Cerca

Maroni: ''La Giornata sul terrorismo sia un monito per le nuove generazioni''

Politica

Roma, 6 mag. (Adnkronos) - E' ''di fondamentale importanza celebrare la giornata dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo. Il mio ricordo va soprattutto a quanti con coraggio e senso civico hanno saputo resistere anche a costo della vita all'ondata terroristica''. Lo sottolinea all'ADNKRONOS il ministro dell'Interno Roberto Maroni. ''Un monito -rileva- anche per le nuove generazioni affinché, pur non avendo vissuto quegli anni bui, possano con il loro impegno civile e democratico evitare che si ripetano nuove ed inutili sofferenze''.

''Rivolgo un particolare pensiero ai magistrati, agli appartenenti alle forze dell'ordine e a tutte le amministrazioni dello Stato che hanno servito le istituzioni, con assoluta dedizione e piena consapevolezza del pericolo che poteva comportare anche la perdita della vita. E anche un pensiero grato per l'altissima lezione che da questi uomini ci è stata offerta. Ancora oggi -prosegue il responsabile del Viminale- magistrati e uomini delle forze dell'ordine svolgono un ruolo fondamentale nella difesa e nella promozione della legalità. E' soprattutto grazie a loro che in questi ultimi anni è stato possibile conseguire risultati senza precedenti nella lotta alla criminalità organizzata, più che mai indebolita ma non ancora sconfitta''.

In occasione del 9 maggio i familiari delle vittime del terrorismo affidano all'ADNKRONOS un appello perché venga data piena attuazione alla legge 206 ('Nuove norme a favore delle vittime del terrorismo e delle stragi'), in modo da ''riconoscere nei fatti i diritti di chi soffre per ferite sempre aperte''. Quest'anno il Giorno della Memoria renderà omaggio in particolare ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. ''Tra loro - ha scritto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera inviata a Michele Vietti vicepresidente del Csm - si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche".

Eugenio Occorsio, figlio del giudice Vittorio Occorsio, ucciso il 10 luglio del 1976 a Roma da Pierluigi Concutelli, militante di Ordine Nuovo, sottolinea: ''Il Paese deve essere unito dalla giustizia e non dalla vendetta''. ''Il messaggio delle famiglie delle vittime - spiega - dovrà essere: non dimenticare ma non odiare''.

Mentre Sabina Rossa, oggi parlamentare del Pd, figlia di Guido Rossa, il sindacalista della Cgil ucciso a Genova dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979, osserva: ''Oggi giustizia vuol dire riconoscere che anche i terroristi possono cambiare''. Del commando che uccise suo padre facevano parte Vincenzo Guagliardo, Riccardo Dura e Lorenzo Carpi. Dallo scorso 27 aprile, Guagliardo e la moglie, Nadia Ponti, hanno ottenuto la libertà condizionale. Nell'ottobre del 2005 Sabina Rossa, dopo un incontro con Guagliardo in regime di semilibertà, si era dichiarata favorevole alla concessione della misura disposta dal Tribunale di sorveglianza di Roma.

Olga d'Antona, deputata Pd e vedova di Massimo D'Antona, consulente del ministero del Lavoro e docente di Diritto del lavoro alla 'Sapienza', ucciso da un commando delle Nuove Brigate Rosse il 20 maggio 1999, a Roma, nota: ''E' importante in questo momento riportare alla memoria collettiva che fra le tante vittime del terrorismo, numerosi sono stati i magistrati''.

Per Carole Beebe Tarantelli, vedova dell'economista Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate rosse nel 1985 all'università di Roma 'Sapienza' dove aveva appena tenuto una lezione ai suoi studenti di Economia, la giornata del 9 maggio ''è un paletto che segna il territorio della memoria, contro ogni tentazione di oblio".

Il generale dei carabinieri Umberto Rocca, che nel giugno del 1975 perse un occhio e l'uso del braccio sinistro in conseguenza del conflitto a fuoco che provocò la morte di Mara Cagol, moglie del fondatore delle Br Renato Curcio, e di un giovane appuntato, sottolinea: ''C'è qualcuno che si ricorda che in Italia c'è stato il terrorismo? Si parla tanto dell'Afghanistan ma si dimentica che in Italia 350 persone sono state uccise senza pietà dai terroristi. Ecco - conclude Rocca - perdonare significherebbe dimenticare ancora di più''.

Per Giancarlo Caselli, procuratore capo della Repubblica di Torino e protagonista delle inchieste sul terrorismo, ''è di fondamentale importanza questo recupero di memoria che si sta realizzando anche con la giornata del 9 maggio. Ce n'è bisogno, anche per contrastare la nefandezza di certi manifesti affissi nelle strade di Milano''. Stefano Dambruoso, capo dell'Ufficio Affari Internazionali del ministero della Giustizia, magistrato in prima linea nella lotta a mafia e terrorismo, commenta: ''Con ogni magistrato, vittima perché faceva il proprio servizio, ha rischiato di morire la credibilità di pezzi delle istituzioni. Oggi con il recupero, il più ufficiale e il più istituzionale possibile, della loro memoria credo si ponga un freno quasi definitivo a questa caduta libera''.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog