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Mille donne al giorno muoiono per il parto, 48 milioni partoriscono senza assistenza

Cronaca

Roma, 4 mag. (Adnkronos) - Mille donne e 2.000 bambini continuano a morire ogni giorno per complicazioni al momento del parto, facilmente evitabili e risolvibili se ad assistere alla nascita ci fosse anche una sola ostetrica. Ma così non è ancora per 48 milioni di donne nel mondo, di cui 2 milioni partoriscono in totale solitudine, senza neanche un familiare.

Sono questi alcuni dei dati che danno la misura delle abissali distanze che ancora separano i Paesi industrializzati da quelli in via di sviluppo, con la Norvegia in cima alla classifica delle nazioni dove mamme e bambini stanno meglio e l'Afghanistan all'ultimo posto per benessere materno-infantile, secondo l'Indice delle madri diffuso da Save the Children all'interno al '12esimo Rapporto sullo Stato delle Madri nel Mondo'.

''A guardare i dati e le classifiche - afferma Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia - si rischia di farsi prendere dallo sconforto perché, da un anno all'altro, la scala di alcuni problemi rimane grande soprattutto in molti Paesi subsahariani e asiatici, per esempio Niger, Chad, Eritrea, Sudan, Afganistan, Yemen, dove l'esperienza della maternità e della nascita restano una sfida, a volte mortale, per madre e bambino''.

''E anche guardando a casa nostra - evidenzia Neri - non si può nascondere una certa preoccupazione nel vederci scivolare nell'Indice delle Madri stilato da Save the Children dal 17esimo al 21esimo posto fra i Paesi industrializzati per benessere materno-infantile, con alcuni indicatori, come la presenza delle donne in parlamento o il ricorso alla contraccezione, che ci vedono al di sotto di alcune nazioni in via di sviluppo''.

Il rapporto denuncia quindi come siano 48 milioni le donne che ogni anno partoriscono senza alcuna assistenza professionale e magari senza aver ricevuto alcun controllo durante il puerperio, 2 milioni di esse mettono al mondo il proprio bambino completamente da sole, sia per l'assenza o la non accessibilità delle strutture sanitarie, sia anche a causa del divieto, dettato da ragioni culturali e religiose, di chiedere aiuto a persone esterne o di uscire di casa per recarsi in strutture sanitarie. Le percentuali più alte di parti ''solitari'' si registrano in Nigeria, dove 1 donna su 5 partorisce da sola.

A fronte di ciò sono 358.000 ogni anno nel mondo le donne che perdono la vita in conseguenza della gravidanza o del parto (per emorragie per esempio) e circa 800.000 i bambini che muoiono alla nascita (per esempio per difficolta' respiratorie, asfissia o sepsi). Ad essi si aggiungono coloro che perdono la vita entro il primo mese, per un totale di oltre 3 milioni di morti nel breve arco di tempo che va dalla nascita al trentesimo giorno. Nella gran parte, sia per le madri che per i neonati, si tratta di morti per complicazioni e patologie prevenibili e curabili.

E ancora, denuncia il rapporto, in totale sono 8,1 milioni ogni anno le morti infantili, cioè che sopraggiungono entro il quinto anno di vita: a causare la morte di chi e' riuscito a sopravvivere alla nascita e ai primi mesi, sono nella maggior parte dei casi malattie come polmonite, diarrea, malaria, evitabili e curabili.

''Save the Children ha calcolato che se tutti i parti avvenissero in presenza di ostetriche o di personale sanitario con competenze analoghe, ogni anno si potrebbe salvare la vita di 1,3 milioni di neonati e di decine di migliaia di donne - sottolinea ancora Neri - così come altri milioni di morti infantili dovute a malattie ormai debellate nei Paesi industrializzati, potrebbero essere evitate con semplici ed economiche misure, dall'allattamento esclusivo al seno, ai vaccini, all'utilizzo tempestivo di un antibiotico o sali reidratanti. E' inaccettabile che nel XXI secolo un bambino possa morire ancora per una diarrea o una polmonite''.

Ma così è tuttora per esempio in Afghanistan, Niger, Guinea Bissau, Yemen, Chad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Mali, Sudan, Repubblica Centro Africana: ovvero, i 10 Paesi dove i livelli di salute materno-infantile e le condizioni di madri e bambini sono i peggiori al mondo, secondo l'Indice di Save the Children nato dall'analisi di vari parametri: dagli indici di mortalità infantile e materna all'accesso delle donne alla contraccezione, dal livello di istruzione femminile e di partecipazione delle donne alla vita politica ai tassi di iscrizione dei bambini a scuola.

All'estremo opposto della classifica, i 10 Paesi dove il benessere di madri e bambini è massimo: Norvegia, Australia, Islanda, Svezia, Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia, Belgio, Paesi Bassi e Francia. In Italia il rischio di mortalità materna è inferiore a 1 donna ogni 15.000. Per quanto riguarda altri parametri, in Qatar, Arabia Saudita e Isole Solomon non c'è nessuna donna in parlamento mentre in Svezia quasi la metà dei posti in parlamento è occupata da donne.

Venendo alla condizione dei bambini: in Somalia 2 su 3 non sono iscritti alla scuola primaria. In Italia, Francia, Spagna e Svezia la maggioranza frequenta tutti gli ordini scolastici a partire dalla scuola materna. Un bambino su 5 non arriva a compiere il suo quinto compleanno in Afghanistan, Chad e Repubblica Democratica del Congo. In Finlandia, Grecia, Islanda, Giappone, Lussemburgo, Norvegia, Singapore, Slovenia e Svezia, solo un bambino ogni 333 muore prima dei 5 anni.

Perquesto, spiega ancora Valerio Neri, ''bisogna agire a più livelli: è necessario che i sistemi sanitari nazionali dei Paesi in via di sviluppo si dotino di più operatori sanitari, inclusi i volontari comunitari per la salute che svolgono un compito fondamentale soprattutto nelle aree più remote e rurali'' e ''assicurare i finanziamenti promessi a sostegno della salute materno-infantile''. Diversamente, ''questa battaglia non potrà essere vinta entro il 2015''.

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