia. È facile pensare che i partiti in lizza non saranno disponibili ad alcun ammorbidimento delle loro posizioni di partenza al fine di non scontentare il proprio elettorato. E le Camere, in ogni caso, resteranno chiuse per altri sette giorni subito prima delle elezioni.

Non solo. Una volta terminata la partita elettorale, la discussione sulla riforma del mercato del lavoro si inserirà in una dinamica parlamentare che vede molta carne al fuoco: su tutti i temi relativi a Rai e giustizia, con il Senato che sarà chiamato a pronunciarsi sulla responsabilità civile dei magistrati. Sul tappeto, inoltre, ci sono i decreti in scadenza, la cui conversione in legge avrà la precedenza.

Ecco perché l’obiettivo di approvare la riforma entro luglio è tutt’altro che semplice da centrare. La maggioranza, inoltre, per evitare che il testo faccia la spola tra Montecitorio e Palazzo Madama, dovrà necessariamente trovare un accordo in grado di blindare il testo dopo il primo via libera. Cosa che al momento appare improbabile.

L’allungamento dell’esame a settembre potrebbe rappresentare la pietra tombale per la riforma. Ad ottobre, infatti, il testo sul mercato del lavoro dovrebbe fare i conti con l’apertura della sessione di bilancio. Per non parlare del fatto che in autunno i partiti saranno già in campagna elettorale, stavolta per le Politiche, con quello che questo comporta in termini di cautela per non irritare ulteriormente i propri sostenitori.
Poiché poi, con ogni probabilità, la riforma del mercato del lavoro sarà realizzata attraverso un disegno di legge delega, il provvedimento che uscirebbe dal Parlamento necessiterebbe comunque dell’adozione di successivi decreti legislativi da parte dell’esecutivo. E i tempi si allungherebbero ancora.

di Tommaso Montesano

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Commenti all'articolo

  • angelo.Mandara

    25 Marzo 2012 - 16:04

    Per l'augurio...che questo Governo non si areni alle prime pastoie di giochi politici, sempre in agguato, e non veda nel solo popolo il limone preferito da spremere, se a questo Esecutivo dovesse mancare l'autonomia necessaria ad espletarsi per non sentirsi al guinzaglio delle tre principali forze parlamentari che lo imbrigliano,visto il rumore sollevato da una di queste nel ricordare al Prof che lo stesso era lì soltanto per rimettere in sesto il soloaspetto economico della ripresa (accettando successivamente l'allargamento alla Giustizia). Come è possibile parlare di "crescita" quando si continua a convivere con forme di arcaismi come dazioni elettorali ai partiti ed altre forme di sussistenza? (segue) Angelo Mandara

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  • angelo.Mandara

    25 Marzo 2012 - 16:04

    Tutto danaro che trova,in pratica, un unico pozzo...il più comodo...mentre la "soma" continuano a portarla i soliti male-stanti e gli eletti continuano a menar il can per l'aia. Ora domando : e se della riforma Lavoro se ne fosse trattato a fine mandato del Prof..con le Casse più pingui di altre entrate?L'anno che rimane a questo Governo volerà in fretta (..come sempre quando si hanno tante cose da fare...tra ferie, feste ed imprevisti) e molte riforme rimarranno incompiute, forse con complicità inaspettate? Quanto sarà nuovamente rimandato alla politica che tornerà...sarà ancora materia destinata ad un limbo da quantificare? Perchè da dividersi in "campi" toccati dal Prof e quelli no? Avremo così un'Italia bicolore? Saluti. Angelo Mandara

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  • mich123

    25 Marzo 2012 - 14:02

    La legge sarà pronta in estate, dopo che l'Inter avrà vinto lo scudetto.

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  • paolog.0575

    25 Marzo 2012 - 14:02

    Non capisco la contentezza del CDX, di confindustria, e delle associazioni dell'artigianato/commercio per questa "riforma" del mercato del lavoro: prevedo che per quanto riguarda l'art. 18, in parlamento si arriverà a far si che sia sempre il giudice a stabilire se si va al reintegro o all'indennizzo; e vedendo la linea di condotta del 99% dei magistrati, si avrà sempre il reintegro (Melfi di questi giorni docet...), e quindi, non cambierà alcunchè. E per questo fuoco di paglia tutti i signori sopracitati hanno praticamente azzerato la flessibilità dei contratti di lavoro introdotta con la legge Biagi: addio collaborazioni a progetto, lavori a partita IVA, contratti a termine, etc. Alla fine penso che il bilancio fra quelli che si ritroveranno senza lavoro ed i fantomatici nuovi assunti sulla base di tale riforma penderà drammaticamente dalla parte dei senza lavoro. Il CDX pensa che in difficoltà sia Bersani, ma penso che alla fine chi lo prenderà in quel posto saranno Alfano e soci.

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