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Articolo 18, verso l'accordo: cosa ottengono Pdl e Pd

Lavoro, sulla flessibilità in uscita si va verso il modello tedesco; in entrata si lotta contro la rigidità dei contratti

Articolo 18, verso l'accordo: cosa ottengono Pdl e Pd

L'accordo sull'articolo 18 è prossimo. Il punto d'incontro tra Pd e Pdl, che si troverà nella discussione in Parlamento, prevede uno scambio tra flessibilità in uscita e in entrata. Sulla prima si va verso il modello tedesco, sulla seconda, invece, si punta ad eliminare gli adempimenti burocratici e alcune rigidità per i contratti non a tempo indeterminato.

Qui Pd - Il Pd, nel merito, propone di raffozare nel caso di licenziamenti economici, la conciliazione (come avviene per quelli collettivi). Se non si arriva all'accordo si va davanti a un giudice. Ma arrivati a quel punto non toccherà al lavoratore dimostrare che non sussistono ragioni economiche per essere licenziato, come prefigura la bozza redatta dal ministro Elsa Fornero. Così l'onere della prova toccherebbe al datore di lavoro, ma in ogni caso il Pd non pensa a un reintegro automatico.

Qui Pdl - Riguardo alla flesisbilità in entrata, più si estendono le tutele ai lavoratori flessibili, con l'Aspi e la mini Aspi, più diventerà semplice armonizzare il sistema. In soldoni, se il governo estenderà gli ammortizzatori anche ai co.co.pro. e agli altri precari, il Pd è pronto ad alleggerire il carico della aziende. Alfano e il Pdl, però, restano cauti. La disponibilità a discutere c'è. Ma è necessario rivedere la flessibilità in entrata, per esempio lasciando l'apprendistato così com'era previsto nel decreto Sacconi, eliminando le comunicazioni e i vari balzelli che si richiedono alle aziende se fanno contratti flessibili.

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Commenti all'articolo

  • DHARMAPUNTHY

    03 Aprile 2012 - 20:08

    io sono uno dei pochi casi in italia forse l'unico di lavoratore licenziato per giustificato motivo oggettivo di tipo economico reintegrato dal giudice. nonostante ciò che dice il signore che ha commentato, il datore di lavoro o meglio il legale rappresentatnte eletto pro tempore della realta associativa in cui lavoravo in realtà aveva assolutamente mascherato dietro questa frottola la sua voglia di cacciarmi perchè avevo scoperto cose che lo potevano mettere a nudo di fronte al mondo con tutte attività immobiliari di dubbia origine fatte da una società tra lui il direttore della associazione e la donna del presidente dei revisori dei conti della stessa associazione. tale società poi era controllata da un'altra gestita da tre personaggi noti alle galere per truffe e raggiri vari oltre che per avere aziende di riciclaggio nel trapanese. un avvocato radiato agli arresti domiciliari da demagistris per truffa in calabria alla comunità europea. io ho venduto la casa per avvocati loro nulla

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  • powerinvest

    03 Aprile 2012 - 19:07

    è abbastanza triste, nel senso che ogni Partito vorrebbe "brillare" di fronte ai dipendenti ed imprenditori. Manca l'analisi vera, forse è quella che ha fatto la Prof. Fornero, cioè una soluzione FUNZIONALE e non "se tu MI dai questo io TI do quello". Il decreto deve essere nell'interesse del Paese e non per la gloria dei Partiti o dei Sindacati.

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  • libero7847

    03 Aprile 2012 - 18:06

    Dalla mia lunga esperienza aziendale, uno del motivi principali per cui un datore di lavoro vuole licenziare un dipendente è quando si accorge che la sua presenza influenza in modo negativo il gruppo di lavoro cui appartiene. Ovvero si oppone alle decisioni degli altri, parla male della sua azienda, critica senza costruire, rallenta il lavoro di tutti i colleghi. E in questi casi non c'è ragione che tenga, viene meno la fiducia nei suoi confronti e si deve allontanare. La sola idea che la decisione di reintegrarlo viene lasciata in mano a un giudice (specialmente se appartenente alla magistratura italiana) farebbe scappare qualsiasi imprenditore che vuole rimanere sul mercato. Meditate!

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  • arch

    03 Aprile 2012 - 16:04

    cioè i lavoratori lo prendano in tasca. Su questo sono certo che troverranno l'accordo.

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