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Salone Libro: le donne straniere si raccontano nel concorso di Lingua Madre

Cultura

Torino, 8 mag. - (Adnkronos) - Dare la possibilita' alle donne di incontrarsi, di prendere consapevolezza di se' e dell'altra/o da se', attraverso la scrittura e la valorizzazione della differenza sessuale. E' questo il compito che persegue il Concorso letterario nazionale Lingua Madre, ideato da Daniela Finocchi, giornalista da sempre interessata ai temi inerenti il pensiero femminile. Nato nel 2005, il Concorso trova subito il sostegno del Salone Internazionale del Libro di Torino e diventa progetto permanente della Regione Piemonte dopo l'avvio nell'ambito del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile.

E non e' un caso che sia nato a Torino. Il Piemonte e' sempre stato molto attivo in campo sociale sia in ambito cattolico sia in ambito laico, basti pensare a un'esperienza come l'Arsenale della Pace, che prende vita grazie a un ragioniere?Un tempo erano meridionali, oggi 7 cittadini su 100 in Piemonte sono stranieri. Il rapporto sull'immigrazione in regione descrive una societa' multietnica , la popolazione immigrata ha un peso sempre piu' importante nel sostenere l'economia (sono stranieri l'8,8% degli occupati nel settore agricolo, il 9% dei lavoratori dell'industria e il 5,8% del terziario) e il tasso di natalita' degli stranieri e' tre volte piu' alto di quello degli italiani. Senza contare il fatto che quasi il 10% degli studenti della scuola dell'obbligo in Piemonte e' costituito da ragazzi con cittadinanza straniera.

Il Concorso Lingua Madre e' il primo ad essere dedicato espressamente alle donne straniere residenti in Italia, desiderose di approfondire il rapporto fra identita', radici e il mondo ''altro'' utilizzando la nuova lingua d'arrivo. Una sezione speciale e' dedicata alle donne italiane interessate a raccontare storie di donne straniere che hanno conosciuto, amato e osservato. Gli elementi che contribuiscono al successo del progetto sono la sua semplicita', il fatto che non ci siano intermediazioni, che non si frappongano interpretazioni. Nessuna sovrastruttura. E' uno spazio aperto a disposizione di chi abitualmente non ha voce, soprattutto in ambito culturale. E la scrittura si conferma luogo privilegiato dell'incontro. (segue)

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