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Basket, Bargnani: ''Il futuro Nba non mi spaventa e ora penso alla Nazionale''

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Roma, 9 mag. (Adnkronos) - "So gestire le critiche, il futuro Nba non mi spaventa. Ora pensiamo a fare bella figura con la Nazionale". I Toronto Raptors hanno vissuto un'annata negativa e i 21 punti abbondanti che Andrea Bargnani ha realizzato in ogni partita non sono bastati per portare in alto la franchigia canadese.

Alla fine della stagione, il general manager Bryan Colangelo ha definito il 'mago' "l'enigma degli enigmi". "Non c'è bisogno di nessun chiarimento: se non criticano me, che sono il giocatore franchigia, chi devono criticare? E' stata un'annata negativa, non siamo nemmeno andati vicino ai playoff. Qualche critica nei miei confronti è stata meritata. Qualche altra, invece, no. Ma so gestire benissimo la situazione", dice Bargnani intervenendo a Radio Anch'io lo Sport. "Io ho un contratto per i prossimi 4 anni e sono sereno. Il futuro? Non si può mai dire. Ogni giocatore può essere scambiato in qualsiasi momento nella Nba. E quest'estate, oltretutto, c'è anche il rischio del lockout", dice il lungo romano facendo riferimento alla serrata che potrebbe scattare senza l'intesa tra giocatori e proprietari sul contratto collettivo.

Bargnani è rientrato in Italia da pochi giorni e da spettatore sta seguendo i playoff Nba. La notizia più fresca è la clamorosa eliminazione dei Los Angeles Lakers: i detentori del titolo sono stati travolti dai Dallas Mavericks e sono usciti di scena con l'onta del cappotto. "Non mi aspettavo assolutamente un risultato del genere, i Lakers erano i campioni fino a poche ore fa. Hanno perso 4-0, nell'ultima partita hanno perso di quasi 40 punti. Deve essere successo qualcosa nello spogliatoio durante i playoff. Nella Western Conference - prosegue - Memphis mi sta stupendo, ma penso ancora che Oklahoma possa arrivare in fondo. A Est, credo che Boston sia ancora la squadra da battere anche se in semifinale è sotto per 2-1 contro Miami".

I playoff sono l'esaltazione di uno show globale: "La Nba è un altro mondo da tutti i punti di vista. Lo sport professionistico americano è un'altra cosa. Io ho realizzato un sogno andando a giocare nel campionato più bello del mondo". Bargnani è uno dei 3 azzurri che calcano i parquet della National Basketball Association. A Denver gioca Danilo Gallinari, a New Orleans c'è Marco Belinelli. "Al momento non vedo giovani italiani pronti per il grande salto. Nella Nba, poi, bisogna andare quando si può stare in campo per tanti minuti. Ci sono tanti esempi, a livello internazionale, di giocatori che sono partiti troppo presto".

Nei prossimi mesi, Bargnani si dedicherà alla Nazionale che a fine estate sarà impegnata negli Europei. "Abbiamo un bel gruppo, ci siamo qualificati e ora abbiamo la possibilità di fare bella figura. Dobbiamo essere umili, dobbiamo fare un passo alla volta. L'argento alle Olimpiadi di Atene 2004 ha chiuso un ciclo, adesso possiamo ripartire - dice -. Io, nella prima estate con la Nazionale, ho giocato malissimo: ci ho messo 3 anni per rendere al top in Europa...". Il ritorno a casa consente al 'mago' di riavvicinarsi al calcio, sport nazionale per eccellenza. "Mi piace tutto quello che è romano", dice Bargnani. L'azzurro è più vicino alla Lazio, ma guarda con interesse all'arrivo dei nuovi proprietari statunitensi che hanno rilevato la Roma. "Sarebbe interessante vedere un approccio americano nello sport italiano. Sarebbe interessante se provassero a portare qui l'entertainment. In America il calcio è decisamente uno sport minore: gli stadi, in genere, sono più piccoli dei palazzi che ospitano il basket. Questo dà un'idea...". Tra lo sport americano e quello italiano c'è un abisso anche quando si parla di arbitri. "Nella Nba è difficile discutere di fischietti, visto che dalla Lega arrivano multe salatissime se si contesta un direttore di gara. Mi piacciono molto gli arbitri Nba perché sono il top: si allenano tantissimo, studiano i video per ore. C'è anche molto dialogo, un giocatore può anche indicare all'arbitro un'azione dubbia e nell'intervallo di una partita, magari, lo stesso arbitro va a rivedere le immagini per studiare".

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