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Strage di Natale: 23 dicembre 1984, alle 19.08 l'eccidio sul rapido 904/Adnkronos (4)

Cronaca

(Adnkronos) - Antonio e' sommerso dal ferro caldo delle lamiere. La terra gli e' entrata in bocca, su dentro il naso. Non riesce a muoversi. Non riesce a respirare. E rimane li' per molto tempo ancora, fino a quando i soccorritori non riescono a sgombrare la galleria, e arrivare al vagone esploso. Passa un'ora, forse di piu'. Lui, dice, non riesce a ricordare nulla. Non sa dove si trova quando riapre gli occhi all'ospedale Maggiore di Bologna. Non sa chi e', e non lo sa nessuno.

Al pronto soccorso e' arrivato come ''ferito numero 1''. Il primo di una lista che conta oltre 300 nomi. Ha il 65% del corpo ustionato. Ulcere su tutta la pelle. Ha un edema polmonare. E' gravissimo. I medici non sanno se riuscira' a farcela. Suo cognato, a Parigi, il giorno dopo la strage, compra un quotidiano. In prima pagina, su una barella, c'e' il viso sfigurato di Antonio. Sua sorella non sa ancora nulla. Il marito nasconde quelle pagine. Giovanni, il padre, morira' di li' a poco, per il trauma riportato. E' anziano e non e' riuscito a sopravvivere al colpo. Ma il nesso di causalita' tra la sua morte e l'attentato, non e' mai stato riconosciuto.

Non e' il solo. Il giorno dopo la strage, un vigile del fuoco, che ha lavorato tutta la notte in quella galleria, non regge allo shock. Era stato a Bologna, alla strage della stazione, a portare via i cadaveri. A spegnere gli ultimi focolari. Dieci anni prima, in quella stessa galleria, aveva assistito all'eccidio dell'Italicus. Scrivera' una lettera ai familiari, prima di farla finita. Venti anni dopo, Antonio e' ancora alle prese con le conseguenze dell'incidente. (segue)

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