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Patronati CePa, lavoro e pensioni dignitosi per giovani e anziani

Patronati CePa, lavoro e pensioni dignitosi per giovani e anziani

Roma, 6 mag. (Labitalia) - Giovani e anziani chiedono lo stesso futuro: dignitoso lavoro, dignitosa pensione. A dirlo i patronati del Ce.Pa. (Acli, Inas, Inca e Ital) in vista delle Giornate della Previdenza, giunte alla VI edizione, che si terranno a Napoli in piazza Plebiscito, dal 10 al 12 maggio. Una fiera di dibattiti e incontri finalizzati a sviluppare una nuova cultura della previdenza soprattutto tra i giovani, i primi a soffrire di una mancanza di informazione, che li rende ancora più fragili rispetto alle loro prospettive pensionistiche.

L’incontro del Ce.Pa., che si svolgerà il 12 maggio, dalle ore 9.30 alle 11, vuole quindi confutare una certa interpretazione del contesto sociale che vede contrapposte vecchie e nuove generazioni, quasi come se avessero obiettivi opposti.

“Una visione distorta della realtà -spiega Morena Piccinini, presidente dell'Inca, il patronato della Cgil- che, come osserviamo ogni giorno nella nostra attività di tutela, non esiste. I pensionati, con i loro redditi sono oramai diventati un supporto indispensabile per i giovani, sempre più disoccupati e precari, ai quali è stata sottratta qualunque certezza del diritto sia nel lavoro sia nella capacità di costruirsi un futuro pensionistico. Le leggi previdenziali che si sono succedute negli anni sono segnate da un unico comune denominatore che è quello della compatibilità finanziaria, a scapito dei diritti del lavoro e di cittadinanza”.

Sotto accusa soprattutto, secondo i patronati l’ultima riforma, che ha innalzato i requisiti anagrafici e contributivi al pensionamento che sta scoraggiando i versamenti previdenziali obbligatori e il risparmio previdenziale, mettendo a rischio il principio ripartitivo su cui si fonda il sistema nel suo complesso; vale a dire quel meccanismo che consente di garantire il pagamento delle pensioni in essere con i contributi di chi lavora. Ne consegue che, con gli attuali alti livelli di disoccupazione giovanile, sarà sempre più difficile poter ricostruire un tessuto solidaristico nel nostro sistema previdenziale.

In Italia, ricordano i patronati, ci sono oltre due milioni di ragazzi e ragazze che non lavorano, né sono inseriti in percorsi di studio; ancor oggi, con le leggi di riforma del mercato del lavoro, circa il 40 per cento risulta disoccupato e nell’ultimo anno molti di loro hanno preso la via di fuga all’estero per costruirsi migliori condizioni di vita. Un depauperamento del paese che finisce per accelerare, anziché rallentare, la contrapposizione intergenerazionale.

A supporto di questa analisi così sconfortante, l’Inca ricorda che ci sono, da un lato, gli ultimi dati dell’Inps sui redditi da pensioni, che si collocano, per la maggior parte, al di sotto di 750 euro e, dall’altro, le cifre dell’Istat sull’aumento della povertà, che coinvolgerebbe circa 4 milioni di persone.

“A tutto questo -sottolinea Morena Piccinini- corrisponderebbe, per la prima volta, una diminuzione dell’aspettativa di vita di uomini e donne, soprattutto derivante da una rinuncia degli italiani a curarsi. Tradotto in altre parole, questo significa meno visite mediche, meno prevenzione, meno salute".

"Le regole pensionistiche -avverte- imposte con la legge Monti Fornero, però, non tengono in alcun conto di questo inedito risultato. L’età di pensionamento, infatti, cresce costantemente come se la speranza di vita non dovesse mai scendere, provocando una riduzione del periodo di godimento della pensione. Una scelta sbagliata che non aiuterà la ripresa economica, tanto meno occupazionale e che invece incoraggerà la contrapposizione intergenerazionale, tra chi è già in pensione e chi spera di arrivarci”.

Per questa ragione, i patronati del Ce.Pa., a cominciare dall’Inca, vogliono contribuire ad arrestare questa deriva ricordando che giovani e anziani non sono due entità contrapposte, ma due realtà che devono poter convivere in condizioni dignitose, nel rispetto dei principi di uguaglianza, di assistenza e di solidarietà, che segnano il livello di civiltà di un paese.

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