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Mafia: Ciancimino in aula come teste dopo arresto racconta sua verita'

Cronaca

Palermo, 10 mag. - (Adnkronos) - Parla dei candelotti di dinamite, dell'archivio segreto del padre, Vito, e del puparo. Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, per la prima volta dopo il suo arresto a fine aprile per calunnia aggravata nei confronti dell'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro, oggi e' tornato in un'aula di tribunale. Il superteste e' stato chiamato a deporre dai pubblici ministeri nel processo a carico del generale Mario Mori, accusato di aver favorito la mafia.

E Ciancimino junior ha innanzitutto confermato la presenza del 'puparo', un suggeritore di cui gia' sabato mattina in carcere aveva parlato con i magistrati. Mister X, come lo chiama Massimo Ciancimino, gli avrebbe consegnato alcune carte da consegnare ai pm.

''Si e' presentato -ha detto in aula- come autista del generale dei carabinieri Paolantoni, una persona che conoscevo bene. Eravamo allo Steri, a Palermo, alla presentazione del mio libro 'Don Vito' e mi disse che aveva del materiale, che avrei dovuto consegnare all'autorita' giudiziaria, ma sempre chiedendomi di lasciarlo fuori dalla vicenda". Dopo quella volta Massimo Ciancimino avrebbe incontrato mister X altre tre volte a Bologna e "mi consegno' sempre documenti importanti, tutti manoscritti di mio padre. Mi disse -ha spiegato Ciancimino- che era in possesso di documentazione che riguardava sia De Gennaro che Falcone, consegnata da mio padre, il quale si riteneva vittima di entrambi i personaggi" e che "gli artefici della trattativa erano stati Mancino e De Gennaro". (segue)

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