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Siria, ancora spari in piazza: 7 morti ai funerali delle vittime del Venerdì Santo

Esteri

Damasco, 23 apr. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Secondo testimoni, sono oltre 50 mila le persone che stavano partecipando ai funerali a Douma, sobborgo di Damasco, quando le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco contro la zona. Al momento non è possibile effettuare una verifica indipendente del bilancio dei morti, che sono saliti a sette secondo alcune fonti presenti sul luogo, in quanto non viene permessa la presenza di giornalisti.

In Siria si svolgono oggi i funerali dei manifestanti uccisi ieri nel corso delle proteste di piazza per il 'Venerdì santo' che si sono tenute in tutto il Paese. Il bilancio delle vittime varia a secondo delle fonti: alcuni attivisti parlano di oltre 80 morti, mentre sulla pagina di Facebook della Rivoluzione siriana 2011 le vittime denunciate sono 112. Sale così a 318 il numero delle vittime dall'inizio della rivolta popolare, scoppiata il 15 marzo nella città di Daraa, al sud della Siria.

Gli attivisti parlano anche di oltre 100 feriti, mentre decine di migliaia di persone hanno partecipato ieri ai funerali dei manifestanti uccisi alla quale è seguita una gigantesca manifestazione anti-regime.

Quello di ieri, ribattezzato dall'opposizione "il massacro del Venerdì Santo", è stato il giorno più sanguinoso dall'inizio della rivoluzione, con le forze della sicurezza che hanno sparato ad altezza uomo. Tra le vittime anche un bambino di 11 anni di Daraa.

Eppure la manifestazione doveva essere il più grande raduno pacifico da due mesi a questa parte. Il riferimento alle festività pasquali per i cristiani e la chiamata a scendere in piazza dopo la tradizionale preghiera islamica del venerdì era un modo per sottolineare come gli appartenenti alle due fedi religiosi fossero uniti nel chiedere un cambio nel regime di Damasco.

Da Washington, Barack Obama ha condannato "nel modo più duro possibile" l'uso della forza da parte dell'esercito siriano contro i dimostranti. "Questo vergognoso uso della forza per fermare le violenze deve fermarsi subito", ha detto il presidente Usa. L'abrogazione da parte del governo siriano della legge di emergenza, che è stata decisa il giorno prima dei violenti scorsi e che avrebbe dovuto permettere manifestazioni pacifiche, "non è stata adottata seriamente considerato che è continuata la repressione violenta delle proteste", ha detto ancora Obama.

Il presidente americano ha poi accusato il governo siriano di "vergognosi abusi dei diritti umani". "Il popolo siriano ha chiesto le libertà di cui le persone di tutto il mondo dovrebbero poter godere - ha continuato - la libertà di espressione, associazione, riunione pacifica e la possibilità di scegliere liberamente i propri leader. Il presidente Assad e le autorità siriane - ha concluso - hanno ripetutamente rifiutato le loro richieste e scelto la strada della repressione".

Anche il segretario generale dell'Onu Ban Ki moon ha chiesto l'immediata fine della repressione ed ha chiesto a Damasco di rispettare i diritti umani.

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