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Immigrati: mamma della bimba nata dopo sbarco, la chiamero' Gift/La storia (2)

Cronaca

(Adnkronos) - Poi, guarda dritto negli occhi la sua interlocutrice e fa una domanda che spiazza: "Ma quando la posso vedere la mia bambina?". La domanda viene subito trasmessa ai medici del reparto che spiegano: "La bambina e' ancora in isolamento perche' c'e' il rischio di infezioni, considerate le condizioni in cui e' nata -spiega il caporeparto, dottor Walter Bertolino- ecco perche' e' ricoverata in Neonatologia per precauzione". Il viso di Vivian si distende. "Non vedo l'ora di abbracciarla -dice con un sussurro- le voglio gia' un bene dell'anima".

Poi, tranquillizzata, dai medici, prosegue il suo racconto: "Sono partita dalla Nigeria piu' di un anno fa -spiega- li' non c'erano piu' le condizioni per poter vivere. Cosi' dopo la maturita' ho deciso di andar via abbandonando mia madre, tre sorelle e tre fratelli. Volevo andare in un altro posto". Cosi', dopo un lungo tragitto, Vivian raggiunge la Libia. "Dove ho iniziato a lavorare per cercare di sopravvivere in attesa di lasciare il paese -spiega- negli ultimi tempi la situazione era diventata insostenibile. C'era la guerra e i militari sparavano ovunque. Noi gente di colore eravamo i bersagli preferiti dai militari". Cosi' anche Vivian, che nel frattempo rimane incinta, e il marito Mohamed raccolgono i soldi per potere lasciare la Libia a bordo di un barcone.

"Tre giorni fa la partenza -racconta ancora la donna- eravamo in piu' di mille sul molo ma piu' di 200 sono rimasti a terra, tra cui mio marito. Ero indecisa se partire ma Mohamed mi ha incitata dicendomi che dovevo assolutamente tentare la sorte". Cosi' Vivian si e' imbarcata su quel peschereccio rischiando la vita. "Non ho mangiato per tutto il tragitto -racconta adesso- poi neanche 24 ore dopo la partenza mi si sono rotte le acque. Avevo fame e non c'era nulla da mangiare. Iniziavo a perdere anche sangue. Avevo tanta paura". (segue)

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