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Calderone: "La sfida per il Paese è digitale"

Calderone: "La sfida per il Paese è digitale"

Roma, 11 feb. (Labitalia) - "Il 9 febbraio 2016 sarà certamente una data da ricordare. Uno dei principali apparati pubblici come l’Inail ha dovuto ammettere di non essere in grado con il proprio sistema informatico di gestire il traffico dei dati in entrata relativo alle pratiche di autoliquidazione 2016 inviate dai consulenti del lavoro". Così, in un intervento sul 'Sole 24 ore', la presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro e del comitato unitario delle professioni, Marina Calderone.

"Abbiamo apprezzato le scuse dell’Istituto per il malfunzionamento delle sue procedure sul Sole 24 Ore di ieri e ne abbiamo preso atto con la speranza -sottolinea- che il servizio torni regolare al più presto e che i consulenti del lavoro non debbano aspettare in ufficio le ore notturne e i giorni festivi per completare i calcoli dell’autoliquidazione, rinunciando a stare in famiglia come invece giustamente fa la maggior parte degli italiani. Ad oggi ancora la situazione non si è normalizzata e la cosa non può fare piacere. A ben guardare, però, la vicenda riporta all’attualità cinque questioni che meritano di essere brevemente argomentate".

Innanzitutto, spiega Calderone, "i sistemi informatici della Pa non possono non essere performanti". "Una pubblica amministrazione che non funziona - avverte - penalizza non solo il tessuto imprenditoriale esistente del Paese ma mina le basi di quello futuro. Per non parlare di quanti, grazie all’attrattività del made in Italy, vorrebbero venire a investire nel nostro Paese e non lo fanno per via del farraginoso sistema burocratico". E ancora: "Nel 2016 -attacca Calderone- l’informatizzazione degli uffici non può essere un optional. È dal 2010 che si parla di Agenda digitale italiana".

Per Calderone, è poi necessario "prevenire i problemi informatici nella pubblica amministrazione: l’Italia è un Paese che vive di scadenze e adempimenti di ogni tipo". Inoltre, per Calderone, "non si possono scaricare i disservizi sugli utenti, contando sul senso di responsabilità dei professionisti, costretti non solo a mantenere i propri sistemi informatici aggiornati a spese proprie ma anche a dovere lavorare in ore e giorni da delegare al riposo".

E infine "il Jobs Act sul lavoro autonomo è la giusta occasione per riconoscere il valore sociale dei liberi professionisti e il loro quotidiano contributo al buon funzionamento della pubblica amministrazione, dotandoli di quelle tutele di cui il comparto è carente".

"A patto però -conclude Calderone- che ciò che è già stato definito come lo 'Statuto degli autonomi' sappia distribuire in modo equo gli interventi, ponendo le basi per la costruzione di un sistema di tutele inclusivo e che non penalizzi i professionisti iscritti agli ordini che tanto sono impegnati nell’indispensabile ruolo di sussidiarietà alla pubblica amministrazione".

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