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Consulenti lavoro, su previdenza serve welfare integrato della persona

Consulenti lavoro, su previdenza serve welfare integrato della persona

Roma, 2 lug. (Adnkronos/Labitalia) - A livello previdenziale serve un welfare integrato per i contribuenti. A chiederlo oggi i consulenti del lavoro in occasione di un dibattito sulla previdenza al Festival del lavoro. “Il sistema delle Casse previdenziali -spiega Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro e del Cup- è virtuoso e quello dei consulenti dimostra che si può amministrare in modo trasparente, andando oltre il primo pilastro”.

“Dobbiamo operare ancora di più -sottolinea- per dare garanzie agli iscritti durante tutta la loro vita lavorativa, per questo alle istituzioni chiediamo di poter investire per un welfare integrato della persona”.

“In materia previdenziale -chiarisce Alessandro Visparelli, presidente Enpacl- è stata fatta una grande riforma, che però si scontra con la realtà. Abbiamo bisogno che le persone conoscano come si forma la previdenza, pensando anche alla sostenibilità. La nostra è una previdenza sana, tuttavia offre di più a chi ha la forza di accantonare di più, per questo dobbiamo inserire un aspetto di solidarietà, attraverso la partecipazione consapevole di tutti gli iscritti”.

“Noi -ricorda Tiziano Treu, già ministro del Lavoro- siamo riusciti a garantire sostenibilità con la riforma del ’95. Dobbiamo valorizzare meglio la previdenza supplementare, lasciando la scelta al singolo”. Per Treu, è necessario “mettere uno zoccolo a tutela minima per le pensioni troppo basse”.

“Esiste un assegno sociale -continua Maria Luisa Gnecchi, membro della commissione Lavoro della Camera- che va incontro alle esigenze delle persone che non hanno contributi a sufficienza. Dobbiamo però lavorare seriamente per creare una situazione previdenziale adeguata. Bisogna dunque garantire un minimo al quale sommare un calcolo contributivo vero del lavoro”.

“Questo sistema -assicura- dà sicurezza ai giovani che devono sapere che vale la pena di versare i contributi e creare quindi una cultura previdenziale”.

Una cultura previdenziale chiesta anche da Giampaolo Crenca, presidente del Consiglio nazionale degli attuari: “Per questo, la busta arancione è utile. La cultura previdenziale andrebbe fatta già nelle scuole. I giovani saprebbero così a cosa si va incontro”.

Alberto Brambilla, presidente di Itinerari Previdenziali, sottolinea però che “non possiamo permetterci un welfare a 5 stelle; il nostro è un Paese stile Maghreb: quelli che fanno la dichiarazione dei redditi sono meno della metà della popolazione, il 56% delle tasse è pagato dal 13% della popolazione”. “Su 830 miliardi di preconsutivo del Bilancio dello Stato -continua Brambilla- il 53% viene speso in welfare. Bene, però l’innovazione? Non può continuare così: abbiamo bisogno di un welfare serio e di controlli accurati”.

“Le Casse di previdenza -aggiunge Concetta Ferrari, direttore generale del ministero del Lavoro- devono essere responsabili, insieme all’Inps. Abbiamo troppe sacche di lavoro grigio e l’assegno sociale non è la pensione. Alcune Casse sono in sofferenza, anche se rappresentano un esperimento riuscito di responsabilizzazione dei liberi professionisti”.

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