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Carceri: direttore Trieste, inseminazione 'fai da te'? Non e' reato

Cronaca

Trieste, 4 mag. - (Adnkronos) - Tutto e' nato dal ritrovamento di una lettera indirizzata da una detenuta al suo uomo, a sua volta incarcerato nella casa circondariale di Trieste, il Coroneo, nella quale la giovane dava istruzioni per farsi inseminare tra le sbarre, spiegando che la pratica aveva avuto gia' successo altrove. Il direttore del carcere, Enrico Sbriglia, ora in aspettativa perche' candidato alle amministrative, non conferma ne' smentisce, ma ironizza: "Se fosse nato qualche bambino, lo avrei chiamato Libero o Libera". Insomma, la faccenda e' proprio vera. E' trapelata solo ora ma risale a qualche mese fa e Sbriglia, all'epoca, lo ha riferito ai superiori gerarchici e alla magistratura di sorveglianza. Non alla Procura, perche' un reato non parrebbe esserci.

In pratica, le detenute facevano cosi': da dietro le sbarre facevano capire al prescelto cosa volevano. Poi, quando la giovane andava in cortile per l'ora d'aria, il detenuto lanciava il pacchetto, mentre gli agenti della polizia penitenziaria destinati alla sorveglianza venivano distratti. In quanto ai particolari tecnici, il seme era infilato in un guanto di lattice, di quelli usati nella cucina e nella lavanderia del Coroneo. Ricevuto il pacchetto, la destinataria con una scusa chiedeva di andare urgentemente in bagno. Pare che per l'inseminazione 'fai da te' le donne usassero, al posto delle siringhe, le cannule delle penne smontate.

La pratica, ribadisce Sbriglia, non e' un reato. "Non c'e' reato -spiega- nell'affacciarsi alle finestre o nel dedicarsi a pratiche onanistiche. Il reato potrebbe essere quello che, se un detenuto e' sieropositivo, rischia di mettere in pericolo la salute della donna. Potrebbe starci l'imbrattamento -prosegue Sbriglia- se durante l'iter imbrattano". (segue)

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