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Appalti, pm: processo per Bertolaso e la 'cricca', asservita la funzione pubblica

Cronaca

Perugia, 5 mag. (Adnkronos/Ign) - La procura di Perugia ha depositato la richiesta di rinvio a giudizio per 19 indagati e 11 società, nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dei grandi eventi. Ai 19 indagati tra cui Guido Bertolaso, Angelo Balducci, Diego Anemone e Fabio De Santis i pubblici ministeri di Perugia Sergio Sottani, Alessia Tavarnesi e il procuratore Giacomo Fumu contestano a vario titolo i reati di associazione a delinquere e corruzione.

Hanno chiesto invece di patteggiare la pena il magistrato romano Achille Toro, il figlio Camillo Toro, e l'architetto Angelo Zampolini.

Davanti alla chiusura dell'inchiesta, l'ex ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola rivendica come sia stata sancita la sua estraneità alla vicenda. ''Mi sono sempre proclamato totalmente estraneo a questa vicenda. Oggi, la chiusura dell'inchiesta, lo conferma in modo ufficiale e definitivo''.

Secondo i pm di Perugia l'ex capo della protezione civile, da solo o in concorso con altri, ''compiva scelte economicamente svantaggiose per la Pubblica Amministrazione e favorevoli al privato''. In poche parole grazie alla sua posizione faceva sì che le imprese amiche, come quelle che avevano a capo il costruttore Diego Anemone, vincessero gli appalti in cambio di soldi e sesso.

Guido Bertolaso ha ''accettato promesse e ricevuto utilità in modo unitario'', scrivono i pubblici ministeri di Perugia nella richiesta di rinvio a giudizio.

''Le utilità poste in rilievo e gli atti individuati e descritti - si legge ancora - danno dunque la prova incontrovertibile dell'asservimento della pubblica funzione e appaiono inquadrabili oltre che con specifico riferimento a singoli atti e specifiche utilità, anche in un'ottica di 'protezione globale'''.

Guido Bertolaso aveva chiesto di essere interrogato dai pubblici ministeri perugini dopo l'avviso di conclusione delle indagini, e proprio a quell'interrogatorio, avvenuto l'8 marzo 2011, fanno riferimento i magistrati nella richiesta di rinvio a giudizio quando scrivono che ''se si può convenire sulla circostanza che questi non abbia approvato, almeno formalmente e direttamente atti aggiuntivi, pur tuttavia - spiegano - la condotta corruttiva emersa in fase delle indagini si colloca nell'alveo giurisprudenziale che riconosce l'addebito nell'aver accettato promesse e ricevuto utilita' in modo unitario, nel senso della riconducibilita' delle stesse alla medesima fonte, anche se in funzione di una pluralita' di atti da compiere, per cui il reato si configura come una condotta pressoché unitaria pur in presenza di una pluralità di utilità che realizzano solo elargizioni già tacitamente convenute''.

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