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Lega e la Montecarlo padana: sulla casa nessuna spiegazione

L'eredità, nel 2010, di un'anziana militante a Milano. Il sospetto: Bossi si è tenuto i 480mila euro ricavati dalla vendita

Lega e la Montecarlo padana: sulla casa nessuna spiegazione
Certo, l’uscita di scena del vecchio guerriero padano si ingoia la cronaca; ma forse sulle stesse dimissioni di Umberto Bossi pesa anche la domanda inquietante che ieri Libero s’è posta: e se per Bossi -come per Gianfranco Fini- esistesse una personalissima “casa di Montecarlo”? Perchè, in fondo, ieri, avevamo gentilmente chiesto al partito che fine avessero fatto quei 480mila euro ricavati dalla vendita di un appartamento milanese lasciato in eredità a “Bossi Umberto quale segretario della Lega Nord” da parte di Caterina Trufelli ottuagenaria appassionata leghista. Avessimo ottenuto non dico un chiarimento, ma almeno un refolo di spiegazione, un brandello di scuse, finanche il solito “vaffa” condito dalla sindrome del complotto “contro l’unico movimento di popolo antipartitocratico”.  Nulla di nulla. La notizia, pur tambureggiata via radio, tv e internet è galleggiata nell’oblio dei leghisti; i quali, ad onor del vero, in serata, con le dimissioni del Capo avevano altro a cui pensare. Eppure la storia della Caterina Trufelli, classe ’31 di Cignogara frazione di Viadana, di terra padana che più padana non si può, merita il racconto.

L’anziana militante -che pare avesse tra i desideri più intimi l’aver le proprie ceneri cosparse nel Po- era defunta il 10 maggio 2010. Non dopo, però, aver ottenuto il bello e ampio appartamento di sette vani al sesto piano di viale Mugello 6, zona viale Umbria che era stato al centro di una feroce disputa giudiziaria tra Caterina stessa, la sorella Annamaria Monis e la madre Iolanda per chissà diavolo quale acredine familiare. Quell’“intero immobile” assegnatogli dal tribunale di Milano con balconcini, cantina, solaio e “rendita catastale  di euro 958,03” era tutto il suo mondo. E, non potendolo dare in lascito alla sorella Roberta scomparsa prematuramente, nè al nipote scavezzacollo con quale la donna aveva ferocemente litigato («Sono stata da lui insultata e minacciata, lo escludo totalmente dal beneficio, rinnegando la parentela se possibile»); be’, insomma, la Caterina aveva ritenuto, nella fedeltà della militanza, di redigere nuovo testamento a favore del partito nella figura di Bossi segretario, indirizzando le sue volontà all’avvocato Francesca Passerini, esecutore testamentario della signora nonchè procuratrice speciale dell’Umberto stesso. La signora Caterina lascia questo mondo il 10 maggio 2010; e lascia l’immobile a Bossi. Il quale - senza usare avvocati e/o notaio avvezzi agli affari della Lega - accetta il lascito e lo pone in vendita. E l’appartamento trova immediatamente un’acquirente in tale Angela Torazzi “non coniugata”, la quale lo rileva il 1 febbraio 2011.

Il prezzo concordato è di 480.000 euro, pagato con assegni non trasferibili del valore di 17.305,06, 19.126,32 , 2.741,02  e 1.445 euro, nonché circolari di 113.568,62, 250.000 e 75.813,98 euro. Il 25 febbraio 2011 l’Agenzia del Territorio registra contemporaneamente i due atti, l’accettazione e la compravendita. Tale pratica, soprattutto in casi di lasciti ai partiti legalmente rappresentati dai propri segretari, è abbastanza comune. Per dire, sia Amintore Fanfani con la vecchia Dc, sia Giorgio Almirante nell’epoca d’oro del Msi, accettavano eredità da elettori affettuosi; e le giravano immediatamente nella disponibilità del partito. La procedura d’acquisizione e vendita richiedeva obbligatoriamente comunicazione congiunta alla Camera. Bossi Umberto non vi ha provveduto, violando regolamenti ed etica parlamentare. Ma il dubbio più pesante riguarda la consegna dei 480mila euro nella casse del partiti sotto forma di erogazione volontaria liberale. Secondo fonti interne non appare ancora da nessuna parte, nonostante la scadenza dei termini di prassi (di prassi, non di legge: il bilancio ufficiale di partiti si chiuderebbe il 30 giugno, ma tempo per versare in un anno e passa ce n’era).

Dal testamento olografo della donna traspare la volontà di una fiera femmina padana: «Io sottoscritta Caterina Trufelli, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali revoco ogni mio precedente testamento e nomino erede universale l’onorevole Umberto Bossi, quale segretario della Lega Nord...». Sarebbe doveroso sapere se ad essa sia stato dato seguito.


di Francesco Specchia

 

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    07 Aprile 2012 - 18:06

    ...per ammissione stessa di avvocati, del notaio e dei maggiornti della Lega "quale segretario della Lega Nord" è espressione giuridica per indicare PROPRIO LA LEGA NEL SUO LEGALE RAPPRESENTATE. I folli non siamo noi... fs

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  • sebin6

    06 Aprile 2012 - 18:06

    concordo con te amico mio. Solo dei giudici comunisti possono impedirci di farci i ns. affari. Dopotutto cosa facciamo di male i soldi e le belle donne piacciono a tutti e gli italiani sono troppo fessi. Buon bunga-bunga anche a te.

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  • Ade

    06 Aprile 2012 - 15:03

    Perchè Bossi è indagato mentre Fini nemmeno no. Strano vero?

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  • antari

    06 Aprile 2012 - 12:12

    se la casa e' lasciata "a Bossi, quale segretario della lega", si tratta di un lascito alla persona (per il sui palese merito di esser segretario). Se il lascito e' "a Bossi per la Lega" si tratta di un lascito a Bossi, che deve spendere i soldi per finalita' di partito. Ma siamo nel primo caso e non nel secondo.

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