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Professioni tecniche, bene ddl lavoro autonomo ma servono modifiche

Professioni tecniche, bene ddl lavoro autonomo ma servono modifiche

Roma, 5 ago. (Labitalia) - La Rete delle professioni tecniche giudica nel complesso positivamente il testo del cosiddetto Jobs act degli autonomi, tuttavia "suscita molta delusione il mancato inserimento degli standard qualitativi per la definizione dei parametri dei costi delle prestazioni".

Sul provvedimento 'Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato', approvato in prima lettura lo scorso 27 luglio dalla commissione Lavoro del Senato, la Rete delle professioni tecniche era intervenuta con un articolato contributo messo a disposizione della stessa commissione lo scorso 9 marzo. Gran parte delle proposte avanzate in sede di audizione dai professionisti tecnici italiani sono state accolte, anche se non manca, a loro giudizio, qualche serio motivo di preoccupazione.

“Nel complesso - ha commentato Armando Zambrano, coordinatore della Rete e presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri - possiamo considerare positivo l’esito di questa prima lettura del disegno di legge che, a nostro avviso, può accogliere ulteriori e significativi spunti. Tra questi, ad esempio, la richiesta delle tutele in caso di giudizio utilizzando il rito del lavoro, come per i dipendenti pubblici, e la nullità di clausole vessatorie come quelle che consentono il recesso senza adeguato preavviso da parte dei committenti. Oltre a stabilire l'obbligatorietà del riconoscimento degli interessi nel caso di ritardato pagamento”.

“Tuttavia - ha proseguito Zambrano - lamentiamo l’inopinata esclusione, per motivazioni puramente ideologiche, della proposta di introdurre standard qualitativi a tutela dei committenti per definire compensi parametri di riferimento per i professionisti. Tali parametri nel settore pubblico sono definiti per legge e l’Anac, nelle sue linee guida che stanno per essere emanate, ne stabilisce il ricorso obbligatorio da parte delle stazioni appaltanti".

"Non si capisce perché - ha avvertito - i privati, che sono meno strutturati delle stazioni appaltanti pubbliche, non debbano disporre di uno strumento per stimare il costo non vincolante di una prestazione professionale e per valutarne il rispetto degli standard prestazionali minimi. Riproporremo con tutte le nostre forze - ha annunciato - il dispositivo in aula, augurandoci che in tale contesto esso abbia miglior fortuna. E’ bene precisare che non chiediamo di ripristinare le tariffe, ma di offrire ai committenti privati lo stesso strumento che è a disposizione delle stazioni appaltanti pubbliche”.

“Nonostante il mancato accoglimento di questa proposta - ha concluso Zambrano - la valutazione sul provvedimento, atteso da anni da milioni di professionisti, non può essere che positiva. Al presidente Sacconi va il nostro ringraziamento per averlo portato avanti con determinazione e competenza e gli affidiamo il compito di completare il provvedimento con le nostre richieste, a tutela anche e soprattutto dei nostri clienti".

Da parte sua, Maurizio Savoncelli, presidente del Consiglio nazionale dei geometri, ha aggiunto: "La previsione di standard qualitativi per le prestazioni professionali sarebbe sicuramente un deterrente al contenzioso giudiziario che, anche pretestuosamente, si incardina in loro assenza".

Tra i motivi di perplessità, che secondo la Rete ancora persistono, c’è il fatto che il ddl è ancora troppo tarato sugli autonomi non professionisti. Inoltre, c’è scarsa consapevolezza sulle Stp e sul ruolo che attraverso incentivi potrebbero dare allo sviluppo e all’innovazione, alla ricerca professionale e alla relativa defiscalizzazione dell'utile. In compenso, la Rete giudica positivo il fatto che finalmente il lavoro dei professionisti inizia ad essere considerato come tale e non, come spesso nel passato, originato da appartenenza a caste di privilegiati.

Tra gli emendamenti approvati e caldamente sollecitati dalla Rete delle professioni tecniche, c’è l’estensione della 'tutela commerciale', già riconosciuta alle imprese, ai lavoratori autonomi, anche nei rapporti che questi intrattengono con le amministrazioni pubbliche. Inoltre, nel testo è stata inserita una delega che punta a "semplificare l'attività delle amministrazioni pubbliche e di ridurne i tempi di produzione".

Due i criteri direttivi: individuazione degli atti delle pubbliche amministrazioni che possono essere rimessi anche alle professioni ordinistiche; riconoscimento del ruolo sussidiario delle professioni ordinistiche. Un altro emendamento, inoltre, prevede la delega in materia di sicurezza e protezione sociale delle professioni ordinistiche.

Tra le ulteriori modifiche ottenute, c’è il fatto che le somme ricevute da un lavoratore autonomo come rimborso per spese alberghiere, per alimenti e bevande non creano reddito. I centri per l'impiego, inoltre, si dotano, in ogni sede aperta al pubblico, di uno sportello dedicato al lavoro autonomo che può essere aperto anche stipulando convenzioni non onerose con gli ordini professionali e le associazioni.

Infine, viene riconosciuto ai soggetti che svolgono attività professionale, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, la possibilità di costituire reti di esercenti la professione e partecipare alle reti di imprese (reti miste) con accesso alle relative provvidenze in materia, di costituire consorzi stabili professionali e di costituire associazioni temporanee professionali.

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