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Medicina: Padova, fegato operato fuori dal corpo e poi ritrapiantato

Cronaca

Padova, 6 mag. - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Venti ore di operazione. Tanto e' durato un eccezionale intervento di chirurgia epatica avanzata, eseguito a Padova. L'equipe dell'unita' operativa di chirurgia epatobiliare e trapianto epatico dell'azienda ospedaliero universitaria locale, diretta da Umberto Cillo, ha operato con successo una donna di 38 anni affetta da metastasi epatiche inoperabili con la chirurgia tradizionale, a causa del contemporaneo coinvolgimento di cinque dei sette vasi del fegato, indispensabili per la vita. Il fegato e' stato rimosso dall'addome, operato fuori dal corpo 'al banco'. Dopo aver eliminato la malattia, e' stato reimpiantato in addome.

Per il coinvolgimento anche delle vie biliari intraepatiche l'intervento e' stato eseguito in due diversi tempi operatori a distanza di 48 ore. Il fegato e' stato prima rimosso dall'addome della giovane donna, avendo avuto cura di preservare le strutture vascolari che arrivano all'organo. Con opportuni metodi di preservazione e' stato posto in un contenitore e accuratamente 'ripulito' dalla neoplasia che lo interessava in maniera diffusa. L'eradicazione del tumore ha richiesto la ricostruzione di vitali strutture vascolari del fegato con l'ausilio di metodiche di microchirurgia vascolare utilizzando un segmento di vena prelevata da donatore cadavere.

Al termine di questa delicatissima fase, durata sei ore e mezzo, il fegato e' stato reimpiantato in addome con il confezionamento di anastomosi vascolari e biliari. La ricostruzione delle vie biliari ha richiesto un secondo intervento chirurgico. La paziente ha superato il delicato decorso post-operatorio ed e' stata recentemente dimessa dall'ospedale ritornando alla sua vita normale. In letteratura e' stimato che solo il 10-20% dei tumori primitivi e secondari del fegato possono essere sottoposti a intervento chirurgico. La sopravvivenza mediana dei pazienti non operabili e' di 12 mesi, mentre quella a 5 anni dei pazienti operabili varia dal 30% al 50%. Ma oggi una buona percentuale di pazienti (circa il 40-50%), inizialmente definiti inoperabili, puo' ricevere la chirurgia grazie all'affinamento di alcune tecniche o all'introduzione di nuovi protocolli chemioterapici.

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