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Siria, venerdì di sangue: bambini tra le vittime. Assad invia nuove truppe a Daraa

Esteri

Damasco, 30 apr. - (Adnkronos/Aki/Ign) - Nuove truppe sono state schierate questa mattina nella città siriana di Daraa, sotto assedio da diversi giorni in quanto epicentro delle rivolte contro il presidente Bashar al-Assad. E' quanto affermano alcuni attivisti sui social network, secondo i quali quattro nuovi carri armati e un gran numero di furgoni militari sono entrati in città. Alcuni residenti riferiscono all'emittente satellitare al-Jazeera che i militari usano armi pesanti in diversi quartieri, distruggendo case e altre costruzioni.

Solo ieri, almeno 15 manifestanti sono stati uccisi nella città della Siria meridionale, sul confine con la Giordania. In tutto, tra le 50 e le 60 persone, tra cui donne e bambini, hanno perso la vita nelle proteste di ieri. Il bilancio dall'inizio della rivolte è di almeno 550 morti.

Nel pomeriggio di oggi si svolgeranno i funerali delle vittime (a partire dalle ore 16.30 locali) secondo quanto rende noto sui social network il gruppo 'Rivoluzione siriana 2011', invitando la popolazione a prendervi parte in massa in tutte le città.

''Il vostro sangue non è stato versato inutilmente, i martiri sono eterni, i criminali finiranno nella spazzatura della storia, dopo essere stati giudicati e puniti dal popolo'', si legge in una nota diffusa sul web. Su Twitter e su Facebook gli attivisti invitano inoltre i cittadini a tornare in piazza a protestare a partire da domani.

La dura repressione sta mettendo in fuga la gente. Oltre 200 siriani hanno attraversato nelle scorse ore il confine con la Turchia, trovando rifugio nella provincia meridionale di Hatay. Al-Jazeera ha spiegato che la Mezzaluna Rossa turca sta allestando una cinquantina di tende nella zona di Yayladagi per dare riparo ai rifugiati siriani.

Ieri, in una riunione a Ginevra, il Consiglio Onu per i diritti umani ha condannato il ''letale uso della violenza contro manifestanti pacifici'' e ha chiesto la formazione di una commissione internazionale per indagare sull'accaduto. Poche ore dopo, gli Stati Uniti hanno inasprito le loro sanzioni contro la Siria, ordinando il congelamento dei beni di Masher al-Assad, Atif Najib (fratello e cugino del presidente) e Ali Mamluk (capo dei servizi segreti).

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