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Fini: Berlusconi non sarà mai Presidente della Repubblica, non avrà la maggioranza

Politica

Roma, 9 mag. (Adnkronos) - "Berlusconi non diventerà mai presidente della Repubblica perché nel prossimo Parlamento, nonostante responsabili e disponibili di varia natura e nonostante qualsiasi legge elettorale vorrà inventarsi, non avrà la maggioranza, non controllerà il prossimo Parlamento".

E' la previsione fatta dal presidente della Camera Gianfranco Fini nel corso della registrazione della trasmissione di Lucia Annunziata 'Potere', sul futuro 'inquilino' del Quirinale al termine del mandato di Giorgio Napolitano.

"Anche se continua ad avere la maggioranza in Parlamento e un certo consenso nel Paese, il fenomeno Berlusconi è in via di superamento perché credo che l'opinione pubblica abbia ben compreso che il miracolo italiano e tutto ciò che ha rappresentanto il sogno berlusconiano, si sia infranto contro la realtà".

Tanti italiani non si fidano più, ha in sostanza aggiunto il presidente della Camera, "perché si sono resi conto che negli ultimi dieci anni per otto di questi a palazzo Chigi c'è stato un signore che si chiama Silvio Berlusconi. Messa così diventa difficile quindi dire che la colpa di ciò che non è stato fatto è sempre degli altri".

Quindi Fini, torna a spiegare per quali motivi ha deciso di ritagliarsi lo spazio come 'antagonista' del premier, dopo la sua espulsione dal Pdl: "Berlusconi lo conosco bene e proprio perché l'ho conosciuto e lo conosco bene, ritengo doveroso contrastarne alcune pulsioni".

"Berlusconi - osserva Fini - sa bene che la sovranità appartiene al popolo, ma è allergico a ogni contrappeso. Non conosce cosa significhi, all'interno di un partito, fare un dibattito che si può concludere con un voto, un contrasto, una critica. E' un uomo che ha un bisogno spasmodico di essere amato". "Quando non riesce a trasformare in fatti le tante promesse con le quali raccoglie il consenso -ha proseguito Fini- inevitabilmente finisce con aver bisogno di un nemico, sia esso il comunismo, i magistrati politicizzati, il giornalismo militante o l'alleato infedele. Non sono stato io ad aver cercato Berlusconi, è stato lui ad avermi cercato, quando disse che a Roma avrebbe votato me come sindaco. Ricordo che a Roma la destra aveva raccolto il 47% dei voti e il 42% a Napoli con Alessandra Mussolini".

"Sono convinto che le leadership siano indispensabili. I leader -ha continuato Fini parlando del populismo, tema al quale è legata la puntata- anche quando sono carismatici, devono imparare a convivere con le regole. Sono stato rimproverato per come ho guidato An e Msi ma ricordo a tutti, Berlusconi compreso, che An e Msi, così come tutti gli altri partiti degni di questo nome, avevano una loro dialettica interna". "Sapesse quante riunioni, discussioni, contrapposizioni e mediazioni, quanta fatica si faceva. Berlusconi ha riunito una volta sola la direzione del Pdl e in quella occasione è bastato che io gli rivolgessi delle critiche, per fargli considerare che tutto ciò era una lesione della sacralità della sua maestà. Io - ricorda - non me ne sono andato, sono stato dichiarato incompatibile con il partito che avevo contribuito a fondare, in una riunione durata tre ore e in mia assenza. Però il Pdl è il partito dell'amore...".

Quanto al futuro di Fli "non sono un megalomane. Futuro e Libertà forse sarà anche allo 0,1% ma il semplice fatto che non perda occasione per attaccarci a testa bassa, dimostra che Berlusconi sa bene che il Terzo polo otterrà un consenso molto maggiore di ciò che lui va dicendo. Il Terzo polo raccoglie un sentimento presente nella pubblica opinione, che si è stancata del teatrino della politica. Berlusconi non ha capito che lui è diventato uno dei protagonisti del teatrino".

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