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Milano: Tettamanzi, ormai chi fa proprio dovere desta meraviglia (3)

Cronaca

(Adnkronos) - "La vogliamo invocare - continua l'arcivescovo - con le parole con cui san Carlo chiude la sua omelia: 'Fratelli carissimi, resto confuso tutte le volte che confronto la superbia di me, che sono polvere e cenere, con l'umilta' del mio Signore. Egli che e' Dio e Signore degli Angeli non ha sdegnato di servire i poveri: noi spesso ricusiamo di metterci a servizio di coloro che sono servi come noi. Il Figlio di Dio si e' alzato da tavola per servire i servitori che restavano seduti: noi riteniamo lesivo della nostra dignita' se un povero compagno di servizio non dico si metta a tavola con noi, ma solo si accosti a noi che stiamo pranzando? che si puo' dire o pensare di piu' indegno?".

"Il discepolo - continua l'arcivescovo citando il suo predecessore del XVI secolo - si rifiuta di farsi simile al maestro, il servo al Signore, la creatura al Creatore, la polvere e la cenere all'Uomo Celeste. Ci smuova, fratelli, l'incongruenza di questa situazione, ci smuova l'umile sottomissione in una Maesta' grande e umiliamoci assieme al Signore se vogliamo essere esaltati con Lui".

"Serviamo i poveri con Lui - conclude il cardinale, sempre citando san Carlo- se vogliamo regnare con Lui; laviamoci i piedi gli uni gli altri se vogliamo essere accettati da Cristo tra i suoi discepoli. Conformiamoci in questa vita al nostro Capo ed Egli si degnera' di conformarci a Lui nella gloria. Amen''.

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