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Colap, incostituzionali leggi regionali che regolano le professioni

Roma, 23 dic. (Labitalia) - "Le leggi regionali che regolamentano le professioni hanno profili di incostituzionalità. Contiamo che l’esercizio trasparenza che sta conducendo il ministero delle Politiche comunitarie metta chiarezza sulle innumerevoli forme di regolamentazione che esistono nel nostro Paese e che diventano ostacoli pericolosi per la libera circolazione dei nostri professionisti. Speriamo davvero che il rapporto di gennaio faccia chiarezza e metta in evidenza come il sistema variegato italiano pone vincoli e restrizioni spesso ingiustificabili”. Così Emiliana Alessandrucci, presidente del Colap, Coordinamento libere associazioni professionali.

“Di questo abbiamo discusso all’incontro alle politiche comunitarie: il Colap -continua- vuole contribuire a rendere competitivo e libero il nostro mercato professionale incentivando in primis la libera circolazione dei professionisti nel territorio italiano".

"Troppe iniziative regionali -avverte- hanno messo vincoli incostituzionali al libero esercizio delle professioni. E’ importante chiarire che le Regioni non possono introdurre forme di regolamentazione, compito che eventualmente spetta allo Stato, e ricordiamo che le regolamentazioni possono essere poste in essere solo al fine di tutelare l’interesse generale e non certo interessi oligarchici e lobbistici”.

“E’ importante anche evidenziare -spiega- come la legge 4 del 2013 sia esclusa per le professioni organizzate in ordini albi o collegi e per le professioni sanitarie. L'esclusione non è prevista, infatti, per le professioni che le Regioni hanno voluto normare (trasgredendo tra l’altro ai dettati costituzionali), pertanto nei casi in cui le Regioni hanno preso l’iniziativa anticostituzionale di normare la legge 4 del 2013 deve considerarsi applicabile".

"Ne è un esempio -fa notare- il caso delle guide ambientali, normate in alcune regioni dove però l’associazione deve continuare a poter svolgere i suoi compiti di rappresentatività; un punto giuridico e politico che non dobbiamo trascurare”.

“Con il ministero delle Politiche comunitarie abbiamo condiviso -sottolinea Alessandrucci- l’esigenza di inserire nel rapporto anche una parte relativa alle professioni associative, evidenziando regolamentazioni inutili e anticompetitive”.

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