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Siria, migliaia in piazza contro Assad. Attivisti: spari sulla folla, oltre 40 morti

Esteri

Damasco, 22 apr. (Adnkronos/Aki) - Le forze di sicurezza siriane hanno sparato proiettili e gas lacrimogeni contro i manifestanti che oggi sono scesi in strada in decine di migliaia in tutto il Paese. Lo denunciano attivisti per i diritti umani ed esponenti dell'opposizione, sottolineando come sia salito ad almeno 40 morti il bilancio delle vittime della repressione.

Tra le persone uccise, anche un bambino di 11 anni della città di Daraa, nel sud della Siria, dove il 15 marzo è scoppiata la rivolta contro Bashar al-Assad. Spari contro la folla di manifestanti sono stati riportati nei sobborghi di Damasco e nella città di Homs. ''I proiettili hanno iniziato a volare sopra le nostre teste come una pioggia pesante'', racconta un testimone di Izraa, un villaggio a sud della provincia di Daraa.

Sono stati decine di migliaia i siriani scesi in strada all'inizio della sesta settimana di protesta per chiedere ''le dimissioni del regime'', rafforzando così le iniziali richieste di riforme e di maggiori libertà. Nella cittadina siriana di Salamiya, poco fuori Hama, sono almeno diecimila le persone scese in strada. Lo ha annunciato Aktham Nuayssa, noto dissidente siriano, nel corso di un collegamento telefonico con la tv araba 'al-Jazeera'. In migliaia anche nella città di Daraa, nel sud della Siria.

Non sembra aver sortito effetti sull'opposizione, quindi, l'abrogazione dopo quasi 50 anni della legge sullo stato d'emergenza annunciata ieri dal governo siriano. Il provvedimento permette in teoria all'opposizione di manifestare pacificamente.

Intanto, alcune ong denunciano che oltre 200 persone sono morte nelle proteste in Siria delle ultime settimane.

"Occorre trovare un accordo tra la maggioranza sunnita e le minoranze religiose ed etniche per evitare la guerra civile, basato su ciò che abbiamo in comune, ovvero la coscienza nazionale siriana e araba e la resistenza contro l'occupazione israeliana del territorio nazionale. In un certo senso c'è una causa nazionale che va salvata", dice a AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL padre Paolo Dall'Oglio, gesuita e fondatore della Comunità monastica siro-cattolica di Deir Mar Musa.

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