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Libia, sì della Camera a mozione Pdl-Lega. Berlusconi: governo e maggioranza solidi

Politica

Roma, 4 mag. (Adnkronos/Ign) - Con 309 sì, 294 no e 2 astenuti su 605 presenti, la Camera ha approvato la mozione sulla situazione in Libia presentata dalla maggioranza.

Via libera anche ai documenti proposti da Pd e Terzo polo, rispettivamente con 260 e 265 sì; 316 e 291 astensioni; 21 e 45 no. E' stata respinta invece la mozione presentata dall'Idv.

"E' stata approvata la mozione ed è stato dimostrato ancora una volta che la maggioranza ed il governo sono solidi", ha commentato Silvio Berlusconi dopo il voto. Al suo arrivo in Aula, Berlusconi ha salutato i ministri presenti riservando al leader della Lega Umberto Bossi una carezza sulla nuca e un colpetto sulla mano. Bossi da parte sua non si preoccupa delle precisazioni della Nato sul termine della missione militare in Libia. "Una volta che si approva una cosa del genere - ha detto il leader della Lega e ministro delle Riforme - tutti devono riflettere e tenerne conto".

Durante il dibattito in Aula, Frattini ha sottolineato che le azioni della Nato "hanno impedito migliaia di morti, riducendo forse già del 40-50 per cento l'arsenale militare del regime". "Nessuno al mondo pensa più che il regime di Gheddafi possa avere un futuro", ha detto il ministro degli Esteri. "Non è oggi da parte mia possibile dire - ha aggiunto - in quest'Aula quale sarà la data" della fine della missione militare italiana in Libia. Frattini ha spiegato che la determinazione della data sarà il risultato "di un confronto con le organizzazioni internazionali, anzitutto con la Nato e gli alleati". Per la Libia, ha rimarcato, "l'obiettivo politico è che cessino il prima possibile le azioni militari".

Quando ha preso la parola il capogruppo del Carroccio Marco Reguzzoni esaltando la "lungimiranza" della Lega immediate sono arrivate le reazioni dai banchi delle opposizioni: da sinistra in particolare si sono levati dei 'buu..' ironici e rumorosi. Reguzzoni, in dialetto, ha detto: "I vasi vuoti fanno molto rumore" per poi sottolineare che "noi andremo per la nostra strada".

Pier Luigi Bersani ha ironizzato sulla battuta di Umberto Bossi che per 'festeggiare' il voto in aula sulla Libia ha utilizzato il consueto slogan leghista sul 'celodurismo'. "La Lega ce l'ha duro? Da quando è in giro per Roma mi sembra un po' flettente, ma non sono un tecnico...", ha scherzato Bersani con i cronisti.

Oggi, in vista del voto alla Camera, il Pd ha depositato il nuovo testo della mozione in cui si chiede l'impegno per una "forte iniziativa politico-diplomatica al fine di giungere quanto prima al cessate il fuoco'' in Libia. Il documento dei democratici, che chiede di "assicurare una concreta protezione dei civili in coerenza con le deliberazioni adottate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le conseguenti deliberazioni del Parlamento italiano", tra l'altro punta ad "adottare ogni iniziativa nelle opportune sedi internazionali al fine di promuovere e determinare le condizioni per la convocazione di una conferenza di pace".

"La nostra è una mozione diversa dalle altre perché chiede che il nostro Paese non partecipi alla guerra in Libia. Rispettiamo le altre mozioni, ma le riteniamo sbagliate nel merito", ha detto Antonio Di Pietro. "Si tratta di mozioni ipocrite che violano la Costituzione. Dichiarate lo stato di guerra, allora. Pensateci due volte", ha detto il leader Idv.

"Questa mozione è ri-di-co-la come è ridicola la nostra posizione sulla Libia, perché siamo l'unico Paese occidentale che in quattro mesi è passato dal baciamano a Gheddafi alle bombe sulla casa; dal non bombarderemo al bombarderemo", ha affermato Pier Ferdinando Casini, intervenendo alla Camera a proposito del testo della maggioranza. "Questa è una pagina nera nella vita del Parlamento e nella storia delle relazioni internazionali dell'Italia'', ha detto Casini.

Mentre da Parigi il ministro degli Esteri francese Alain Juppé a France 24 ha spiegato che l'obiettivo dell'intervento militare internazionale in Libia non è uccidere Muhammar Gheddafi ma indebolire il suo apparato repressivo e fermare prima possibile i raid della Nato. Juppé ha assicurato che vengono presi di mira obiettivi militari a Tripoli.

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