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Lazio: asili nido come imprese, e' polemica su proposta di legge regionale (2)

Cronaca

(Adnkronos/Ign) - Nobile - con il Gruppo consiliare Federazione della sinistra - ha organizzato un incontro a Roma al quale hanno partecipato tra gli altri Luigi Nieri, consigliere regionale SeL; Paolo Masini, vicepresidente commissione Scuola Comune di Roma; le rappresentanze sindacali di Cgil e Usb, operatori del settore e genitori. ''Partiamo dal concetto che l'asilo nido e' un istituzione socio-educativa con al centro il bambino. Non puo' essere un parcheggio e sotto un certo livello di qualita' non si puo' scendere - sottolinea Nobile con Ign - Noi siamo contrari alla proposta di legge di Perazzolo che va incontro a chi vuol fare impresa e non a genitori e bambini, rischiando di trasformare il nido in un luogo assistenziale da educativo che deve essere''.

L'Usb una proposta alternativa l'ha gia' buttata giu'. ''Nella proposta di legge di Perazzolo si perde di vista il bambino - dice a Ign Caterina Fida, educatrice - e tutto cio' che abbiamo conquistato a fatica negli anni viene perso. Il personale e' in subbuglio''. ''Innanzitutto una educatrice non puo' tenere 10 bambini da sola, ma al massimo 7 nel caso dei 'grandi'. Quanto ai metri quadrati, vanno bene 7 ma solo per le attivita'. A questi vanno poi aggiunti gli spazi per i servizi generali. Mentre sugli spazi esterni, per bambino ce ne vogliono almeno 30''.

Anche per Silvia Ioli della segreteria Cgil Roma e Lazio, ''la proposta di Perazzolo ci riporta indietro di 30-40 anni. Perche' non parte dal bisogno ma dalle risorse su cui si costruiscono i bisogni. Questa e' incivilta'''. ''Tutti sono d'accordo che il periodo della vita che va da 0 a 3 anni e' uno dei piu' importanti per la formazione - sottolinea dal canto suo a Ign Fabio Moscovini, responsabile Settore educativo Fp Cgil Roma Lazio - Rita Levi Montalcini, in un'intervista di qualche anno fa, affermava un concetto semplificato ma efficace: 'ognuno di noi puo' diventare un santo o un bandito, ma cio' dipende dai nostri primi tre anni di vita e dal risultato del dialogo che in questo periodo si instaura tra i nostri geni e l'ambiente familiare e sociale nel quale cresciamo.'' ''Insomma non si puo' pensare sempre e solo a tagliare e risparmiare perche' questo e' un servizio che o ha degli standard qualitativi di un certo livello oppure non ha motivo di esistere. Non si puo' guardare a questo servizio come ad altri sistemi produttivi. E bisogna soprattutto tenere conto che i soldi investiti in questo servizio sono soldi spesi per il futuro''. (segue)

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