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Siria, 400 civili uccisi dall'inizio proteste. Scontri a Daraa tra esercito e forze speciali

Esteri

Damasco, 26 apr. (Adnkronos/Aki/Ign) - Sarebbero 400 i civili uccisi dall'inizio delle proteste in Siria, scoppiate nella città di Daraa, nel sud del Paese, il 18 marzo scorso. Lo ha annunciato la tv satellitare 'al-Arabiya'.

Secondo fonti degli attivisti per i diritti umani in Siria, da metà del mese scorso, quando sono iniziate le prime proteste contro il regime di Bashar al-Assad, la sicurezza del regime ha ucciso 400 persone nel tentativo di reprimere le manifestazioni che si sono svolte in diverse città del Paese.

Ed è di almeno 11 morti il bilancio della repressione del regime oggi a Daraa, per il secondo giorno consecutivo nel mirino delle forze di sicurezza del fratello di Bashar al-Assad: migliaia di soldati sostenuti da carri armati e cecchini sono entrati e hanno iniziato a sparare verso le abitazioni civili. Secondo quanto riferito dai testimoni, ci sono corpi rimasti sulle strade, come lunedì sera, quando le stesse ambulanze erano nel mirino delle forze della sicurezza.

Le forze dell'esercito siriano che assediano la città nel sud della Siria hanno tagliato le linee della corrente elettrica e dei telefoni dell'intera zona. Lo riferiscono alcuni testimoni alla tv araba 'al-Jazeera'. Secondo questi testimoni, negli attacchi compiuti questa mattina dai carri armati del regime contro le abitazioni della città sono stati distrutte le cisterne d'acqua che si trovano sui tetti dei palazzi.

E ci sono diverse vittime anche tra due reparti diversi delle forze armate siriane. Secondo quanto riferisce la tv satellitare 'al-Arabiya', un reparto dell'esercito regolare di stanza nella città si è scontrato con le forze speciali, inviate ieri nella zona da Damasco: combattimenti iniziati quando i soldati dell'esercito regolare si sono rifiutati di aprire il fuoco sui manifestanti.

Intanto le organizzazioni per la difesa dei diritti umani e un crescente numero di governi stanno lavorando per evitare che la Siria venga inserita nell'organismo per i Diritti umani delle Nazioni Unite dopo la violenta repressione messa in campo dal regime. Prima dello scoppio della rivolta, a metà marzo, il Paese era stato indicato tra i quattro candidati asiatici ad avere una rappresentaza nel Consiglio Onu di Ginevra.

Le elezioni da parte dei 192 membri dell'Assemblea Generale si terranno il 20 maggio. Tra gli altri candidati del gruppo asiatico, composto da 53 membri, figurano anche l'India, l'Indonesia e le Filippine. Un diplomatico coinvolto nel processo ha detto di credere che sarà un altro Paese e non la Siria ad essere eletto nel Consiglio quale rappresentante dell'Asia.

Inoltre, sembra che il capo della Cia Leon Panetta sia stato per cinque giorni ad Ankara, alla fine di marzo, per colloqui segreti sulla situazione di tensione in Siria. Lo riferisce il qutoidiano Sabah.

Durante la visita, Panetta ha incontrato funzionari turchi, tra cui il capo dell'intelligence Hakan Fidan, che stando a Sabah il mese scorso e' stato inviato a Damasco dal premier Recep Tayyip Erdogan per incontrare il presidente siriano Bashar al-Assad. La visita di Fidan in Siria non era stata resa nota. I colloqui tenuti da Panetta con gli esponenti di Ankara hanno riguardato anche il possibile cambiamento del regime siriano e l'assicurazione dell'incolumità della famiglia Assad, si legge ancora sul quotidiano 'Sabah'.

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