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Cuoche in rimonta, 1 ristorante su 2 gestito da donne

Cuoche in rimonta, 1 ristorante su 2 gestito da donne

Firenze, 9 nov. (Labitalia) - Un ristorante o un bar su due sono gestiti da una donna. Sono infatti quasi 172mila le imprese del settore ristorazione che hanno una donna alla guida, il 54% del totale (50,8% ristoranti, 48,2% bar e 1% mense e catering), per un valore più che doppio rispetto a quello riferito all’intera economia. I dati sono emersi dalla prima edizione di 'Food and Wine in Progress', in corso alla Leopolda di Firenze, in occasione del congresso della Federazione italiana cuochi. Il grande evento, che si chiude domani, 10 novembre, è promosso proprio dalla Federazione italiana cuochi (Fic) e dall’Unione regionale cuochi toscani (Urct), con la partnership dell’Associazione italiana sommelier Toscana, Cocktail in the world e Mercato Centrale di Firenze.

E proprio “da Firenze mercoledì uscirà il manifesto del cuoco del futuro - annuncia il presidente della Fic, Rocco Pozzulo - mentre la figura della donna è sempre più presente in questo settore che in questo momento sta rappresentando un volano per giovani imprenditori sempre più specializzati”.

Alessandra Baruzzi, da 12 anni nella cucina del ristorante Arizona di Milano Marittima, è la nuova coordinatrice del compartimento Lady Chef della Federazione italiana cuochi. "In Italia - afferma -il settore è ancora molto maschile, ma le donne sono più precise e di solito vengono chiamate quando c'è da fare il lavoro sporco, facciamo quello che un uomo considera di secondo ordine, ma che è fondamentale in un cucina". Per Baruzzi, la mano femminile è riconoscibile quando viene preparato un piatto: "Nella mia zona, in Romagna, le donne sono più richieste, se possono scegliere scelgono una donna. Da noi c'è ancora la tradizione della pasta fatta in casa".

Per questo, Baruzzi, col suo ruolo di coordinatrice Lady Chef, vuole far "conoscere il compartimento, promuovere e divulgare le Lady Chef anche nei ministeri, nelle istituzioni: obiettivo far in modo che le donne siano trattate alla pari degli uomini, siano riconosciute anche nei ruoli importanti, come succede in Romani dove il presidente dei cuochi è una donna".

Le ristorazione femminile si inserisce in un quadro nel quale, dall'analisi di Movimprese di Unioncamere, risultano attive 315.665 imprese con il codice 56 dei servizi di ristorazione. La Lombardia è la prima regione per presenza di imprese del settore con una quota sul totale pari al 15,4%, seguita da Lazio (10,7%) e Campania (9,3%). La ditta individuale resta la forma giuridica prevalente, in particolare nelle regioni del Mezzogiorno, dove la quota sul totale raggiunge soglie che sfiorano l’80% del numero complessivo delle imprese attive. In Europa, il settore vale 504 miliardi di euro, concentrato principalmente in tre Paesi, e l’Italia si pone in particolare al terzo posto dopo Regno Unito e Spagna. In rapporto alla popolazione e a parità di potere d’acquisto, la spesa pro-capite è in Italia del 22% superiore a quella media europea e del 33% alla spesa della Francia.

Il numero delle imprese registrate con il codice di attività 56.1 (ristoranti e attività di ristorazione mobile) ammonta a 164.519 unità. Il sorpasso dei ristoranti sul bar avvenuto nel corso di questi ultimi anni è frutto di un'evoluzione del mercato che si è accompagnata al cambiamento del sistema delle regole grazie alle quali gli imprenditori privilegiano di qualificarsi come ristoranti, anziché bar, per disporre di maggiori gradi di libertà commerciale. Anche tra i ristoranti le ditte individuali costituiscono la maggioranza delle imprese.

Il valore aggiunto dei servizi di alloggio e ristorazione è stato nel 2013 di 53 miliardi di euro. La serie storica a valori concatenati che neutralizza gli effetti della dinamica inflazionistica dà per lo stesso anno un valore al di sopra dei 51 miliardi di euro in lieve flessione rispetto all’anno precedente. Gli effetti della crisi si fanno sentire anche nel 2013: l’anno si chiude con il segno meno. Il 60% delle imprese ha indicato una flessione del fatturato rispetto al 2012 e il saldo delle risposte tra coloro che registrano una flessione e coloro che registrano un incremento è -37,3.

I pubblici esercizi impiegano, in media d’anno, 680.693 lavoratori dipendenti, pari al 71% del totale nazionale del comparto del turismo. Occupazione che è cresciuta del 5% in due anni visto che nel 2013 i pubblici esercizi avevano impiegato, in media d’anno, 648.316 persone, l’86% dei quali con mansioni operative.

Non trascurabile il numero degli apprendisti pari a circa 53mila unità. Tuttavia, tra la fine del 2011 e il 2013, la ristorazione ha visto diminuire il numero di unità di lavoro di circa 11 mila unità. A fronte di un valore pari a 5,1 nella media dell’Unione europea, il nostro Paese presenta un valore di 3,9 addetti per impresa.

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