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Consulenti lavoro, criticità da eliminare contributi maternità autonome

Consulenti lavoro, criticità da eliminare contributi maternità autonome

Roma, 22 set. (Labitalia) - I contributi sulla maternità delle lavoratrici autonome? Una criticità da eliminare, almeno per la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro che nel parere numero 9 evidenzia "la forte iniquità del sistema previdenziale, che mette a rischio la costituzionalità della norma nel momento in cui gli enti di previdenza impongono di pagare i contributi previdenziali anche su somme corrisposte a titolo di prestazioni assistenziali". Inoltre, "questa diversità di trattamento si riflette anche sulla tutela pensionistica e sulla misura della prestazione, ridotta notevolmente per le lavoratrici autonome".

"Le lavoratrici madri -ricorda la Fondazione Studi- titolari di partita Iva e che svolgono un’attività autonoma hanno diritto in gravidanza ad una indennità di maternità che sostituisce il reddito perduto dalla lavoratrice nel periodo di interruzione del lavoro. Il diritto all’indennità si estende a tutte le forme di lavoro autonomo indipendentemente dalla cassa previdenziale di appartenenza (gestione separata Inps, Casse professionisti)".

"Tuttavia -rimarca- poiché l’indennità di maternità è sostitutiva di un reddito, costituisce, a norma dell’articolo 6 del Tuir, base imponibile Irpef. Si realizza, così, il paradosso previdenziale: l’indennità forma base imponibile fiscale e contemporaneamente diventa base imponibile su cui pagare i contributi previdenziali e assistenziali". "Questo -ribadisce la Fondazione Studi dei consulenti del lavoro- non accade per le lavoratrici dipendenti, dove si prevede che il datore di lavoro possa beneficiare di una esenzione contributiva totale stante le specifiche previsioni contenute nell’art. 6 decreto legislativo numero 314 del 2 settembre 1997".

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