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Periti industriali, con laurea tecnica meno abbandoni e più immatricolati

Periti industriali, con laurea tecnica meno abbandoni e più immatricolati

Roma, 17 mar. (Labitalia) - Diecimila iscritti in più ogni anno nei corsi di studi del settore ingegneristico, tra nuove immatricolazioni e recupero della dispersione. Questa la stima del Centro studi Cnpi-Opificium contenuta nel Dossier di analisi 'Per un percorso terziario professionalizzante in ambito tecnico ingegneristico', presentato oggi in occasione del convegno 'Università a misura di professione: la proposta del Cnpi per valorizzare i percorsi professionali'.

L’introduzione di un corso di laurea professionalizzante in ambito tecnico ingegneristico, secondo i dati, potrebbe coinvolgere annualmente circa 10 mila studenti. Di questi più di 4mila provenienti dal recupero dei fenomeni di dispersione che si registrano nelle discipline ingegneristiche: a 6 anni dall’immatricolazione in un corso di laurea triennale di ingegneria il 29% ha abbandonato gli studi, il 50% si è laureato, mentre il 21% risulta ancora iscritto.

Quasi 4 mila invece nuove immatricolazioni di diplomati tecnici che rischiano di non lavorare e non studiare o, seppure, potrebbero essere interessati a coniugare studio e lavoro. A un anno dal titolo, infatti, non studia e non lavora il 24% dei diplomati degli istituti tecnici, contro il 17% del totale dei diplomati e il 4,8% di chi ha seguito il liceo. E ancora, dal 2001 ad oggi, il numero di immatricolati provenienti dagli istituti tecnici è diminuito del 52,9%, con una perdita di oltre 42 mila unità.

Secondo le recenti stime pubblicate dal Cedefop, da qui al 2025 nasceranno nuove opportunità occupazionali, sia di tipo dipendente che autonomo, per oltre 2 milioni di profili tecnici intermedi, tra cui la quota più significativa nel campo dell’ingegneria. Ma alla richiesta di competenze tecniche sempre più specializzate, farà da sponda anche un innalzamento del livello formativo.

Stando all’indagine sulle previsioni di assunzione delle imprese italiane realizzata da Unioncamere-Exclesior, tra 2011 e 2015, la quota di laureati richiesti per profili tecnici è passata dal 42% al 50%. Tale evoluzione non sarà sufficiente a colmare il gap formativo della forza lavoro italiana: nel 2014, su 100 profili tecnici intermedi occupati in Italia, 'solo' 27 (contro un valore medio europeo del 39%). Del resto, a più di 15 anni dalla sua introduzione, la laurea triennale in ingegneria continua ad essere identificata come il primo tassello del più tipico percorso quinquennale, venendo meno all’obiettivo iniziale di creare un percorso universitario professionalizzante.

La quota di laureati in ingegneria che al completamento della triennale decide di proseguire gli studi è salita dall’80,8% del 2004 all’87,5% del 2014. Inoltre, si registra negli anni un calo significativo della quota di laureati che riesce a conseguire il diploma nei tempi previsti dal corso di studio (passata dal 58,8% del 2004 al 33,5% del 2014) e una diminuzione del numero di laureati che nel corso degli studi ha avuto l’opportunità di partecipare ad esperienze di tirocini o stage riconosciuti dal corso di laurea, passato dal 51,2% del 2004 al 36,8% del 2014.

In questo quadro, si colloca il progetto del Consiglio nazionale dei periti industriali che punta a creare quel percorso accademico triennale a misura di professione tecnica. Del resto, l’indirizzo che sembra più emergere anche dal mondo delle categorie tecniche apre la strada a una revisione dei percorsi formativi universitari, e in particolare di quelli triennali, per renderli più professionalizzanti e coerenti con la domanda di competenze che arriva dal mondo dell’impresa e delle stesse professioni.

I periti industriali hanno, quindi, già siglato alcuni accordi con diverse università italiane con l’obiettivo di: sostenere l’orientamento in entrata (verso l'università) e in uscita (verso l'albo di categoria), garantire ai giovani diplomati e laureati la possibilità di svolgere il tirocinio presso gli studi professionali dei periti industriali iscritti, assicurare un sistema di mutuo riconoscimento tra i crediti formativi universitari e crediti validi ai fini della formazione continua. E, infine, lavorare con gli atenei per costruire un percorso universitario idoneo per la professione di perito industriale che comprenda tra gli insegnamenti una serie di discipline specifiche per la professione tecnica di primo livello.

“Il nostro progetto -dichiara il presidente del Cnpi, Giampiero Giovannetti- nasce dall’esigenza di elevare il titolo formativo e adeguarlo alle richieste di un mercato che ha visto crescere la concorrenza interna e il livello qualitativo della domanda. Attualmente, però, non esiste -sottolinea- un’ offerta formativa che risponda alle esigenze di alcune professioni come quella di perito industriale. Da un lato, infatti, la tradizionale formazione tecnica di livello secondario è andata sempre più depauperandosi, risultando oggi del tutto inadeguata; dall’altro lato, le lauree triennali non sono riuscite a fare quel salto che il sistema attendeva, e che avrebbe dovuto renderle più professionalizzanti. In attesa, quindi, che politica e governo -precisa Giovannetti- assecondino questa necessità, abbiamo sentito l’esigenza di farci parte attiva per costruire quel percorso formativo professionalizzante che, con un buon orientamento, consentirebbe di riagganciare al circuito della formazione una parte di giovani che si disperde o addirittura abbandona”.

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